martedì 19 gennaio 2010

tassare le banche, crisi, Fiat, metallmeccanici, sciopero Italtel

In breve

a cura di rassegna.it

 

Crisi

Obama propone di tassare le banche

 

"Una tassa sulla responsabilità della crisi finanziaria da imporre alle maggiori società finanziarie degli Stati Uniti". Lo annuncia la Casa Bianca anticipando le grandi linee delle proposte in arrivo dal presidente Barack Obama. L'idea è quella d'imporre la tassa sulla responsabilità della crisi, che dovrà ricevere il via libera del Congresso, fino a quando "il popolo americano non sarà stato totalmente compensato per l'assistenza straordinaria fornita a Wall Street". La tassa avrà una durata minima di dieci anni, di più se necessario, per restituire al Tesoro gli aiuti del Tarp (Troubled Asset Relief Program) destinato a risollevare la banche colpite dalla crisi dell'anno scorso.

 

 

Crisi

Fmi, per lavoro peggio deve ancora arrivare

 

Mentre alcuni parlano dell'inizio della ripresa, per il mondo del lavoro "il peggio crisi rischia di dover ancora arrivare". L'ammonimento arriva dal direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn: "Negli Usa e nell'area dell'euro la disoccupazione ha raggiunto il 10 per cento, e potrebbe aumentare ancora", ha affermato durante una conferenza stampa.
    "Dobbiamo tutti tenere bene a mente che una crisi del lavoro non ha solo natura economica, ma ha anche una natura sociale. Questa crisi del lavoro durerà ancora per mesi - ha proseguito - non possiamo dire che sia alle nostre spalle". A suo giudizio, i governi devono prendere misure appropriate, ad esempio, con l'economia che migliora "spostare parte dei fondi di sostegno che hanno già deciso di spendere verso il lavoro".

 

 

Fiat

Rinaldini, sciopero sarà di tutto il gruppo

 

"Credo vada sottolineato che lo sciopero che i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato oggi unitariamente non riguarda solo gli stabilimenti auto, ma l'intero Gruppo Fiat, compresi anche veicoli industriali, macchine agricole e movimento terra, componentistica". Lo precisa in una nota il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini. "Lo sciopero è stato quindi fissato per il 3 febbraio - aggiunge il leader sindacale - perché un'iniziativa di lotta di queste dimensioni va preparata con assemblee in tutti gli stabilimenti del Gruppo".

 

 

Metalmeccanici

Mirafiori Presse boccia il nuovo contratto

 

L'assemblea delle Presse della Fiat Mirafiori ha approvato un ordine del giorno in cui si boccia l'accordo per il contratto dei metalmeccanici e si chiede il voto di tutti i lavoratori. Lo rende noto la Fiom. L'assemblea, alla quale hanno partecipato circa 200 lavoratori, era stata organizzata dalla Fim e dalla Uilm per spiegare l'accordo. Erano presenti il segretario nazionale della Fim Bruno Vitali e il segretario generale della Fim di Torino, Claudio Chiarle. A darne notizia è l'Ansa.

 

 

Italtel

sciopero riuscito a Roma e Milano

 

"Dire che uno sciopero è riuscito al 100% è riduttivo nel caso di quello che è accaduto questa mattina nella sede Italtel di Settimo Milanese". A dirlo in una nota è la Fiom Cgil di Milano, riferendo che "tutti i lavoratori di Castelletto hanno aderito alla mobilitazione indetta per contestare l'ennesimo taglio occupazionale (450 esuberi) annunciato l'8 gennaio dai vertici dell'impresa e che più di 500 persone hanno partecipato al presidio organizzato davanti all'ingresso del sito". Sciopero e manifestazione anche nella Capitale.

 

 

Economia

Fitoussi: "La statistica? Questione di democrazia"

 

All'Istat l'incontro "Oltre il Pil". L'economista spiega perché non misura il benessere: "Se la gente non si riconosce nei numeri, ha l'impressione che siano manipolati". Servono nuovi indicatori basati su famiglie, redditi medi e condizioni materiali.

 

 
 
 

"Io giudice reo di ateismo" / "Serve una nuova Lepanto" / "Se si ritorna a Crispi"

Io giudice reo di ateismo
 
Il prossimo 22 gennaio di fronte al CSM il caso del giudice Luigi Tosti, sospeso e condannato perché laicista militante Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani che il prossimo 22 gennaio 2010 sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, ROMA, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l'incombenza dei crocifissi. Un procedimento, questo, per il quale ha subito due condane penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l'udienza sarà pubblica (anche se l'aula non è particolarmente capiente). La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l'Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo. In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell'Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l'ultimo crocifisso dall'ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell'Italia. Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desiderata di Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come "ubriaconi" (com'è avvenuto per i giudici della CEDU), opteranno per la prima soluzione.
E' gradita la massima diffusione di questa notizia.
Buon Sol Invictus a tutti.

Luigi Tosti
 
 
 
 
La Padania: " Serve una nuova Lepanto"
 

Per «arginare» un Islam sempre aggressivo, come mostrano i rapimenti dei due italiani in Mauritania e il fallito attentato sul volo della Delta, «l'Occidente cristiano» deve reagire con una nuova Lepanto, il che richiede però un nuovo Pio V che dia vita a una Lega Santa. Fatto questo che oggi non è all'orizzonte, visto che la Chiesa «appare del tutto arrendevole, schiacciata del tutto su posizioni solidaristiche del tutto perdenti». Gli fa eco il Giornale della famiglia Berlusconi, quello che parla del partito dell'amore e minchiate varie, titolando "Fermiamo gli immigrati islamici". Il buon Feltri si scaglia contro chi vorrebbe una legge per dare cittadinanza agli extra comunitari, praticamente con Fini e PD. Ma vediamo come, secondo la lega, cosa dovrebbe fare il Pio V di turno.

    La battaglia di Lepanto, località sul Golfo di Corinto, dove avvenne lo storico scontro del 7 ottobre 1571 tra le flotte musulmane dell'Impero Ottomano e della cristiana Lega Santa che, riuniva forze navali di Venezia, della Spagna (con Napoli e Sicilia) "praticamente terroni", di Roma, di Genova, dei Cavalieri di Malta e del Ducato di Savoia, federate sotto le insegne pontificie. La coalizione cristiana era stata promossa da Papa Pio V per soccorrere la "cristianità veneziana". In quella battaglia navale, "il saraceno e mamma li turchi", furono sconfitti. Papa Pio V prima di diventare pontefice fu nominato inquisitore generale da Pio IV e organizzò la distruzione delle colonie calabre dei valdesi, nel giugno 1561. Con il supporto dei signorotti locali, presero d'assalto la zona nord- ovest della regione, dov'erano gli insediamenti valdesi distruggendo interi villaggi e sterminandone le popolazioni. Il massacro si concluse con la cattura di circa 1.600 persone e l'uccisione di altri 2.200 uomini, donne e bambini di confessione valdese, con modalità raccapriccianti. 

    Secondo la Lega, ed anche secondo il "Giornale", la cristianità dovrebbe usare la logica dello sterminio calabro Valdese. Un Papa che, come si professa Berlusconi, abbia le palle. Un pensiero gentile da proporre per il nuovo corso della storia politica italiana, un passo verso il partito dell'amore e contro l'odio. Un piccolo passo per Berlusconi e Bossi, un grande balzo per l'umanità... verso il baratro.

 

Vito Fichera
 
 

 

Se si ritorna a Crispi

 

L'incredibile, allucinata requisitoria dell'on. Cicchitto – già affiliato alla P2 – nel corso del dibattito parlamentare sull'aggressione al presidente del consiglio (per una sintesi cfr. il Fatto Quotidiano, 16 dicembre) è una sorta di revival degli anni Settanta, ma di segno sconvolto: criminalizzazione delle opposizioni ed evocazione di trame e di congiure sotto forma di network. Si rivela così un tipico meccanismo psicologico, per cui la repulsione esacerbata di una realtà si accompagna al suo desiderio. E l'oggetto di questo voluttuoso timore sono gli anni Settanta. Quando si sparava sulle manifestazioni e i responsabili in divisa di omicidi erano coperti da un'imperturbabile impunità, solo recentemente appena scalfita dalle laboriose indagini sui "fatti di Genova", col loro penoso esito riduttivo, con le loro conseguenze nel grado di fiducia nelle "istituzioni" italiche.

    È ovvia la nostra solidarietà a quelle persone e a quegli organi di stampa colpiti dagli attacchi di colui che può essere considerato l'incarnazione, quasi un rudere, della degenerazione del PSI nella seconda metà degli anni Settanta – per chi scrive argomento di rovello storico sin dai tempi del liceo. Un nostro maestro, Gaetano Arfé, ha ricordato alcune volte aneddoti riguardanti l'attuale capogruppo delle destre alla Camera. Qui mette conto ricordare solo il colloquio di Arfé con un amareggiato Riccardo Lombardi, quando, in occasione della diffusione dei nomi degli affiliati alla P2, fu chiaro chi fosse uno dei suoi giovani più attivi (e commenta Arfé: Lombardi era troppo fiducioso verso i giovani). Ne derivò un memorabile schiaffo da parte di Lombardi. Potenza simbolica: un capo del CLNAI che schiaffeggia un rampante affiliato alla P2, la Resistenza contro la Propaganda Due. Ahimé, uno schiaffo non bastava per salvare un partito dalla "mutazione antropologica", che proprio i giovani rampanti di allora fiutarono, avallarono, tradussero in quotidiana prassi. Si tratta di un tema che va ripreso, anche perché è lì che si forma uno dei percorsi dell'attuale (ma ormai permanente) anomalia etico-politica in Italia.

    Come ogni discorso istituzionale – ma ormai occorre sottintendere, un istituzionale degradato, direi "sputtanato" – quello tenuto dall'on. Cicchetto va letto anche per le assenze, per l'implicito. Ciò che non dice e ciò che falsifica in modo strumentale, certo; ma anche e soprattutto in relazione a quelle forze – politiche e culturali – che costui non avuto la bontà di citare fra i cospiratori. Per chi non lo avesse notato, brillano le assenze dei quotidiani e degli organi di informazione della sinistra, in primis il manifesto. Mancano i partiti e le associazioni della sinistra, espulse dal Parlamento, dall'informazione nazionale e da molti enti locali. Mancano i movimenti dissidenti che hanno rianimato l'opposizione alle destre negli ultimi anni, in primis i social forum, in cui il respiro politico-culturale andava ben oltre i (discutibili) V[affa]-day e i (pur lodevoli) NoB-day.

    Insomma, l'attuale compagine governativa dimostra di non limitarsi più al predominio ma di far prove (inconsapevolmente?) di egemonia, almeno in uno dei suoi aspetti: si è scelta da sola e per proprio conto la propria opposizione, radicalizzando contro di essa i toni dello scontro politico e così catalizzando su questa parte rilevante dell'opinione politica. Quella estrerna, estranea e avversa a sé.

    Le altre opposizioni – quelle della sinistra, quelle suicidatesi nel corso degli ultimi quattro anni di oscillazioni, lacerazioni e incertezze – devono tornare a combattere la lotta per il proprio riconoscimento. Siamo tornati a prima di Crispi, l'ex garibaldino che rappresentò ai massimi livelli istituzionali l'involuzione degli ideali risorgimentali nell'Italia post-unitaria. Un salto nel passato nient'affatto invidiabile. E una lettura solo occasionale di Salvemini già ci mette in guardia dal ricorrente crispismo dei riformisti nostrani.    

 

Gaetano Colantuono

lunedì 21 dicembre 2009

Orioles su Sher Khan

Lettera
 
Mi ha fatto molto piacere leggere nell'ADL il pezzo di Orioles sulla morte di un politico pakistano Sher Khan. Ho condiviso molto tempo della mia vita antesvizzera con persone come Riccardo Orioles e Dino Frisullo con il quale ho avuto molta amicizia. Vi ringrazio, perchè attraverso il vostro foglio, sono riuscito ad avere questa notizia, qui in Italia, che non l'avevo letta da altre parti. Eppure, come puoi ben immaginare sono sui giornali e sui siti dalla mattina alla sera. Vuol dire che il vostro giornale serve, che è un foglio di informazione utile, perché ogni cosa che riesce a trasformare la notizia e l'informazione, in una emozione, in un ricordo, in una lacrima, è importante. Davvero grazie di cuore.

Massimo Pillera
       

domenica 13 dicembre 2009

Identità plurali, farmaco, polemiche e liberta di stampa

 
 
 

Le identità plurali e la

"libertà fridomiana"

 

 

Sulla "prospettiva panoramica" dei paesaggi locale e nazionale (cf. La legge e il panorama sull'ADL del 4.12.09) consiglierei di micro-focalizzare il  nostro panorama dentro una qualsiasi aula di scuola dell'obbligo. Ecco la mia proposta.

 

 

La proposta dovrebbe partire dall'iniziativa dei genitori per "pretendere" che nell'aula dei rispettivi bambini ogni singola coppia di genitori - ma anche ogni singolo genitore in quanto tale – abbia il diritto (diritto-dovere) di esporre un proprio simbolo identitario culturale che può essere religioso (la Croce, la Mezzaluna, la Stella di Davide) ma anche politico, storico-nazionale, storico-figurativo (come la fisionomia di un personaggio tipo Leonardo da Vinci, Alessandro Volta, Bertrand Russell, Einstein).

    L'importante è riuscire a dimostrare che la ricchezza del patrimonio culturale sta nella libertà di ciascuno, non nella chiusura dogmatica e mentale di una istituzione contrapposta all'altra! Questa generale e condivisa libertà di ciascuno è quella che io chiamo "libertà fridomiana" tanto per darle un proprio nome che la differenzi da altri tipi di libertà che "le strutture chiuse, autarchiche, dogmatiche" pretendono di far convivere con dei sistemi di legislazione puramente omologatori e necessariamente oscurantisti, totalitari, repressivi nonché "regressivi".

    Mi sono spiegato? Sono convinto che per gli italiani della Confederazione Elvetica l'iniziativa diretta dei genitori e l'esperienza diretta, vissuta in prima persona dai loro bambini, sarebbe più facile che non in Italia e che, nello stesso tempo, tale esperienza sarebbe mentalmente molto educativa: questo per gli stessi figli della cultura nazionale elvetica.

 
 
Francesco Introzzi (Cuneo)
 

 

 

 

 

Sul tema

del possibile

"farmaco". . .

 

 

Riguardo a quello che Andrea Ermano ha scritto successivamente al (prevedibile) fallimento del vertice Fao sul problema demografico ecc. (cf. ADL, 25.11.09, Ma forse un "farmaco" ci sarebbe), sto leggendo un libro che a mio parere dovrebbe essere eletto a "lettura obbligatoria di stato" al diciottesimo anno di eta' di tutti i cittadini del mondo:

 

Claudio Naranjo, La civiltà, un male curabile, Franco Angeli Edizioni (Milano, 2007)

 

 

Cordialmente,

Chiara Camillo

SCHEDA

 

La civiltà, un 

male curabile

 

 

L'attuale malessere di quella che definiamo "civiltà" ha radici - sostiene l'autore di questo libro - nella civiltà stessa, civiltà che si identifica con l'organizzazione patriarcale della società e della mente originatesi nel tardo neolitico. La "civiltà" si presenta dunque come una reazione patologica degli esseri umani a una condizione traumatica di un lontano passato e attualmente non risulta essere più funzionale.

    Nell'ottica di poter giungere a un modello sociale alternativo, non più supportato da quella che egli chiama "la mente patriarcale", Naranjo propone la tesi che solamente l'educazione abbia forse il potere di capovolgere il corso della storia e operare una reale trasformazione. Sulla base di questa convinzione, egli propone un modello educativo alternativo che promuova lo sviluppo psico-spirituale dell'individuo e che lo renda capace di cooperare ad una necessaria evoluzione sociale.

 

    Claudio Naranjo (Valparaiso, 1932) ha studiato medicina, psichiatria, musica e filosofia. È stato tra i fondatori dell'Esalen Institute in California, diventando in seguito uno dei tre successori di Fritz Perls. Attualmente si dedica quasi esclusivamente alla formazione transpersonale e integrativa di psicoterapeuti e insegnanti, in diversi paesi europei e sudamericani. È autore di  The End of Patriarchy and the Dawning of a Tri-une Society (1994), saggio da cui deriva il volume qui segnalato.

 
 
 
 
 
 
 

NON POLEMICHE

MA FATTI

 

 

Credo che quando si intraprendono campagne contro gli illeciti fiscali, bisognerebbe distinguere chiaramente tra chi è andato all'estero per trovare un lavoro e chi invece si è trovato una residenza fittizia per evadere le tasse.

 

 

Non è nelle mie intenzioni aprire polemiche sugli effetti del cosiddetto scudo fiscale sui cittadini italiani residenti nel nostro Paese, ma occupati nella Confederazione Elvetica. È un dato di fatto che si siano registrate tensioni tra l'Italia e la Svizzera, forse si sono creati anche problemi interpretativi per ciò che riguarda l'applicazione dello scudo ai frontalieri. Ciò poteva essere evitato se solo si fosse applicato l'accordo siglato nel 1976 tra i due paesi, che regolamenta sino ad oggi l' imposizione fiscale in Svizzera e la compensazione finanziaria ai comuni italiani di confine.

    Su questo problema ho scritto e pubblicato una presa di posizione, in quanto mi sono state rappresentate diverse e fondate preoccupazioni di nostri connazionali, che avevano ricevuto dall'Agenzia delle Entrate un' ingiunzione a regolarizzare la loro posizione e a far rientrare i loro risparmi. Si tratta per altro di connazionali che in molti casi non hanno mai lasciato definitivamente la Svizzera, ma hanno semplicemente prolungato le loro ferie nei loro paesi d'origine. Credo che quando si intraprendono campagne contro gli illeciti fiscali, bisognerebbe distinguere chiaramente tra chi è andato all'estero per trovare un lavoro e chi invece si è trovato una residenza fittizia per evadere le tasse.

    Confermo e sottoscrivo che la generalità degli italiani che lavorano in Svizzera paga regolarmente le tasse. Se poi vi sono delle aree di privilegio o di evasione, dovrebbero essere le istituzioni preposte a fare luce su eventuali fenomeni di illegalità.

    Non capisco la foga nel difendere l'operato dell'Agenzia delle Entrate, quando la stessa ha divulgato, con la circolare N48/E del 17 novembre scorso, un chiarimento che stabilisce i soggetti interessati al cosiddetto "monitoraggio fiscale" ed alla loro residenza. Alla luce di quanto è successo, appare ancora più evidente l'immoralità di questo condono. Prima di me, lo stesso Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, aveva manifestato scetticismo sui controlli che lo scudo prevede per impedire il riciclaggio di capitali mafiosi.

    Egli tra l'altro ha fatto osservare che in altri Paesi che hanno fatto ricorso in questi mesi a provvedimenti analoghi non è stato concesso l'anonimato, non sono state condonate le tasse evase ed è stata prevista una rigorosa certificazione dei predetti capitali, sicché il rischio che capitali di origine criminale rientrino in Italia, beneficiando per di più di una massiccia sanatoria, è evidente. Ritengo che l'evasione fiscale sia una cancrena della nostra società; chi incita ad evadere il fisco non è degno di cittadinanza.

    Come cittadino italiano non mi importa sapere cosa fanno i nostri governanti "sotto le lenzuola", ma mi sento in diritto di esprimere le mie critiche al modo di governare, al fatto che ormai ci sia diffusa indifferenza morale. Quindi le domande che mi pongo sono: governano bene? Fanno gli interessi dell'Italia o solo i propri?

    Rispetto a queste domande parlano i dati e le cifre fornite dallo stesso governo: il deficit quest'anno è arrivato al 5,2 per cento ed è molto probabile che salga ancora. In parte ciò è dovuto alla crisi internazionale, ma in parte è dovuto a cause interne, e cioè alla diminuzione delle entrate fiscali e all'andamento della spesa pubblica. La spesa pubblica, che è aumentata in un anno del 4,9 per cento. In cifre assolute di 35 miliardi di euro. Stiamo parlando di spesa corrente della pubblica amministrazione, cosa se ne è fatto di questi 35 miliardi di maggiore spesa in un anno di vacche magre?

    Non mi si venga a dire che sono stati usati per stimolare l'economia, magari fosse così. Invece no, per stimolare l'economia sono stati spesi in tutto 3 miliardi.

    Invece di fare i condoni si dovrebbero ricercare e aggredire le cause di questo disastro. A mio avviso esse sono da ricercare nell'intreccio perverso degli interessi politico-imprenditoriale che si è ormai fatto sistema: è sotto gli occhi di tutti che nei governi regionali, provinciali, comunali vi siano diversi assessori che sono anche imprenditori con una ramificazione di interessi che vanno dalla sanità all'edilizia, dalle opere pubbliche alle bonifiche, dando così vita ad un sistema di autofinanziamento che svuota lo Stato dall'interno.

    A questo punto dico: invece di accusarmi di fare disinformazione, si documentino e, se hanno a cuore le sorti del nostro Paese, vigilino! È evidente infatti che più cresce il malaffare intrecciato con la politica, più cresce il nostro debito pubblico e meno restano le possibilità per stare al passo con il resto d'Europa.

 

 

Corrado Trotta, Wettingen

presidente Comites Argovia  
 
 
 
 
 
 

QUALE LIBERTA'

DI STAMPA

 

Attorno a ogni fatto importante c'era il problema della stampa... Ma a tutti quelli che inneggiano alla libertà di stampa mi verrebbe da chiedere "sì, va bene, ma quale libertà?"

 

Ma cos'è questa libertà di stampa per cui oggi sembriamo pronti, per l'ennesima volta, a strapparci le vesti? E' una domanda che mi faccio da quando ero al liceo, quando sentivamo che era scoppiata una bomba in una banca, che qualcuno aveva buttato giù dalla finestra di una questura un anarchico; quando leggevamo per la prima volta di stragi di stato, servizi segreti, neofascisti, depistaggi.

    All'Università cominciammo a comprare la Repubblica, un'etichetta a buon mercato di borghese progressista (un ossimoro); erano anche anni in cui si girava con il manifesto nella tasca dell'eskimo. Un'altra etichetta scontata. Erano gli anni di Moro. Ancora sangue, misteri, fiumi di inchiostro. Imparavamo cose nuove: stampa di regime, giornalisti venduti, giornalisti ammazzati.

    Attorno a ogni fatto importante c'era il problema stampa.

    Oggi di fatti politici importanti nostrani non se ne vedono poi molti: un'affermazione probabilmente vera se TV di Stato, giornali, settimanali, internet, parlano tutti delle stesse stupidaggini relative a una persona al potere (non di potere) che come tante passerà senza lasciare idee durature. Senza lasciare un segno né un sogno per le nuove generazioni.

    Ma, cosa strana perché sproporzionata in relazione ai fatti che si vorrebbero da una parte tacere, dall'altra amplificare, si è tornati a usare le tre parole magiche "Libertà Di Stampa". Sì, magiche; perché se leggiamo cosa hanno fatto i liberali dell'800 per una stampa libera, quando Carlo Alberto, piegato dagli eventi, concesse a parole la libertà richiesta con la formula rinnegante "La stampa sarà libera ma soggetta a leggi repressive"; se studiamo le considerazioni dei padri della Costituzione degli Stati Uniti d'America in merito alla stampa che portarono al primo emendamento alla Costituzione: "Il Congresso non potrà fare alcuna legge… per limitare la libertà di stampa…".

    Parole magiche, se guardiamo ancora alle lotte della Chiesa di Roma affinché la gente non imparasse a leggere ("il giornalismo è il quarto flagello dell'umanità dopo la fame, la peste e la guerra"); a cosa hanno scritto i rivoluzionari francesi dopo la vittoria ("… ogni cittadino può scrivere, pubblicare liberamente salvo rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge" dando spazio quindi al corso europeo continentale di legislazione speciale sulla stampa).

    Parole magiche, se leggiamo i discorsi fatti nei nostri parlamenti subalpino e romano, le battaglie dei finti liberali alla Costituente per dare al popolo solo a parole la libertà di

stampa e toglierla poi nei fatti; se leggiamo il primo discorso a difesa della libertà di stampa, l'Aeropagitica del poeta John Milton (1644) e i discorsi inascoltati alla Costituente del drammaturgo Vincenzo Tieri (come a dire che poeti e scrittori sono più adatti a parlare di libertà di stampa dei politici); se facciamo questi esercizi ci accorgiamo che, forse, è fuori luogo andare in piazza a urlare parole che hanno ben altra storia, altra dignità.

    In realtà, i problemi della stampa di casa nostra sembrano essere altri: ancora oggi la stampa è regolata da leggi speciali e, fino a che vige una legislazione speciale, certo non si può parlare di stampa libera; ancora oggi il giornalista ha un processo tutto per sé, un processo speciale quindi, che la Corte costituzionale -con salti mortali interpretativi- si ostina a considerare legittimo; ancora l'Albo dei giornalisti, un'idea dei Gesuiti di Civiltà cattolica realizzata a livello normativo dal Fascismo.

    A tutti quelli che inneggiano alla libertà di stampa mi verrebbe da chiedere "sì, va bene, ma quale libertà?"

 

 

RINALDO BOGGIANI 

 

Autore di "Antistoria della libertà di stampa in Italia", Roma, Edizioni Associate, 2009 (3a edizione)
 
 
 
 

venerdì 27 novembre 2009

Crisi, presecuzioni e costituzione

 
 

AUMENTA LA CRISI, AUMENTA LA LOTTA

 

L'attesa e la calma NON pagano. Se non si lotta, se non ci si incazza, se non si sbattono in faccia le promesse a chi le ha fatte, nulla si muove. Nella terra della dimenticanza e dell'indifferenza, solo chi si fa notare ha una possibilità di ottenere qualcosa. Lo proviamo sulla nostra pelle, giorno dopo giorno. Il lavoratori della "Preziosi"

Paderno Dugnano (MI)

Il post completo sul blog è disponibile qua

 
 
 
 
 

Piccole persecuzioni crescono 

 

Vi scrivo per aggiornarvi su quanto accaduto in questi giorni ai Rom del campo  di Via Rubattino a Milano.

Venerdì abbiamo presidiato la prefettura e una sorta di capo di gabinetto ha ricevuto una delegazione di genitori, insegnanti e rom promettendo ovviamente di tutto e di più. Per le 22 la maggior parte di mamme con bambini che la notte prima avevano dormito in strada sono state accompagnate da noi e dai volontari in vari centri di accoglienza che li avrebbero però ospitati una sola notte (non vi dico per trovare qualche disponibilità che sforzi abbiamo dovuto fare). Gli altri hanno avuto il "permesso" di dormire sotto il ponte a Rubattino con la promessa che la polizia non sarebbe andata a sgomberare.

    Detto-fatto, ieri mattina all'alba li hanno fatti sloggiare e in malo modo.

    Così li abbiamo portati con una marcia forzata alla chiesa qui di S-Ignazio suscitanto le ire del prete che ha subito domandato perché qui e non in altra parrocchia e le ire delle persone che si sono viste "occupare" la loro chiesa e infangare il decoro del luogo...

    Durante il giorno, la gente ha cominiciato a capire e si è creata una rete di solidarietà e sono state portate coperte, vestiti, cibi e tutto quello di cui potevano aver bisogno. Si cercavano i bimbi e le mamme senza scarpe e senza giacca... pacchi di pannolini e assorbenti per mamme e bambini. Sono arrivati anche tanti passeggini.

    C'era una mamma che aveva partorito da 15 giorni, una che stava malissimo perché aveva abortito da poco e non aveva neppure le mutande. I bambini giocavano nel parco insieme ai loro amici italiani.

    Il prete ha tenuto il cancello dell'oratorio chiuso e con un "servizio d'ordine" portava in bagno chi aveva bisogno.

    Ha portato un pentolone di acqua calda dalle cucine in cui ha messo 2 bustine di té e ha distribuito... intanto le mamme italiane compravano pane e latte al supermercato e omogeneizzati e scatolette per far mangiare tutti...

    E' chiaro che ne sono arrivati tanti, anche tutti quelli che avevano dormito al coperto per una notte.

    Finalmente è arrivato un assessore mandato dalla Moioli che ha contrattato una serie di sistemazioni in vari centri d'accoglienza. La battaglia è stata dura perché inizialmente volevano separare le mamme dai bambini con più di 5 anni mandando questi in istituti... i padri non ne parliamo...

    Poi sono addivenuti a miglior compromesso e hanno accettato di far stare insieme le mamme coi bambini... non tutte le famiglie hanno accettato di separarsi e qualcuno si è allontanato verso le 8 di sera con i propri carrelli e le proprie coperte e bimbi al seguito.

    Alle 21 e 30, mamme, bambini e donne sole erano sui pulman dell'ATM per essere portati a destinazione... alcuni perfino a Crema.

    Albert, il bimbo handicappato di 7 anni che ha un rapporto privilegiato con suo padre,

è stato a forza staccato dal suo collo. Abbiamo pianto tutti

    Il Presidente del Comitato genitori della scuola Feltre e la maestra Flaviana hanno convinto il prete ad aprire la stanza giù per far mangiare gli uomini (tutti i soggetti di sesso maschile maggiori di 15 anni tra cui un bambino che è in Italia solo col padre) al caldo e farli dormire al coperto solo per stanotte.

    Abbiamo scodellato questo pasto a 40 uomini infreddoliti e spaventati... e poi li abbiamo lasciati lì con la promessa che stamattina avrebbero sloggiato verso le 9. Sento ora al tg2 che così hanno fatto

    Ho conosciuto Alina, mamma di 4 figli, attiva nella scuola nel comitato genitori (è venuta perfino a votare domenica 15), che ha frequentato il liceo in Romania

    Ho portato per mano la bimba bellissima che frequenta in Feltre la 2A...

    alcune famiglie di bambini frequentanti sono state disperse, pare nei pressi di Segrate... come torneranno a scuola tutti questi bimbi? Quelli a cui il cartolaio di quartiere ha regalato libri e quaderni all'inizio dell'anno?

    Oggi ci sono degli articoli vergognosi sui siti del Giornale e sui siti della Lega e del PDL... non si parla dei bambini, non si parla del fatto che sono persone a cui il Comune ha negato i minimi diritti umani...

    Ma sapete che De Corato aveva organizzato una festa in Rubattino per celebrare questo ennesimo successo? Per fortuna la risonanza del nostro gesto l'aveva fatto desistere...

    Siamo stati circondati tutti il giorno da polizia e carabinieri in assetto di guerra e un decina di poliziotti della DIGOS in borghese... la DIGOS... vi rendete conto? Come fossimo tutti terroristi. In effetti il Giornale parla dei comunisti che hanno portato i rom in chiesa... Lettera firmata (Milano)
 
 
 
 
 

L'INSEGNAMENTO DELLA COSTITUZIONE

E LE CONTRADDIZIONI DI GALLI DELLA LOGGIA

 

Sul "Corriere della Sera" dell'8 novembre 2009 Ernesto Galli della Loggia critica duramente l'introduzione, nella scuola, della disciplina autonoma "Cittadinanza e Costituzione", fino ad affermare che da "luogo di apprendimento" l'istituzione scolastica sta diventando "agenzia della socializzazione".

Convinto che alla scuola non vadano assegnati compiti che prescindano dall'istruzione, egli si dichiara favorevole ad una "scuola dei saperi" in cui  "la Cultura, rivolta costitutivamente alla Bellezza e alla Verità, è in sé e per sé, in quanto tale, matrice decisiva di raffinamento etico e di crescita civile".

A suo giudizio la nuova disciplina condurrà a risultati solo negativi:

 

a)        l'Educazione sarà promossa in modo autoritario, mediante l'adozione di una tavola di valori (quelli della Costituzione) assunti a priori e calati dall'alto;

b)       l'identità della persona e la sua costruzione saranno affidate all'adeguamento a una norma astratta;

c)        la promozione del Buonismo e del Perfettismo universali genereranno analfabeti e bulli;

d)       la democrazia sarà solo un modello di relazioni etiche tra gli individui e tra gli individui e le istituzioni;

e)        la Costituzione, da carta politicamente discutibile ("che magari può essere cambiata"),  sarà trasformata in "vangelo di una vera e propria religione politica", mirante a creare un "agghiacciante Uomo Nuovo Democratico, Cittadino Perfetto".

 

       E' alquanto strano che Galli della Loggia esprima, oggi, concetti simili.

       In un articolo apparso sul "Corriere" del 21 agosto 2008, egli aveva infatti analizzato la crisi della scuola italiana ricordando che essa (e quella dell'Europa) "non è solo un sistema per impartire nozioni", ma deve avere al suo centro "un'idea, una visione generale del mondo".

 

 

Riflettendo sull'Italia nuova nata dalla modernizzazione, in quell'articolo egli osservava anche che il nostro Paese "non riesce più a pensarsi come un intero, come nazione, a progettare il suo futuro perché non riesce più a incontrare il suo passato". E suggeriva, pertanto, di ridare profondità storico-nazionale alla scuola, mirando a "ricostituire culturalmente il rapporto centro-periferia e Nord-Sud". Infine ribadiva che la funzione della scuola è "nella costruzione della personalità individuale, principalmente attraverso l'apprendimento dei saperi, delle nozioni, della disciplina che esso comporta".

 

       In un altro, precedente articolo (Corriere, 27 aprile 2007), Galli della Loggia aveva inoltre ricordato che l'Italia democratica porta dentro di sé, "nella sua storia culturale e nella sua antropologia", il germe della violenza.: violenza che ha caratterizzato il Risorgimento, le culture politiche di fine Ottocento e del Novecento (socialismo massimalista, nazional-fascismo, comunismo gramsciano, azionismo), la Resistenza, alimentando sempre i miti della rivoluzione e dell'utopia. E tale germe – secondo lui - all'Italia "non riesce mai di estirparlo", nonostante la presenza in essa anche di culture della non-violenza e del pacifismo.

 

       Trovo contraddittorio e privo di costruttiva speranza il ragionamento di questi giorni di Galli della Loggia..

       L'Italia dei nostri anni è non solo il risultato di una storia segnata dalla violenza e dalle utopie, ma anche un Paese in forte evoluzione in cui sono prepotentemente entrati (accrescendone enormemente problemi e complessità) il consumismo della globalizzazione, la volgarità predominante della televisione, lo tsunami dell'immigrazione .

Per le nuove generazioni di giovani è necessario e urgente  che la scuola non sia solo luogo di apprendimento e di istruzione (peraltro non solo di Lingua e letteratura italiana e Matematiche, come invece suggerisce Galli della Loggia, forse suggestionato dall'impianto scolastico della Confederazione Elvetica), ma anche "comunità educante", capace di formare cittadini responsabili, rispettosi di sé e degli altri, solidali, aperti al dialogo interculturale. E lo studio della Costituzione potrà certamente promuovere, negli allievi, la costruzione di una più sana identità (personale, locale, nazionale e umana), giacché fondata sui valori della legge fondamentale dello Stato, da cui acquisire competenze di dignità umana, appartenenza, alterità e relazione, partecipazione.

Ritengo personalmente utile e necessario, a scuola, lo studio della nostra Costituzione Repubblicana: espressione di alta sintesi della nostra civile convivenza, la quale – come avvertono gli osservatori più attenti – ha bisogno di tutte le forze per la sua attuazione completa.

         Forse Galli della Loggia, come certi recenti nuovi lettori del suo giornale, mira a una "riduzione di valore" della nostra Carta costituzionale (se non, addirittura, a un suo superamento). Ma con quali prospettive istituzionali? 

 

Vincenzo Cutolo

 

Associazione EducaCi, Milano 

 

 

 

 

 

La folle legge Brunetta

 

Neanche una riga sulla folle prescrizione contenuta nella legge Brunetta di riforma della Pubblica Amministrazione, in cui è previsto che per legge il 25% dei pubblici dipendenti viene considerato "fannullone" per definizione, a prescindere dal rendimento effettivo?

Raffaele Neri

 

Caro Neri, grazie della sua sollecitazione. La norma cui lei fa riferimento ci sembra che riguardi i "dirigenti", non i cosiddetti "fannulloni": la "retribuzione di risultato" (cioè il premio di produzione) "non è attribuita al 25% dei dirigenti anche se hanno conseguito il risultato", come rileva la Flc-Cgil. In altre parole viene premiato al massimo il 75% dei dirigenti. Il tema è senz'altro da approfondire. Tenga presente però che non rientra nelle nostre reali possibilità (né nei nostri compiti) svolgere una attività di cronaca sindacale.

Noi qui, da Zurigo, siamo sempre disponibili a recepire e veicolare notizie e commenti sul mondo del lavoro del nostro Paese, e facciamo quel che possiamo. Al momento siamo per es. impegnati a pubblicare un'ampia riflessione in tre puntate (l'ultima delle quali appare proprio in questo numero) a riguardo del congresso della Cgil previsto per la primavera prossima.

 

Cordialmente - La red dell'ADL

 

 

 

 

 

Di me cosa ne sai

 

Ho letto con interesse l'articolo di Ugo Intini, L'occasione mancata della sinistra italiana sull'ADL della settimana scorsa. Mi ha fatto pensare, per un punto di vista che certo non può essere il mio per esperienza, ruolo ed età.

    Colgo l'occasione - è un contributo per riflettere su quegli anni in modo diverso - e segnalo un film documentario molto interessante, a proposito della "rivoluzionarietà" del PSI, "Di Me Cosa Ne Sai" di Valerio Jalongo, presentato con successo allo scorso Festival di Venezia.

    L'ho visto per caso, mi ha raccontato cose e coincidenze di cui non ero a conoscenza. Ne parlo anche nel mio blog http://radiopavlov.blogspot.com/2009/10/di-me-cosa-ne-sai.html .

 

Paolo Rumi