domenica 3 marzo 2019

No, Madeleine Albright no?!

 Madeleine Albright è la ministra nordamericana che ordinò i bombardamenti su Belgrado, che favorì la pulizia etnica operata dai (neofascisti) croati in Bosnia, che assecondò le menzogne e i montaggi fotografici sul Kossovo, favorendo la pulizia etnica in quella provincia ora divenuta testa di ponte dei capitali arabi in Europa. 

    Quello che mi sembra inopportuno è affidare l'apertura - quasi un corsivo - del glorioso Avvenire dei Lavoratori ad un personaggio con un simile pedigree.
    Certo ci offre un point of view su come sia considerata dall'altra riva dell'Atlantico la tematica del fascismo montante in Europa. 
    Grazie comunque per la notizia, ed in generale per il bel notiziario, sempre interessante. 

 

Lettera firmata

 

Grazie delle considerazioni critiche, sempre utili soprattutto quando sono argomentate in modo civile. Una sola puntualizzazione. Madeleine Albright in tema di 'fascismo' ci offre un point of view sulla sponda americana dell'Atlantico: "Perché, infine, a questo punto del Ventunesimo secolo, si è tornati a parlare di fascismo? Uno dei motivi, a voler essere onesti, è Donald Trump. Se si immagina il fascismo come una vecchia ferita ormai quasi rimarginata, eleggere Trump alla Casa bianca è stato come strappare la benda e grattare via la crosta".  – La red dell'ADL

       




giovedì 7 febbraio 2019

Di Maio e la rivolta di Francia

 

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO 

 

 

“Gilet gialli non mollate! Il MoVimento 5 Stelle è

pronto a darvi il sostegno di cui avete bisogno…”

 

di Marco Morosini

 

«Gilet gialli non mollate! Il MoVimento 5 Stelle è pronto a darvi il sostegno di cui avete bisogno», ha scritto qualche giorno fa il vicepresidente del Consiglio di un Paese del G7 e della Ue, l’onorevole Luigi Di Maio, incoraggiando la rivolta contro il Governo di un altro Paese del G7 e della Ue. Si è subito unito al suo incoraggiamento anche l’altro vicepresidente del Consiglio, l’onorevole Salvini. Si tratta di una rivolta robusta: 8 morti per incidenti stradali, migliaia di feriti, devastazioni per centinaia di milioni di euro, perdita d’affari (sotto Natale) per quasi un miliardo di euro, vandalismo nell’Arco di Trionfo a Parigi (il maggior simbolo di Francia), distruzione di metà dei radar anti-eccesso di velocità in tutto quel Paese, assalto a un Ministero con un veicolo da cantiere e sfondamento del suo ingresso, incendio di una Prefettura, con gli impiegati dentro, al grido di «Finirete come maiali arrostiti!» – atti compiuti certamente da una piccola minoranza dei manifestanti e ovviamente disapprovati dai due vicepremier italiani.

    Sarebbe utile, tuttavia, che l’onorevole Di Maio chiarisca a quali, tra le persone che hanno indossato un gilet giallo (costa 3 euro), ha inviato la sua lettera. Per esempio a quei veri “gilet gialli” che starebbero per fondare un partito? Questo però sarebbe probabilmente sconfessati da altri veri “gilet gialli” come è accaduto a tutti i sedicenti rappresentanti dei veri “gilet gialli” (minacciati subito di morte da altri veri “gilet gialli”).

    O forse il vicepresidente del Consiglio si rivolge a quel 42% di “gilet gialli” che, secondo un sondaggio, votarono nel 2017 per l’estrema destra di Marine Le Pen (che, li appoggia)? O a quel 20% di “gilet gialli” che votarono per l’estrema sinistra di Jean-Luc Melenchon (che li appoggia)? O forse si rivolge a quei “gilet gialli” che hanno intasato le autostrade con cortei di Harley Davidson? Oppure a quei “gilet gialli” pro-benzina che hanno partecipato lo stesso a Parigi il 7 dicembre alla manifestazione contro i combustibili fossili e per proteggere il clima, invitati da alcuni esponenti dell’ecologismo francese? Il loro slogan: «Gilet gialli, gilet verdi, stessi colpevoli, stessa collera».

    Se i due Vicepremier volessero abbracciare davvero la causa comune dei “gilet gialli”, potrebbero, per esempio, introdurre subito in Italia insieme al Reddito di cittadinanza, una tassa patrimoniale, soddisfacendo così la rivendicazione più popolare di quasi tutti i “gilet gialli”: la reintroduzione della Impôt sur la fortune (Isf ). Solo un anno fa l’onorevole di Maio aveva scritto una lettera piena di apprezzamenti al presidente francese: «Quando ci conoscerà meglio, presidente Macron, capirà che abbiamo, certamente, punti importanti di divergenza, ma scoprirà anche temi e posizioni del MoVimento 5 Stelle condivisibili e su cui poter confrontarsi».

    Alcuni scrivono ora che la rivolta dei “gilet gialli” e dei due vicepremier italiani contro il presidente francese è scoppiata perché Macron «ha tradito le promesse». Ma è così? Macron promise di scoraggiare l’uso dei combustibili fossili e di alzarne il prezzo. Fatto. (Grillo scrive: «L’unica cosa giusta che ha fatto»). Promise di mettere un limite di 80 km/h sulle strade extraurbane (per motivi ecologici e di sicurezza). Fatto. Certo il presidente d’Oltralpe ha mantenuto o non mantenuto anche molte altre promesse. La rivolta però non è esplosa su tutto il suo programma elettorale.

    È esplosa all’inizio su un unico tema: “l’automobilismo del popolo”. Ossia il diritto a avere prezzi bloccati per i carburanti fossili, l’abolizione del nuovo limite di velocità di 80 km/h, la distruzione di metà dei radar anti-eccesso di velocità in tutta la Francia (mettendo in pericolo l’incolumità di milioni di persone). La cosa più significativa, però, è che la rivolta si è data come simbolo e nome il “gilet giallo”, ossia l’unica possibile uniforme comune di tutti gli automobilisti e motociclisti. Un “gilet giallo” che unifica alcuni (300mila manifestanti il 17 novembre, dimezzati ogni sabato fino a 50mila il 5 gennaio) ma esclude altri, per esempio quei 12 milioni di francesi che non hanno una macchina.

 

 

Solo in un secondo tempo chi ha indossato un “gilet giallo” (con o senza macchina) ha aggiunto una lunga lista di quelle rivendicazioni personali che avrebbe sempre voluto formulare a qualunque governo. Tra tutte queste, tuttavia, la più condivisa è stata quella di redistribuire potere e ricchezza dai ricchi ai meno ricchi e semi-poveri. La voce della rivolta però non parla affatto dei 9 milioni di poveri, la maggioranza dei quali senza macchina.

    Se è questa la cosa più desiderata dai “gilet gialli”, però, essi possono votare o militare o farsi eleggere per partiti che tradizionalmente reclamano una redistribuzione delle ricchezze. In Francia ci sono una decina di partiti di sinistra, dai più compromissori ai più radicali. Forse il vicepresidente del Consiglio italiano Di Maio vorrà chiarire quali “gilet gialli” egli appoggia?

    Per ora l’unica frase chiara del capo della componente 'gialla' del governo detto 'giallo-verde' è quella che incoraggia chi si è rivoltato «colorando di giallo le strade di Francia».

       

 

 

 


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lunedì 22 gennaio 2018

INPS - Chi pensa male fa peccato…

LETTERA

Nel resoconto della seduta n. 923 del 09/01/2018 si trova l'Interrogazione Parlamentare 4-08901 del Sen. Lucio Malan rivolta ai Ministri del Lavoro e a quello degli Affari Esteri.

    Il Senatore avvisa che in prossimità delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, l'INPS, l'Istituto nazionale della previdenza sociale, si appresterebbe ad inviare ai cittadini italiani residenti all' estero delle lettere di invito di iscrizione ai patronati locali e chiede di sapere se i Ministri ne siano a conoscenza e se non ritengano di evitare tale iniziativa. Ne rivela l'inopportunità per la contemporanea attività di campagna elettorale nei medesimi luoghi.

    Ci chiediamo che interesse potrà avere l'INPS sull'esito delle elezioni e come potranno i patronati casomai influenzarne l'esito ?

     Come stanno le casse dell'INPS lo dice l'articolo apparso sull'Espresso il 27 dicembre 2017 col titolo "Le pensioni dei manager le pagano operai e precari: come stanno davvero le casse dell'Inps" . Si legge che nel 2017 il patrimonio dell'Inps chiuderà in passivo di meno 7,9 miliardi di euro e toccherà allo Stato dare una mano. La Commissione Europea reputa il nostro Istituto di Previdenza Sociale quel messo peggiore di tutti.

    Altro fatto utile per valutare l'INPS è raccontato dalla televisione svizzero francese andato in onda il 26 maggio 2011 con il documentario intitolato "Racket à l' italienne" . Gli italiani emigrati in Svizzera, raggiunti l'età di pensione con il supporto dei patronati, avevano convertito la pensione svizzera in quella italiana trasferendo all'Inps i contributi in base alla convenzione bilaterale Italia-Svizzera. Una volta in Italia, hanno avuto la sorpresa che la cifra della rendita mensile veniva decurtata di due terzi rispetto a quella calcolata dal patronato. Nel documentario si parla di un coinvolgimento di 222.000 connazionali. Altre fonti arrivano a calcolarne fino a 500.000 posizioni. Con questa spassionata operazione, sconosciuta ai più e praticata sulle pensioni di centinaia di migliaia di ex emigrati in Svizzera tra gli anni '80 fino al 2003, si sarebbero estorte a danno dei connazionali decine di miliardi di Euro .

    La risposta del Ministero del Lavoro è stata che "tutto è stato calcolato regolarmente ed i reclami sono infondati". Nel 2007 il governo di Romano Prodi cancella infine con la legge finanziaria ogni recriminazione. I cittadini sono stati condannati al dimenticatoio e alla miseria.

    Arriviamo agli enti di patronato che costituiscono una delle più fitte reti di raggruppamento di cittadini italiani all'estero. Hanno il monopolio all'estero delle pratiche con gli enti previdenziali e sono vincolati ai Sindacati e, di conseguenza, ai Partiti. Che facciano propaganda per propri candidati e agiscano da collettori di schede elettorali, è conosciuto dopo che ne hanno parlato vari giornali e programmi televisivi. Indicativo che di tutti i Parlamentari uscenti della Circoscrizione Estero ben la metà sono o sono stati funzionari, leggi stipendiati, di Patronato. In Europa la percentuale è ancora più alta.

    Nella nostra storia del racket à l'italienne, i parlamentari non sono intervenuti seguendo fedelmente le direttive delle segreterie nazionali del Partito. Forse questi onorevoli, ex dipendenti dei patronati, si sono sentiti in dovere di saldare il debito contratto in campagna elettorale. Alla faccia dei diritti acquisiti e della correttezza istituzionale.

    Non sono mancati altri scandali e ruberie attorno ai patronati. Proprio a causa di queste truffe all'estero, è stata istituita una commissione d'inchiesta al Senato la cui Presidenza, non c'è da dirlo, è andata al PD nella persona del senatore Micheloni il quale, a conclusione dei lavori, ha sostenuto di aver raccolto pesanti prove e importanti documenti da affidare alla Procura della Repubblica di Roma. L'aveva dichiarato a marzo 2016 ma stiamo ancora aspettando la consegna.

    Ritorniamo all'INPS. Nelle precedenti Parlamentarie del 2013, l'INPS aveva inviato ad ogni pensionato una lettera. "Gentile signore/a, non ci risulta ancora pervenuto il suo modello Red relativo ai redditi del 2010. La invitiamo a trasmetterlo entro il 28 febbraio altrimenti sarà disposta la revoca delle prestazioni collegate al reddito, con conseguente recupero delle somme erogate fino ad oggi" chiudendo con "Potrà rivolgersi ad un Ente di Patronato riconosciuto dalla legge che le presterà assistenza gratuita per la compilazione dei moduli e potrà inoltrare la sua domanda di ricostituzione ai nostri uffici". I connazionali anziani all'estero avevano praticamente preso d'assalto le sedi dei patronati altrimenti perdevano la pensione. Uno potrebbe anche pensare male e vederla come un regalo promozionale per il PD.

    Possiamo essere fiduciosi che la suddetta interrogazione parlamentare possa garantire che i vertici INPS, si riguarderanno questa volta da qualsiasi attività o programmi come successo nel 2013?

    Su questa domanda non lascia tranquilli la comunicazione di questi giorni da parte INPS. I pagamenti pensionistici di gennaio 2018 sono imminenti. L'istituto sta per chiudere la prima fase della campagna di Esistenza in Vita 2017 che, iniziata il 1° settembre 2017, terminerà il 5 gennaio per i pensionati residenti in Europa Occidentale (con esclusione dei Paesi nordici), Africa e Oceania. Nel primo trimestre del nuovo anno, inizierà la campagna che coinvolgerà i pensionati italiani residenti nelle altre aree geografiche…

Marco Tommasini, Argovia

L'ESENZIONE DEL CANONE TV

LETTERA

Una presa in giro per tanti emigrati !

Come ormai noto, avendo trattato questo argomento più volte negli ultimi anni, con l'introduzione del pagamento del Canone RAI attraverso la bolletta elettrica (dal 2017 ammonta annualmente a 90 euro), hanno diritto all'esenzione da questo pagamento: gli ultrasettantacinquenni che non superano annualmente un reddito familiare di 6.713 euro (una casistica quindi molto rara in emigrazione con la possibile eccezione di quanti vivono in America latina) e tutti coloro che non possiedono un apparecchio TV nell'abitazione in Italia per la quale sono titolari di un contratto di fornitura elettrica.

    Sia gli uni che gli altri devono chiedere l'esenzione dal pagamento del Canone all'Agenzia delle Entrate (Ufficio Torino 1 / SAT - Casella postale 22 - 10121 Torino) inviando un'apposita Dichiarazione sostitutiva predisposta dalla stessa Agenzia delle Entrate, allegandovi una copia di un documento di identità valido. Tale Dichiarazione, ove continui a sussistere tale diritto, deve essere presentata ogni anno a far data dal 1 luglio ed entro il 31 gennaio dell'anno di riferimento (per esempio, per richiedere l'esenzione del pagamento del Canone per il 2018 vi è tempo sino al prossimo 31 gennaio).

    Tuttavia per i residenti all'estero sorge subito un primo problema per quanti non è possibile l'invio della Dichiarazione per via telematica e debbono farlo attraverso il servizio postale. Infatti – chissà perché – per questo invio è richiesto espressamente dall'Agenzia delle Entrate che il plico venga spedito per raccomandata "senza busta" e cioè con un sistema che non sempre gli uffici postali all'estero accettano (per esempio quelli elvetici). Ma questo è niente rispetto al secondo problema che è emerso da quando è stato introdotto questo nuovo sistema di prelievo del Canone RAI. Infatti in emigrazione, quantomeno in Svizzera, sono moltissime le famiglie che possiedono una abitazione in Italia e tra queste non poche sono quelle prive di un apparecchio TV e quindi nelle condizioni di richiedere l'esenzione dal pagamento del Canone.

    Tuttavia – come ci raccontano gli operatori del patronato ITAL UIL ed i dirigenti dei circoli UIM che offrono ai connazionali, tra i tanti, anche questo servizio – molti di coloro che hanno richiesto correttamente all'Agenzia delle Entrate di Torino l'esenzione dal pagamento del Canone se lo vedono addebitare ugualmente sulla bolletta elettrica mensile ed inutili sembrano essere anche le successive richieste di rimborso all'Agenzia delle Entrate di Torino, come inutili e pure dispendiosi risultano essere i ripetuti reclami fatti telefonicamente a quella sede.

    Un problema che dimostra, una volta di più, come la burocrazia italiana sia la vera colpevole del malfunzionamento del Paese impedendo, come in questo caso, che un cittadino possa avvalersi di quello che la legge gli consente!

Dino Nardi, coordinatore UIM Europa

Il fardello del ruolo

Una lettera aperta a Pietro Grasso

Il fardello del ruolo che Ella ricopre come Seconda Carica dello Stato riconosce comprensione e fiducia nella Sua Persona. Forse sarebbe stato meglio liberarsene prima della campagna elettorale, avrebbe avuto più libertà ed esatto maggiore considerazione.

    Volge al termine la gittata parabolica della settimana scorsa circa le tasse universitarie. Ora prima che qualcuno del suo gruppo si metta a parlare di sanità, ci perdoni la presunzione di dare lo stato dell'arte.

    Le è certamente noto l'esito dell'Indagine della Commissione Sanità del Senato in cui si fa voti perché si correggano alcune distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale (approfondisci sul sito).

    L'elenco siderale dei problemi è demandato ad altri nella prossima Legislatura e ci si augura che le situazioni si correggano. Come dire " Brevi cenni sull'Universo".

    1. Lo slogan "Per tutti e non per pochi" vale soprattutto per una sanità incorreggibilmente avviata verso la fase della sussidiarietà assicurativa. Dunque ci chiediamo se questa sinistra, che Ella rappresenta e guida, voglia la privatizzazione malcelata o mantenere lo spirito universale e globale dell'assistenza per tutti. Come noto, le principali Compagnie Assicurative hanno sede in aree politicamente strategiche per il Suo gruppo e potrà esserLe molto difficile tenere per la Sanità programmi indipendenti.

    L'altro problema, non disgiunto dal precedente, è l'aziendalizzazione, con tutte le sue storture (una per tutte il DRG) che, oltre a evocare fenomeni di corruzione, ha provocato il guasto gravissimo di ritenere il malato e le sue sofferenze semplicemente un costo e una spesa.

    2. Come Le è certamente noto, il disavanzo del Sistema Sanitario Regionale (SSR) che ha imposto i Piani di Rientro è tale da imporre una revisione del Titolo V appena si possa, ossia a Legislatura appena dischiusa. Non è concepibile infatti che il PIL regionale venga devoluto tra il 76 e l'80% alla Salute e i malati della Calabria, Basilicata e altre Regioni disastrate si trasferiscano con pendolarismo sanitario aumentando a dismisura le liste d'attesa degli Ospedali Metropolitani di Milano, Torino e Roma, dove la lista d'attesa inizia già a Fiumicino.

    3. Le quali Liste hanno come causa primaria non già solo l'afflusso dei migranti sanitari (oltre a quelli politici ed economici) bensì la desertificazione della Medicina Territoriale, la chiusura dei Ospedali periferici o di terza categoria che invece dovrebbero essere riadattati a Centri di Primo Intervento (diagnostico e terapeutico).

    4. Dia, con lo stile moderato ed elegante che La contraddistingue, una reprimenda sul tormentone "Vaccini". Lasciando agli esperti le discussioni di merito, che sono molte e complesse e di cui spesso si è dovuta occupare con buon senso la Magistratura (approfondisci sul sito) si deve arrestare la diatriba rovinata sul piano inclinato e assai scivoloso della Curva Sud vs Curva Nord. Dia un segnale di serietà e si imponga per porre fine a queste modalità che danno solo disdoro a chi le utilizza.

    5. Lanci un segnale di trasparenza, dal Suo alto ruolo di Magistrato. Come certamente Le è noto, recenti indagini di Transparency International Italia, Censis, Ispe-Sanità e Rissc puntano il dito almeno su un'azienda sanitaria ogni tre (37%) per episodi di corruttela negli ultimi 5 anni, non affrontati in maniera appropriata e confermando i circa 6 mld dissipati in corruzione sanitaria. E lanci un segnale su possibili conflitti di interesse che, a vario titolo ed in diverse modalità, coinvolgono il mondo della Sanità con l'Industria.

    6. Ma soprattutto Signor Presidente ci dica la verità sul pensiero di LeU: siamo d'accordo per aumentare la presenza dello Stato nei Servizi Pubblici (Scuola, Sanità, Sicurezza ed anche Trasporti) o rincorrete anche voi il miraggio delle Privatizzazioni che tanto fallimento hanno procurato?

Prof. Aldo Ferrara Massari, Siena