martedì 7 luglio 2009

VITTIME DELL'AMIANTO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

ACCORDO TRA SUVA E INAIL PER RINTRACCIARE GLI EX EMIGRATI

di Dino Nardi *)

Dall’inizio di questo decennio la questione "amianto" tiene ormai banco sia in Italia che in Svizzera a causa delle numerose vittime che già vi sono state anche tra gli ex lavoratori che sono stati a contatto con questo micidiale materiale. Soprattutto nei vari stabilimenti Eternit: in Italia a Casale Monferrato, Cavagnola, Reggio Emilia e Napoli; in Svizzera a Niederurnen (GL) e Payerne (VD). Vittime che, purtroppo, vi saranno ancora nei prossimi decenni. Infatti i sintomi dell’asbestosi, malattia polmonare che può causare il mesotelioma e cioè un tumore incurabile alla pleora o al peritonio, si manifestano in media 30/40 anni dopo che vi è stata l’esposizione alle fibre d’amianto ed il divieto di questo materiale è entrato in vigore solo nel 1990 in Svizzera e nel 1992 in Italia. Un rischio, tra l’altro, non limitato ai soli lavoratori ma anche alle loro mogli, che lavavano le loro tute, ed anche a tutti quei nuclei familiari che abitando nelle immediate vicinanze di queste fabbriche respiravano inconsapevolmente nell’aria la polvere contenente le fibre d’amianto. Secondo le stime di alcuni ricercatori nei prossimi decenni vi saranno nell’Europa occidentale 300'000 decessi per mesotelioma in conseguenza all’esposizione all’amianto.

    Come ricordavo, la questione "amianto" tiene banco da diversi anni in Italia e Svizzera, coinvolgendo i rispettivi enti assicuratori, l’Istituto Nazionale Infortuni sul Lavoro (INAIL) e l’Istituto Nazionale Svizzero Assicurazione Infortuni (SUVA) per tre motivi. In primo luogo, perché l’Eternit aveva stabilimenti in entrambi i Paesi (in Italia è pendente una causa contro la proprietà con ben 739 parti civili); in secondo luogo, la proprietà di Eternit era del finanziere elvetico Stephan Schmidheiny ed del belga Jean Luis Marie Ghislain de Cartier. Infine per il fatto che nei due stabilimenti Eternit in Svizzera vi hanno lavorato moltissimi emigrati italiani, in gran parte, poi, rimpatriati disperdendosi così sull’intero territorio della penisola e quindi difficilmente rintracciabili (ancor di più, in caso di decesso, i loro superstiti) per poterli informare dei loro eventuali diritti assicurativi ma, soprattutto, per ricondurre il loro possibili sintomi della malattia dell’asbestosi o, addirittura, dell’insorgere del mesotelioma, all’attività svolta in Svizzera. Pertanto, anche in questo caso (ricordiamo quanto già accaduto con le prestazioni mai richieste all’AVS ed al Secondo Pilastro), gli ex emigrati in Svizzera sono confrontati con diritti previdenziali e assicurativi maturati in questo Paese e non fatti valere per dimenticanza, ignoranza o furbizie altrui!

    Va, pertanto, accolto positivamente il recente accordo che è stato stipulato dall’INAIL e dalla SUVA per facilitare la ricerca degli ex emigrati italiani che nel passato abbiano lavorato in Svizzera a contatto con l’amianto. Accordo di cui i due enti assicuratori hanno dato notizia attraverso questo comunicato stampa:

     Il 15 giugno 2009 la Suva e l'INAIL, l'istituto nazionale italiano di assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, hanno sottoscritto un accordo con il quale intendono rafforzare l'impegno comune per rintracciare i lavoratori italiani che in passato sono stati esposti all'amianto in Svizzera e successivamente sono rientrati in Italia.

    Nei decenni scorsi numerosi cittadini italiani hanno lavorato in ditte svizzere che trasformavano o utilizzavano materiali contenenti amianto. Questa sostanza causa malattie che spesso si manifestano a distanza di molti anni dall'esposizione. Si presume quindi che alcuni dei lavoratori italiani rientrati in patria abbiano contratto malattie dovute all'amianto che però non sono ancora state segnalate come malattie professionali. È inoltre prevedibile che in futuro si manifesteranno altri casi di malattia da amianto. Le persone colpite dovrebbero essere sottoposte a visite mediche preventive o potrebbero avere diritto a prestazioni in contanti. La Suva non può però intervenire direttamente in Italia per rintracciarle. Proprio per questo ha stilato un accordo con l'INAIL, il suo omologo italiano. Secondo tale accordo l'INAIL si impegna a registrare le segnalazioni e a trasmetterle alla Suva.

    Allo scopo di informare gli interessati sui loro diritti, nel 2006 e nel 2008 la Suva ha organizzato una tavola rotonda che ha riunito a Lugano diverse organizzazioni legate alle problematiche dell'amianto. L'obiettivo di questi incontri è di migliorare il flusso di informazioni a favore di coloro che potrebbero avere diritto a prestazioni. L'accordo sottoscritto dalla Suva e dall'INAIL è un passo importante in questa direzione. Esso prevede che l'INAIL trasmetta alla Suva le segnalazioni di lavoratori in passato esposti all'amianto in Svizzera affinché essi possano beneficiare, se necessario, delle visite mediche preventive.

    L'INAIL fornisce informazioni ai medici italiani e si preoccupa di sensibilizzarli riguardo alle malattie da amianto. La collaborazione dei medici italiani è indispensabile per la buona riuscita dell'iniziativa. Spetta a loro, infatti, segnalare i casi di cui vengano a conoscenza nel corso dei loro accertamenti, di italiani che abbiano esercitato un'attività lavorativa in Svizzera con presumibile esposizione all'amianto. Una volta che la segnalazione del medico è giunta all'INAIL, questa la trasmette alla Suva, la quale svolge altri accertamenti per stabilire se sussiste un diritto a prestazioni o se sono necessarie delle visite preventive. Con l'aiuto dei medici la Suva intende fare in modo che i lavoratori italiani rientrati in patria ricevano le prestazioni a cui hanno diritto secondo la legge svizzera.

*) Coordiantore europeo della UIM, vicesegretario del CGIE.

       

Strisciante volontà persecutoria

Lettera da Roma - 1

Strisciante volontà  persecutoria

Franco Narducci ci scrive sull’approvazione definitiva in Senato, con voto di fiducia, del Disegno di Legge contenente Disposizioni in materia di sicurezza pubblica.

Già in occasione della fiducia al Disegno di Legge sulla sicurezza alla Camera abbiamo espresso il nostro rammarico per l’approvazione di norme che piuttosto che risolvere i problemi li inasprisce, venendo meno anche al rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo e quindi anche del migrante; ora con l’approvazione definitiva in Senato non possiamo che ribadire la nostra contrarietà al provvedimento.

    Viene introdotto, in Italia, il reato di immigrazione clandestina che abbiamo avversato con forza alla Camera: dall’introduzione di questa nuova fattispecie di reato, oltre che essere inaccettabile dal punto di vista dei diritti umani poiché legato ad una condizione, derivano conseguenze anche per la tutela della salute: infatti i clandestini pur di non mostrarsi rinunceranno anche alle cure mediche con evidenti ripercussioni epidemiologiche, mettendo a rischio anche la salute dei cittadini italiani. Ma il Governo ha ritenuto che questa dovesse essere la norma centrale di tutto il Disegno di Legge.

    Particolare preoccupazione desta anche l’istituzione delle cosiddette ronde di associazioni di cittadini al servizio dei sindaci. Infatti riteniamo fondamentale che la tutela dell’ordine pubblico sia prerogativa dello Stato.

    Vi è in questa Legge una strisciante volontà persecutoria nei confronti dello straniero da utilizzare come capro espiatorio dei problemi non risolti; vi è una evidente e preoccupante inosservanza dei principi inerenti la dignità della persona come si evince dall’aumento dei tempi di permanenza nei Cie (centri di identificazione ed espulsione) degli immigrati clandestini fino a sei mesi.

    Questo Disegno di Legge sulla sicurezza ormai approvato nasconde norme anticostituzionali che sono anche inefficaci poiché non affronta realmente la questione sicurezza ma demagogicamente e propagandisticamente la equipara alla lotta all’immigrato.

On. Franco Narducci (PD), Roma 


Lettera da Roma - 2 

NIENTE ANATEMI CONTRO NOI LAICI SPECIE REIETTA

Intervenendo nel dibattito congressuale del PD

"Cum grano salis" il mio amico Piero Fassino definisce "integralista laicista" la candidatura del senatore Marino e, se valgono ancora i sillogismi di primo grado, l'impostazione di coloro che eventualmente la sosteranno. Ma gli atti parlamentari parlano con limpida oggettività: il gruppo Pd del Senato, che pur aveva ottenuto dopo una difficile mediazione una posizione di equilibrio spendibile verso il Paese sul testamento biologico (idratazione e alimentazione garantiti a tutti ma possibilità di sospensione su richiesta del paziente ancora cosciente presso le strutture sanitarie), non fu mai autorizzato a votare questa posizione e a difenderla di fronte all'opinione pubblica per i veti non certo dei laici. Con estrema fatica alla fine votammo contro il ddl della destra, con legittime astensioni e voti contrari, dopo che emendamenti di mediazione con il centrodestra non concordati dal gruppo nella sua maggioranza furono respinti. Niente anatemi, allora contro i laici specie reietta.

on. Magda Negri (PD), Roma.


       
Lettera da Strasburgo

BARROSO ANATRA ZOPPA

Slittata a settembre la riconferma di Barroso alla  presidenza della Commissione europea.

Barroso è ormai un'anatra zoppa. Questa è la prova che la posizione dell'Alleanza Progressista sta trovando consensi tra le autorità di governo che credono in una stagione con più Europa e meno nazionalismi.

on. David Sassoli, (PD/ADS), Strasburgo


       
Lettera da Sydney

In vacanza!

Meno male che tra poco andranno tutti in vacanza. E  meglio sarebbe se qualcuno andasse in ferie permanenti in una delle sue tante ville...

di Pietro Schirru

Non se ne po’ piu’: parlo del G-8, parlo di Berlusconi, parlo dell’Aquila. Parlo delle cosiddette scosse di assestamento, dei piani di evacuazione, del pass necessario a molti aquilani per poter tornare a casa, degli aerei telecomandati, delle forze di sicurezza, delle forze armate, dei forestali, persino degli orsi d’Abruzzo messi a presediare questa messa in scena (Dario Fo avrebbe fatto molto meglio) pro-Silvio che fa venire il voltastomaco anche al piu’ resistente alle indigestioni. Ma che ci vuole far credere Berlusconi? Ci vuol far credere forse che con qualche pacca sulla spalla a Barak Obama o alla contrafigura di Putin (mi riferisco al presidente russo, un doppio bacio alla Merkel e un ammiccamento furbesco a Sarkozy, tipo tu hai la Bruna ma a me non mancano le D’Addario, si guadagna veramente sul campo quello che sostiene e cioe’ di essere il leader mondiale piu’ popolare in assoluto. Roba dell’altro mondo.

    Per chi vive in un Paese anglosassone il presidente del Consiglio italiano e’ come se fosse una figurina della collezione che facevamo da bambini, dove il “saladino” era quella piu’ difficile da ottenere. Naturalmente da dove vi scrivo. l'Australia, questo paese agli antipodi il mondo si vede capovolto e, in conseguenza, di Silvio Berlusconi vediamo la vera faccia, non quella cosi’ popolare in Italia, un Paese dove ormai – e’ assodato – la politica che prevale e’ quella che dettano Bossi, Calderoni e Maroni. Noi vediamo un leader politico (si far per dire) che tra varie smanie, veline, stagiste e puttanelle, mette a repentaglio l’intero sistema Paese per far credere di essere uno STATISTA a tutte maiuscole, tanto per poter continuare a prendere per i fondelli il colto e l’inclita. Certo noi leggiamo quanto scrivono i giornali di lingua inglese sul Berlusconi e... stiamo a vedere ora quanto ha promesso di pubblicare il Sunday Times.

    E allora, sapete che vi dico? Meglio quando il mondo politico italiano va in ferie. Cosi’, tutto tace. I periodici Panorama ed Espresso, invece di cercare l’improbabile scoop, riaprono le copertine con le chiappe al sole. Qualche giochetto di presunta intelligenza e l’ultimo consiglio sul libro da portarsi inferie che poi se lo leggeranno al ritorno in citta’. Meglio le ferie anche per il Pd che gia’ litiga sulle nuove o le vecchie generazioni, neanche non esistessero altri valori politici da mettere in gioco. Immaginiamo che cosa succedera’ al Congresso di Ottobre, il mese della Rivoluzione bolscevica, che secondo il nostro calendario ebbe luogo però in novembre. Meno male che tra poco andranno tutti in ferie. E qualcuno sarebbe meglio se andasse in ferie permanenti in una delle sue tante ville. Tanto, come si dice, in Italia si governa meglio quando il governo non c’è.     

*) Giornalista a Sydeny (Australia), titolare della locale rubrica "Italiani brava gente", pschirru@zip.com.au

       

Lettera da Zurigo

Popolo facilone

Purtroppo gli Italiani sono un popolo facilone e provinciale. Essi credono quando la stampa e le televisioni asservite al regime danno da intendere che il prestigio dell'Italia e del suo Presidente del Consiglio non siano mai stati così alti. Proprio in questa ultime settimane le televisioni francese, tedesca, inglese, hanno dedicato ampi servizi a Silvio Berlusconi e, malgrado cercassero di non infierire, il Cavaliere ne usciva
veramente malconcio. E' facile parlare di congiura comunista, manovra orchestrata dall'opposizione. Sarebbe troppo bello pensare che la sinistra abbia tanto potere. Il "Financial Times" ha sempre riservato un trattamento preferenziale ed un dente avvelenato contro Berlusconi. ma non si può certo sostenere la stessa cosa per emittenti prestigiose come la tedesca ARD, CNN, o la emittenti francese ed austriaca.

    E dovunque non ci si è limitati a parlare  delle velleità erotiche del settantaduenne capo del Popolo delle Libertà. Tutte le sue subdole manovre, la corruzione senza condanna, le leggi "ad personam" sono state ricordate e commentate. Sono patetici Fini e Frattini che cercano con la loro immagine
presentabile di dare un'immagine presentabile dell'Italia.

    All'estero Berlusconi la distrugge e la ridicolizza.
    Gli Italiani credono veramente che il prestigio del loro paese possa venir affidato ad un personaggio squallido la cui abilità consiste nel fare battute di pessimo gusto, neppure degne di un collegiale frustrato?

    Ma l'immagine più triste è fornita dal maggior partito d'opposizione. Si è fatto invischiare nei problemi sessuali del Presidente lasciando in sottofondo quelli che sono i veri guai del Paese. Certo un qualsiasi altra nazione un essere così avrebbe già dovuto fare le valigie; ma in Italia no.

    Lui ha il potere ed i voti, la morale non conta.
    Il popolo crede alle sparate di Berlusconi senza preoccuparsi di vedere se le sue affermazioni sono credibili. Ancora recentemente si è lanciato a testa bassa contro chi affermava che la crisi esiste, che bisogna darsi da fare per superarla. Tutti quelli che fanno simili affermazioni dovrebbero stare zitti. Ipse dixit. Berlusconi contro tutti. Si tratta della solita tattica di minimizzare, rassicurare, volgere tutto alla scherzo "Ghe pensi mi". Il popolo ci crede, si fida, non va a controllare se quanto promesso viene mantenuto.

    Già i terremotati dell'Abruzzo cominciano a rendersi conto
che molto fumo è stato venduto. Ma intanto l'effetto populista delle promesse è stato raggiunto.

    Sarebbe ora che il dibattito politico venisse riportato sulle questioni veramente  fondamentali. Basta con le battute, i giochi di parole, le frasi che non dicono nulla. E magari qualche volta riconoscere - può capitare - che qualche proposta del Governo possa essere valida. Potrebbe essere utile per la crediblità.

Sandro Pedroli, Zurigo 

Lettera da Monaco
Tre domande a Veltroni
In merito all'editoriale della settimana scorsa vorrei dire che le domande poste da Ermano stanno lì, ed effettivamente  attendono Veltroni come tre convitati di pietra. Le riporto: 1) Se l'Europa è il nostro orizzonte, in Europa con chi sta il "partito dei riformisti italiani"? 2) Quale valore vogliamo attribuire alla laicità delle istituzioni? 3) Quale rapporto si deve coltivare con il movimento operaio in generale e con la Cgil in particolare?
    Tre bellissime domande, dunque, alle quali io, ex DS, oggi PD, ma senza leader se non il Partito stesso, risponderei cosi:
    1 - lo sforzo che ha fatto il PD affinché questo nuovo partito possa avere rapporti di alleanza col PSE (tenendo conto che al suo interno ci sono ex mergheritini che non ne vogliono sapere) e magari in futuro una nuova sigla che tenga conto di tutte (e non solo di quelle di ispirazione socialista) le forze democratiche e progressite esistenti nel mondo. Ebbene non potrebbe che farmi piacere, significherebbe che l'area delle forze democratiche progressiste potrebbero contare su un più ampio numero di partiti e di governi che potrebbero dare un indirizzo più democratico alle scelte della globalizzazione. Indirizzo che se lasciato alle sole forze socialiste, probabilmente non raccoglierebbe (vediamo il parlamento europeo oggi) la stessa influenza ed autorevolezza data dall'ampio numero di forze in campo.

    2 - Qui il PD non può che fare autocritica, perchè le forze che lo compongono al suo interno sono nella stragrande maggioranza laiche, non si capisce quindi queste titubanze. Penso che col congresso di Ottobre su questo punto si fará chiarezza e si ristabilirà l'ordne della magguioranza.

    3 - La CGIL non la si può più vedere come era vista allora dal PCI (cinghia di trasmissione), resta comunque il maggior sindacato ed una sicura garanzia per la democrazia del ns Paese. Resta ancora (anche per il PD) o dovrebbe restare il sindacato col quale avere più affinità.

Gianfranco Tannino, Monaco di Baviera  

La finanza e la riforma Obama

Ma i nodi della crisi sistemica devono essere ancora sciolti

di Mario Lettieri e Paolo Raimondi

Per definire la riforma finanziaria imposta dalla crisi globale ritornano in campo la Federal Reserve e le banche americane, cioè due tra gli attori principali e responsabili del crollo sistemico. Il documento “Financial Regulatory Reform: A New Foundation” traccia le linee di riforma finanziaria per gli Stati Uniti e ovviamente avrà anche un grande impatto internazionale. Esso richiede una lettura puntuale ma una prima valutazione s’impone.

    Dopo mesi di navigazione a vista tra gli scogli della bancarotta qualche cosa si è mosso e questo di per sé merita un plauso. Obama riconosce l’esistenza di un “rischio sistemico” e dice di voler approntare cambiamenti per prevenirne altri in futuro. E’ un riconoscimento importante in quanto in passato era stato paventato soltanto da pochi economisti.

    L’incipit del documento presenta il mondo bancario e finanziario, i mercati, le autorità di controllo governative e tutti gli altri partecipanti come comparse con un copione non leggibile. La crisi dimostra che così è stato, ma a pagarne le conseguenze purtroppo sono i lavoratori, gli imprenditori e gli onesti cittadini e non chi ha provocato questo sconquasso epocale con atti illegali di corruttela o di incompetenza e stupidità. 

    Vi sono poi delle raccomandazioni, come la  supervisione e regolamentazione delle aziende finanziarie e dei mercati finanziari, nonché la predisposizione degli strumenti per interventi governativi e per la protezione dei consumatori e degli investitori dagli abusi finanziari e nuove regole da condividere in sede di G20.

    Per avere maggiore prevenzione, trasparenza, efficienza e interventi correttivi, si propone di creare una nuova agenzia, la Financial Service Oversight Council, con compiti di analisi, raccolta dati e coordinamento. Si danno maggiori poteri di intervento alla Federal Riserve. Tutto ciò dovrebbe portare a un cambiamento e a una certa semplificazione delle leggi e dei regolamenti. Per esempio, gli hedge fund saranno equiparati alle banche e sottoposti alle stesse regole di controllo. Quello delle finanziarie è un problema da affrontare urgentemente anche in Italia.

    Il documento e l’intento del presidente Obama sono certamente assai significativi. Ma in presenza di una crisi sistemica era lecito aspettarsi di più dal paese centro dello tsunami finanziario. A nostro modesto avviso è giusto snellire, semplificare, approntare misure correttive, ma necessita soprattutto una riflessione coraggiosa sul ruolo della finanza nell’economia mondiale.

Si riconosce per esempio che   le cartolarizzazioni sono state usate per creare nuovi prodotti strutturati al fine di trasferire i rischi in modo quasi truffaldino, e che i prodotti derivati OTC hanno avuto un ruolo di “contagio” nel propagare la crisi sistemica. Però non se ne traggono le conseguenze fino in fondo perché si richiede di apportare modifiche migliorative e non risolutive. Ma c’è proprio bisogno dei derivati OTC in un’economia sana?

    Tuttavia il presidente Obama ha fatto delle riflessioni importanti di economia politica e di etica. Ha affermato che: ”Negli anni recenti, innovatori finanziari, cercando nuovi margini di mercato, hanno prodotto una enorme quantità di nuovi e complessi strumenti finanziari. Ma questi schemi erano costruiti sulla sabbia… Siamo chiamati a riconoscere che il libero mercato è la forza generatrice più potente della nostra prosperità – ma non è la licenza di ignorare le conseguenze delle nostre azioni”.

    Anche noi condividiamo la necessità di dare centralità alla società degli uomini con il loro lavoro e la loro economia e non alla finanza che vive per se stessa, o meglio per pochi grandi manovratori mondiali.

    L’iniziativa americana fa giustizia della lentezza europea. L’Europa ha perso l’occasione per essere l’attore principale nella costruzione della nuova architettura finanziaria globale. Purtroppo anche il “global legal standard” di cui parla Tremonti arriverà dopo l’iniziativa degli USA!    

mercoledì 1 luglio 2009

Libero Pensiero

Lettera

Cari bruniani e simpatizzanti, vi segnaliamo l'uscita del numero di giugno di "Libero Pensiero", che è in spedizione.
Segnaliamo inoltre a tutti che su www.periodicoliberopensiero.it potrete trovare informazioni e dibattiti su laicità, testamento biologico, scuola statale, prospettive giovanili, stereotipi sessisti, immigrazione, sicurezza, razzismo, legalità.... e tanto altro.

Siamo una delle poche voci laiche rimaste e per continuare ad esistere abbiamo bisogno anche del vostro sostegno fattivo. Per questo invitiamo i simpatizzanti ad iscriversi alla nostra Associazione.

dott. Maria Barbalato
Associazione Libero Pensiero Giordano Bruno, Roma

CRISI - COME VANNO LE COSE AI SUPER RICCHI?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Tempi duri anche per loro, dice il Rapporto di Merrill  Lynch sulla distribuzione della ricchezza nel mondo. I numeri, per quanto in calo, indicano che i soldi veri si stanno spostando verso i paesi emergenti

di M. Sironi

A fine 2007 nel mondo vi erano 10,1 milioni di ‘’ricconi’’, cioe’ di persone con un patrimonio finanziario superiore al milione di dollari. Ma a fine 2008 il loro numero si era ridotto a soli 8,6 milioni, piu’ della meta’ dei quali concentrati in tre paesi: USA, Giappone e Germania.

    Questo l’esito della crisi finanziaria sui patrimoni dei Paperoni della terra, fotografati dal Rapporto di Merrill Lynch sulla ricchezza nel mondo ora alla sua tredicesima edizione. Il Rapporto, che evidenzia ricchezze in calo in tutto il Pianeta senza eccezioni, svela alcune curiosita’: ad esempio, i ricconi italiani sono 164.000 ( su una popolazione di 60 milioni), il che conferisce all’Italia l’ottavo posto al mondo subito dopo la Svizzera che ne ha 185.000 (ma su 7 milioni di abitanti). E subito dopo l’Italia c’e’ il Brasile, che negli ultimi anni ha scalato le classifiche ed ora si piazza meglio dell’Australia e della Spagna. Inoltre a fine 2008 la Cina e’ balzata al quarto posto con 364.000 ricconi, superando l’Inghilterra anche se di pochissimo. Viene da se’ che i tracolli bancari del 2008 hanno colpito le ricchezze della City molto piu’ di quelle accumulate in Cina, dove i fattori macroeconomici sono piu’ solidi. Le reazioni appaiono comunque assai diverse da Paese a Paese, a seconda del tipo di ricchezza, e sono i patrimoni dell’America Latina (-6% contro un -19,5% della media mondiale) quelli che hanno resistito meglio. Grossa batosta invece per i ricchi nordamericani, per gli europei e per gli asiatici, con flessioni sul 22-23%. Ma in Germania le perdite sono state solo del 2% e in Francia del 12%, mentre il Terzo Mondo di cultura anglosassone pare aver seguito i destini della City: Hong Kong ha perso il 61% e l’India il 31%.

    La ricchezza tuttavia, dice Merrill Lynch, non fara’ ritorno esattamente la’ da dove e’ partita: le previsioni al 2013 vedono il patrimonio finanziario aggregato dei Paperoni nel mondo superare i 48 miliardi, con una crescita media dell’8% nel quinquennio. Ma per quell’epoca la terra dei ricconi sara’ l’Asia, superiore in ricchezza sia al Nordamerica sia all’Europa, grazie ad un tasso medio di crescita del 13% l’anno (contro un 7% del Nordamerica, e un 6,5% del Vecchio Continente e America Latina). E perfino l’Africa, che gia’ oggi conta 100.000 ricconi tra cui 1.800 super super ricchi con piu’ di trenta milioni di dollari in tasca, tallonera’ il Medio Oriente troppo legato al petrolio (+5,7%), crescendo ad un ritmo espansivo medio del 4,1%.

    Altra curiosita’ : di fronte alla debacle finanziaria i super ricchi non si sono comportati molto diversamente dal resto dell’umanita’. Hanno investito soprattutto in titoli a reddito fisso e prodotti di liquidita’, ma a differenza dei comuni mortali un buon 27% dei loro soldi e’ andato in ‘’luxury collectibles’’, cioe’ auto, jet e yacht di lusso. In crescita negli ultimi due anni (dal 20% al 25% del totale) gli investimenti in opere d’arte, preferite soprattutto dai super super ricchi con piu’ di 30 milioni di patrimonio. Ben comprati anche gioielli, gemme ed orologi (22% del totale). Questo genere di ‘’investimenti’’ e’ stato favorito da sconti fino ad un terzo del prezzo per i super yacht, ed altrettanto e’ successo nelle aste di pezzi da collezione, di cui gli happy fews hanno subito approfittato. Ma nella patria delle fondazioni caritatevoli, cioe’ negli USA, a fine 2008 il 60% dei ricconi diceva di voler ridurre le donazioni (mentre il 54% dei ricchi giapponesi pensava di dare di piu’ ).