martedì 4 luglio 2017

Chi ha un'Idea per il XXI secolo?

LETTERA

Il socialismo democratico è l'unica seria cultura politica sopravvissuta a sinistra,

Lanfranco Turci scrive che "Renzi è ormai un morto che cammina, anche se determinato a portare con sé altri ostaggi e sodali. Ma la velocità del suo tracollo, nonostante l'abbiamo previsto tante volte nelle nostre discussioni, ci lascia spiazzati. Non possiamo farci attrarre nel gorgo del bisogna inventarsi qualcosa di urgente a tutti i costi."

È un ragionamento vero solo in parte, in realtà, secondo me, non sta tracollando Renzi bensì quella parte del PD che è sopravvissuta in questi venticinque anni sul blocco sociale, economico e politico dell'ex PCI.

Il primo segnale di questo tracollo non l'abbiamo visto con le ultime amministrative, bensì con il risultato delle elezioni dello scorso anno a Torino, dov'è collassato un PD che era solidamente basato sulla squadra Fassino-Chiamparino.

È quello "l'inizio della fine" di un'epoca, l'epoca post comunista, durante la quale un ceto politico, formatosi negli anni Settanta alle Frattocchie, che visse a fine anni Ottanta il crollo del sistema sovietico, e che è sopravvissuto utilizzando al meglio una rete di rapporti economici, politici, sociali e culturali di primo livello, lasciati in eredità dal PCI, mantenendo un'egemonia sulla sinistra, grazie anche alle storiche “entrature” nei media (e in magistratura).

Renzi ha capito prima di tutti questa crisi, e ha tentato di volgerla a suo favore, rottamando il vecchio gruppo ex PCI. Purtroppo per lui, il suo neo gruppo dirigente si è rivelato inadeguato, incapace di “sostituire” nella direzione della ditta i vecchi “comunisti”.

Il risultato di domenica scorsa, soprattutto nelle tante città di “sinistra” (Genova, Pistoia, Sesto san Giovanni), è la conferma della rottura di quel sistema. Se tutto ciò si rivelerà vero, non sarà la fine del progetto renziano, bensì la fine del PD. La rottura interna, avvenuta con la scissione di MDP, non sarà stata solo un colpo di testa di alcuni vecchi, bensì l'esito di una divisione culturale tra due idee politiche che non potranno più trovare una sintesi dentro il PD.

L'atteggiamento di Renzi in questi giorni lo conferma, la sua è la posizione di chi vuole andare alla definitiva separazione anche con quel po' di post comunismo rimasto nel suo partito.

Se oggi siamo davvero alla fine di una cultura egemonica impostata negli anni Settanta dal PCI, il problema si porrà non solo nel PD e nei rapporti con la sua anima ex comunista, ma riguarderà tutto un sistema che ha egemonizzato nel piccolo anche tutte quelle formazioni politiche “a sinistra” del PD. Riguarderà MDP, Sinistra Italiana, lo stesso sindacato (la CGIL in modo particolare) e per ultimo anche noi socialisti.

Se di fine percorso si tratta, questo lascerà un vuoto che sarà difficile, ma NECESSARIO coprire e proprio per evitare che il vuoto si prolunghi per troppo tempo.

Sarà compito del socialismo democratico laico e riformatore, unica cultura politica davvero sopravvissuta a sinistra, riempire questo vuoto con una nuova Idea di Socialismo per il XXI secolo.

Tertium non datur, le ipotesi di rassemblement tra diversi stanno arrivando tutte al capolinea. La SINISTRA o sarà SOCIALISTA o non sarà.

D. A., Torino

giovedì 23 marzo 2017

Inclusione scolastica fondamentale

LETTERA da Roma

La vicenda del ragazzo autistico rifiutato da 3 scuole medie è una notizia che colpisce e le istituzioni devono subito trovare una soluzione. Bene ha fatto il sindaco ha prendere in carico la situazione in prima persona. L’inclusione scolastica è il primo, fondamentale, tassello di una società inclusiva.

    Proprio a scuola comincia e si costruisce il percorso che deve permettere a ogni cittadino di dare il proprio contributo alla collettività, secondo le sue possibilità e capacità. In nessun luogo dovremmo assistere a episodi del genere proprio verso le persone che hanno più bisogno del nostro sostegno.

    Anzi, il nostro impegno deve essere rivolto all’ampliamento delle possibilità offerte ai cittadini come il giovane abruzzese e alle loro famiglie.

Laura Coccia, deputata PD

I primi risultati di uno studio sulla corruzione

LETTERA da Reggio Calabria

La corruzione è un fenomeno pervasivo e nebuloso che in generale non desta allarme sociale e, pertanto, resta sommerso fin quando le indagini non lo fanno venire alla luce. 

    Il Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria diretto dal Prof. Domenico Marino sta portando avanti degli studi teorici ed

empirici sul fenomeno della corruzione.

    In particolare il prof. Marino e il dott. Tebala hanno analizzato i dati sulla corruzione a livello internazionale.

    I risultati delle elaborazioni effettuate con il metodo (AMPI) analizzando i valori della corruzione percepita e un indice di corruzione potenziale.

    In particolare, per quanto riguarda la corruzione totale, la performance peggiore è ottenuta dalla Grecia (indice corruzione totale 110.92, indice corruzione potenziale 99.34, indice corruzione percepita 125.70), e nell’ordine da Bulgaria, Italia, Cipro, Ungheria, Romania,  Croazia, nazioni caratterizzate, tranne l’Italia, da un basso livello di Pil pro capite e di spesa  della Pubblica amministrazione, ma anche da un’alta percezione di corruzione da parte della  popolazione residente.

    Il Lussemburgo è la nazione meno corrotta della graduatoria (indice  62.38) preceduta dalla Danimarca come del resto tutto il Nord Est Europa. Come accennato, l’Italia si colloca al 3° posto (su 28) della graduatoria della corruzione totale (indice 110.16),  in particolare 11° della graduatoria della corruzione potenziale e 3° (indice 122.92) per la  corruzione percepita, segno evidente di una minore capacità di contrasto alla corruzione.

    L’Italia, quindi, appare sul versante della corruzione distante anni luce dallo standard delle democrazie europee con le quali dovrebbe confrontarsi.

    Non è sbagliato affermare alla luce di questi dati che quello della corruzione è e rimane uno dei principali problemi dell’Italia

    Le analisi condotte dimostrano come la corruzione in primo luogo rappresenta in tutte le società un fenomeno ciclico che raggiunge un massimo nei periodi di maggior lassismo nella repressione da parte dello stato e diminuisce nei periodi in cui lo stato aumenta il livello di controllo.  Il danno sociale prodotto dalla corruzione non rimane limi­tato solo allo spreco di risorse connesso, ma incide negativamente sulla libertà economica, distorcendo i meccanismi di libera concorrenza e di meritocrazia che sono alla base di ogni democrazia economica.

    Il comportamento corruttivo diventa vantaggioso dal punto di vista economico quando la probabilità di essere scoperti e sanzionati è bassa, anche in presenza di pene elevate e quando mancano forme di controllo e di disapprovazione sociale per i comportamenti corruttivi.

    Il problema della corruzione non si risolve, quindi, solo aumentando le pene, anzi in genere sono i paesi con i tassi più elevati di corruzione ad avere le pene più dure (vedi ad esempio la Cina, dove la corruzione può essere punita anche con la pena di morte). Occorre piuttosto creare un meccanismo sociale che generi una disapprovazione diffusa dei comportamenti corruttivi. Una sanzione efficace per i comportamenti corruttivi potrebbe essere l’istituzione di forme atimia e di ostracismo che riguardino gli aspetti economici e partecipativo-elettorali di corruttori e corrotti che, unite a norme che consentano l’aggressione ai patrimoni illeciti frutto di corruzione, potrebbero portare all’abbattimento certo del livello della corruzione.

Centro Studi di Politiche Economiche

e Territoriali, Reggio Calabria

giovedì 2 marzo 2017

Reddito di cittadinanza?

LETTERA

Sono profondamente contrario al reddito di cittadinanza senza una tassazione fortemente progressiva. La gente non si rende conto che sarebbero quelli che lavorano a sussidiare quelli che il lavoro non debbono averlo per tenere sotto schiaffo quegli altri. Una guerra tra poveri.

    La nostra Repubblica è fondata sul lavoro (Art.1 Cost.). La Repubblica promuove l'elevazione economica e sociale del lavoro (Art 46 Cost.). Ovvero il lavoro ha una missione di emancipazione sociale. E infine (Art. 4  Cost.) il lavoro è un diritto. E la Repubblica promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

    La Costituzione parla di progresso materiale o spirituale. Ponendo quindi il benessere materiale e quello spirituale sul medesimo piano. Il combinato disposto di questi articoli si traduce in Economia in “piena occupazione”.

    Non è una chimera, il legislatore costituente non udiva “le voci”. Sappiamo invece cosa produce l'assistenzialismo indiscriminato ed è curioso che nessuno salvo Karl Polanyi, faccia una riflessione seria su questo. Si chiamava Speenhamland system.

V.A., Roma

martedì 24 gennaio 2017

Appello per un ragionamento comune

LETTERA DALLA SICILIA

Vi invio una riflessione ed un appello a non tornare a dividerci sulle nostre rispettive contingenze, ma al contrario a tentare di fare tutti ed ognuno un salto di qualità per contribuire utilmente a questa fase. Mi scuso anticipatamente per la lunghezza, (ho sintetizzato il più possibile per non annoiarvi) spero di essere compresa nel ragionamento.

Usciamo tutti da un lunghissimo periodo che ci ha visti impegnati nel promuovere in un anno ben due referendum, contro le trivelle e contro le riforme costituzionali, che hanno comportato mobilitazioni senza precedenti nel fare deliberare le regioni, nel raccogliere le firme per abrogare l'Italicum e promuovere il No costituzionale, per promuovere i referendum sociali e la petizione sull'acqua. Infine abbiamo affrontato una lunga campagna per il NO dei territori, dei movimenti e delle reti sociali con l'obiettivo di mantenere aperti quegli spazi di democrazia e partecipazione ai processi locali che la modifica del titolo V e le altre modifiche avrebbero chiuso definitivamente, e con esse la nostra possibilità di avere alcuna rilevanza a fronte dell'accentramento dei poteri previsto da Renzi. Contestualmente in ogni territorio e per ogni vertenza sociale ed ambientale abbiamo continuato a batterci sul piano delle singole rivendicazioni.

Con la vittoria del NO abbiamo contribuito a porre l'ennesimo argine, certamente il più importante, alla deriva autoritaria necessaria a conseguire il risultato auspicato da J. P. Morgan e Co., la mercificazione del Paese. Le “forze” esterne ai vari governi che in questi anni si sono succeduti continueranno a premere per una accelerazione neo-liberista verosimilmente incarnata dal tentativo di Renzi di continuare a controllare governo e segreteria del pd per assicurarsi una sopravvivenza legata a doppio filo con le politiche liberiste, mentre avanza da un canto la destra xenofoba dell'altro un m5s permeato da una serie di ambiguità sia sul piano programmatico che su quello democratico e sullo sfondo i tentativi di aggregazione e disgregazione delle cosiddette sinistre radicali.

Eppure quello che è uscito dalle urne è un prorompente desiderio di partecipazione alla vita democratica del Paese, un rifiuto dell'irrilevanza che si voleva cucire addosso ai cittadini privandoli anche del diritto al voto, una netta ed inequivocabile scomunica delle politiche che Renzi, meglio di Berlusconi, è riuscito ad incassare a colpi di fiducia ed in forza di una maggioranza parlamentare illegittima come la legge elettorale che gliel'ha consegnata. Il Renzi bis senza Renzi verosimilmente tenterà di blindare le riforme già approvate, tenterà di rimettete mano a quella già bocciata dalla Consulta (Madia), al contempo manovrando a tutto campo per presentarsi alle prossime politiche con il partito della nazione col quale tentare nuovamente di metterci a tacere.

Oltre alla stanchezza, tutti noi portiamo addosso anche una responsabilità che è quella di avere prefigurato in questi anni attraverso le nostre pratiche partecipative e le nostre lotte un modello alternativo di concepire l'agire politico fuori dall'agone politico, radicale negli obiettivi diametralmente opposti a quelli della finanza globale. Un modello che potrebbe sintetizzarsi nell'aspirazione alla conversione ecologica dell'economia e della socialità, nella giustizia sociale ed ambientale, nel mutualismo, che ha tenuto come faro la Pace, costruito l'accoglienza, combattuto la militarizzazione dei nostri territori.

I nostri NO (tav, triv, inc, muos, ponte, ttip, guerra, privatizzazioni di servizi pubblici, scuola, sanità, cassa depositi e prestiti, svendita del territorio, dei beni pubblici e delle risorse, precarizzazione sistemica del lavoro, etc.) si accompagnano ad una “visione” complessiva, sociale ed economica, sostanziata da una capacità analitica, programmatica, propositiva e concreta come le nostre lotte, di cui le forze politiche raccolgono a fasi alterne e spesso per mero opportunismo la portata, che poi difficilmente si traduce in azione politica.

A fronte dell'impegno profuso fino ad oggi, e della fase confusa e pericolosa che si sta aprendo, credo che non ci si possa sottrarre dal fare un ragionamento comune tra noi e dal prendere parola e ruolo, senza per questo tradire ma al contrario rafforzando la nostra natura movimentista. Noi, nella meravigliosa, a volte contraddittoria e multiforme complessità, nelle nostre articolazioni tematiche e territoriali, siamo le donne e gli uomini che hanno negli ultimi anni posto le questioni politiche più rilevanti al Paese, praticando una vera e propria Resistenza civile al liberismo e al malaffare, costruendo e ricostruendo argini di democrazia partecipativa laddove venivano erosi o demoliti. Alle nostre reti, da movimenti inclusivi, hanno preso parte forze politiche, sindacali, associative, amministratori e sindaci, intellettuali, professori e costituzionalisti, che hanno condiviso con noi percorsi e obiettivi.

Questa trasversalità, aldilà delle singole appartenenze, ha favorito la capacità di costruire relazioni di reciprocità e crescita collettiva delle nostre comunità. Rientrare oggi nei nostri ambiti, nelle singole lotte, sarebbe ancora una volta lasciare alla politica politicante quello spazio spesso costruito da noi più che da altri che verrebbe come sempre frazionato dalle pulsioni identitarie e incapaci a mio vedere di rispondere all’emergenza sociale ed ambientale di cui siamo ostaggio con l’acuirsi dei conflitti artatamente posti in essere per farci rinunciare alle libertà in cambio della sicurezza e smarrendo definitivamente ogni barlume di umanità. In questi giorni molte sono le realtà che si attivano e si convocano mosse dall’urgenza di trovare risposte politiche alternative al quadro esistente.

Sicuramente positiva la spinta a non sciogliere i comitati per il No per lavorare all’attuazione della Costituzione, ma i veri temi che andrebbero affrontati per avviare un cambiamento reale sono quelli legati alla formulazione di un programma politico chiaro e non compromesso con i sistemi di potere ed un cambio radicale della modalità di concepire l’agire politico.

Una sfida che mette alla prova per primi noi stessi nell'essere ed appartenere solo a quello per cui lottiamo, con la capacità di comprendere una buona volta che il potere, o i poteri che combattiamo non possono essere sostituiti da altri poteri più “buoni” o meno disumani. Affrontando quindi in linea teorica e pragmatica una vera e sincera destrutturazione del concetto stesso di potere che deve dissolversi, per mutare in servizio al bene ed ai beni comuni, alle comunità ed al nostro pianeta. Una destrutturazione che passa, per essere tale, dalla discontinuità con ogni potere costituito; che riconosca nel conflitto d’interesse che ogni governo ha finora incarnato il vulnus all’interesse collettivo, che sappia finalmente riconoscere ed espungere ogni contiguità con gli affari leciti ed illeciti e con la corruzione di una classe politica che ha celato e continua a celare, senza riuscirvi, i suoi rapporti di interdipendenza con i poteri economici e le criminalità organizzate, ammantando la nostra storia di segreti di uno Stato che non è il nostro.

Mi piacerebbe che fossimo in grado collettivamente di imprimere un cambiamento concreto al dibattito politico assumendoci la responsabilità di sollecitare tutti, a partire da noi stessi, a non dividerci per discutere in mille contesti diversi dei possibili, nascenti o nascituri nuovi soggetti politici che dovrebbero rappresentarci e rappresentare le nostre istanze per opporsi alla prevedibile bordata liberista che ci attende, né a snobbare la discussione lasciandola ai “professionisti” della politica per poi osservare come sempre come di “soggetto” in “soggetto” nulla cambia.

Al contrario Noi, l'organismo collettivo, reticolare e multiforme che sa sognare ed immaginare un futuro a misura delle persone e non della finanza, questo futuro dovremmo pretendete di cominciare a scriverlo nero su bianco da subito. Per concepire, sollecitare e promuovere un grande cantiere programmatico, aperto ed inclusivo, senza padrini né padroni al quale tutti possano contribuire, in cui tutte le nostre elaborazioni, ideali ed aspirazioni trovino spazio, nel quale tutte le innumerevoli e straordinarie competenze rivolte al bene comune al nostro interno ed esterne a noi si facciano progetto concreto e non soggetto.

Per lavorare tutti su un piede di parità ad un programma politico per la rivoluzione etica, culturale, sociale, ambientale ed economica indispensabile alla nostra stessa sopravvivenza ed a quella delle generazioni future, guardando ad una prospettiva di salubrità e benessere del Paese nel contesto europeo e globale, anziché al suo inesorabile progressivo degrado. Per sperimentare in via processuale una innovata modalità per dare riconoscimento e sostanza alla democrazia partecipativa che dovrebbe affiancare per esserne espressione quella rappresentativa prevista dalla nostra Costituzione.

Non abbiamo difeso la Carta perché convinti che essa sia immutabile, ma per poterne domani rafforzare ed attuare quei principi di uguaglianza, libertà e salvaguardia dei diritti universali che si volevano cancellare. Il momento per porre con forza tutti i nostri punti programmatici è ora. Nelle nostre città, nelle nostre regioni, nel Paese. Vogliamo provarci? Sarei felice se a questo invito rispondeste numerosi e ne volessimo ragionare tutti insieme.

 Antonella Leto Forum siciliano dei movimenti per l'Acqua ed i Beni Comuni