lunedì 8 febbraio 2010

Fiat, lo sciopero blocca tutte le fabbriche

Economia e lavoro 
 
Braccia incrociate per 4 ore contro la chiusura di Termini Imerese, ma anche per il futuro degli altri impianti. Adesioni tra il 50 e l'80%. Protesta a Mirafiori e Pomigliano. Scajola: c'è spazio per salvare Termini

In tutta Italia ieri (mercoledì 3 febbraio) si sono fermati per 4 ore gli stabilimenti del gruppo Fiat. E’ pienamente riuscito lo sciopero nazionale, proclamato unitariamente da Fim, Fiom, Uilm e Fismic contro la chiusura di Termini Imerese ma anche per il futuro degli altri impianti. Lo dimostrano i dati di adesione alla mobilitazione, mentre la Cgil esprime grande soddisfazione per l’iniziativa. Braccia incrociate dalle 10 alle 14 e dalle 18 alle 22 per i lavoratori delle fabbriche principali: produzione ferma da Termini a Mirafiori passando per Pomigliano.

    Secondo il Coordinamento nazionale auto della Fiom-Cgil, lo sciopero ha avuto adesioni che si collocano, nei vari stabilimenti, tra il 50% e l’80%, con punte anche superiori in alcune fabbriche.

    A Termini Imerese, l’impianto che chiuderà entro fine 2011 - nelle intenzioni del Lingotto -, gli addetti si sono fermati alle 10: davanti ai cancelli è partito un sit-in, alla presenza dei dirigenti sindacali e del leader della Fiom, Gianni Rinaldini. “Lo stabilimento non può chiudere – ha dichiarato proprio Rinaldini -, in Italia non esiste una sovracapacità, anzi il nostro paese, in Europa, è l'unico tra quelli industrializzati, ad importare auto perchè se ne producono poche rispetto alla richiesta di mercato. Fino a qualche mese fa - a suo avviso - Marchionne prevedeva investimenti e nuova occupazione a Termini Imerese poi, dopo l'accordo con Chrysler, ha deciso che la fabbrica deve chiudere, ma non esiste un motivo reale se non quello che l'azienda sta spostando il suo business agli Stati Uniti”.

    Un corteo di qualche centinaia di lavoratori è partito dallo stabilimento di Mirafiori. L’adesione media, secondo le tute blu, è stata pari al 50 % con punte del 70% tra gli operai. “I lavoratori non sono convinti del piano presentato – secondo il segretario provinciale della Fiom, Giorgio Airaudo -. C'è preoccupazione non solo per Termini ma anche per il futuro di Mirafiori, dove se non arrivano nuovi prodotti c'è il rischio che le 180mila vetture prodotte lo scorso anno diventino 95mila tra due anni”.

    Una data certa per discutere del futuro di Pomigliano d’Arco. Lo hanno chiesto i rappresentanti regionali dei sindacati di categoria, che hanno incontrato la stampa nella sede del Comune. Anche il sindaco della città, Andrea Della Ratta, ha ribadito la necessità di fare chiarezza in tempi brevi sul sito napoletano. Il Municipio è ancora presidiato da 36 lavoratori dello stabilimento, con contratto scaduto il 31 dicembre e non ancora rinnovato.

    Epifani, lo sciopero va benissimo - “Sta andando benissimo”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ha commentato la mobilitazione a sciopero ancora in corso. Ora, ha aggiunto, “bisogna accelerare la verifica delle ipotesi in campo per Termini Imerese”, dove si attende una proposta che consenta di continuare la produzione di auto, e anche “risolvere il problema dei precari sul tetto a Pomigliano d’Arco”. Il sindacato chiede inoltre di presentare al più presto il piano complessivo “perché il problema è anche in altre parti del gruppo”.

    “L’incantesimo si è rotto. La buona adesione che ha avuto oggi lo sciopero dei lavoratori del gruppo Fiat e, in particolare, la forte partecipazione che ad esso hanno dato i lavoratori più giovani negli stabilimenti in cui sono presenti in misura significativa, ci dice che i dipendenti del Gruppo hanno compreso che all’immagine positiva che circonda oggi il management Fiat non corrisponde necessariamente una realtà altrettanto positiva per il futuro industriale del Gruppo in Italia”. Questo il commento ai risultati dello sciopero di Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom-Cgil.

    Scajola, c’è spazio per salvare Termini - Nel piano industriale Fiat per l’Italia “per il governo c’è spazio anche per Termini Imerese”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Se l’azienda dovesse invece confermare la chiusura, allora verrà aperto “un tavolo per lavorare a una diversa indicazione industriale che eviti la chiusura di questo polo importante”. In ogni caso, a suo giudizio, “l’obiettivo deve essere quello di un aumento della produzione in Italia”.

    Questi sono i dati pervenuti al centro nazionale della Fiom entro le ore 17:00 di ieri.
    Torino. Adesioni medie del 50% nei vari stabilimenti, con punte del 70% in alcune aree di Mirafiori e del 100% alla lastratura ex Itca di Grugliasco.

    Milano. Vigorosa manifestazione sotto la sede della Regione Lombardia. Ad essa hanno partecipato i lavoratori provenienti da Arese e da altri stabilimenti della provincia.

    Corbetta (Milano). Buona adesione allo sciopero del locale stabilimento della Magneti Marelli. Al presidio realizzato fuori dalla fabbrica dagli scioperanti, hanno partecipato alcune decide di lavoratori tedeschi in lotta contro l’annunciata delocalizzazione della fabbrica in cui essi sono occupati a Reutlingen.

    Modena. Massiccia adesione allo sciopero (oltre l’80%) alla Ferrari, alla Maserati e nei due stabilimenti Cnh nella provincia emiliana.

    Crevalcore (Bologna). Nel locale stabilimento della Magneti Marelli, è stata registrata una delle adesioni più alte della giornata: oltre il 90%.

    Cassino (Frosinone). Nel grande stabilimento auto della cittadina laziale, l’adesione allo sciopero si colloca al 55%. Molto buona la partecipazione dei giovani.

    Atessa (Chieti). Alla Sevel, che con i suoi 5.500 addetti costituisce uno dei più grandi stabilimenti industriali del Mezzogiorno, è stata registrata un’adesione allo sciopero del 70%.

    San Nicola di Melfi (Potenza). Nel più grande stabilimento auto del Mezzogiorno lo sciopero è cominciato nel corso della notte tra il 2 e il 3 febbraio. I primi a scendere in lotta, infatti, sono stati infatti i lavoratori del turno notturno, quello che andava dalle 22:00 di martedì alle 06:00 del mattino di mercoledì.

    Termini Imerese (Palermo). L’adesione allo sciopero ha superato qui l’80%. Alla manifestazione tenuta in mattinata fuori dalla fabbrica, ha partecipato il Segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini.

    Alla Fma di Pratola Serra (Avellino), uno sciopero di 8 ore è stato indetto per la giornata di venerdì 5 febbraio. Infatti, dopo tre mesi di Cassa integrazione straordinaria, i dipendenti della Fma sono tornati oggi in fabbrica, con la prospettiva di essere rimessi in Cassa integrazione dopo una sola settimana di lavoro. Nella giornata di giovedì 4, i sindacati dei metalmeccanici terranno assemblee per illustrare ai lavoratori i motivi dell’iniziativa di lotta.

    Negli altri stabilimenti del gruppo Fiat, tra cui l’Iveco di Brescia, l’Iveco di Suzzara (Mantova) e la Fiat auto di Pomigliano d’Arco, in cui lo sciopero non è stato effettuato oggi a causa delle turnazioni nel ricorso alla Cassa integrazione, lo sciopero sarà effettuato nei prossimi giorni.      
       

martedì 2 febbraio 2010

I GIOVANI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Un argomento da approfondire, se si vuole parlare alla gente.

di Giovanna Chiara 

Ho letto che il Ministro Brunetta vuole fare un legge che costringa i genitori a cacciare da casa i figli quando compiono i diciotto anni.

    Si è detto che è stata una provocazione. Ma per la verità, non è l’unico della "casta" dei politici in età, di destra e di sinistra, che se la prende con i giovani. Già Padoa Schioppa li aveva chiamati "bamboccioni."

    E questa notizia va collegata con un’altra, forse meno nota ma più inquietante: che è vicina all’approvazione di una legge che sta per essere varata: i bambini vanno mandati a lavorare a quindici anni. Il loro impegno di lavoro vale l’anno di scuola dell’obbligo, cioè anziché andare a scuola, mandiamo i nostri quindicenni a lavorare sotto padrone per assolvere l’obbligo scolastico.

    E così, si completa lo smantellamento della scuola pubblica per la povera gente... fonte di grossi spechi. Mentre i finanziamenti alla scuola privata (e sappiamo di chi è la scuola privata in Italia), sono sacro-santi.

    E poi, sentiamo in televisione preti e politici censurare le donne italiane perché non fanno figli!
    Perché devono far figli le donne?
    Per mandarli a lavorare e buttarli fuori casa, diamine!
    Per chi?
    Per i bagni di folla dei potenti di matrice sacra e profana! E per incassare contributi e tasse. Altrimenti andranno in tilt appannaggi e pensioni della gente che vive troppo a lungo.

    Ma dove lo trovano lavoro questi nostri figli quindicenni o diciottenni?
    Oddio, non devono studiare, restano ignoranti ... potrebbero andare a raccogliere aranci e pomodori, fare i lavori che fanno gli extracomunitari.

    Così, oltre che risparmiare sulla scuola, si risolve anche il problema dell’immigrazione e si potranno buttare a mare tutti quelli che vengono a "rubarci" i lavori più umili.     

Per la Fiat è solo una questione di soldi

Dopo l’annuncio della cig per 30mila operai Marchionne spiega: “Senza incentivi, conseguenze sulle fabbriche”.

Epifani: “Benzina sul fuoco”.

Camusso: “Incentivi drogano la domanda”.

Da Bonanni ok ai soldi pubblici. Termini Imerese è già chiusa

di D. O.

La Fiat chiude le sue fabbriche per due settimane, mette 30 mila operai in cassa integrazione dopo aver distribuito lauti dividendi ai proprio azionisti, insiste nella chiusura definitiva dello stabilimento siciliano di Termini Imerese (e anzi la anticipa, secondo quanto denuncia la Fiom) e in vista dell’incontro con governo e sindacati del 29 gennaio rimette sul tavolo il buon vecchio aut-aut degli incentivi. Ossia: volete le fabbriche a pieno regime? Non è possibile senza i soldi dello stato. In un’intervista a Repubblica l’amministratore delegato Sergio Marchionne (che il 29 non ci sarà, perchè si trova a Detroit) la spiega senza giri di parole: “Non c’è niente che non sia stato già annunciato con largo anticipo, quando abbiamo ripetuto che senza gli incentivi ci sarebbero state conseguenze sulle fabbriche”. “In assenza degli incentivi – sostiene Marchionne - in Italia si perderanno 300mila auto: il mercato da due milioni scenderà a 1,7 milioni e poiché a soffrirne saranno le vetture piccole, l'impatto sarà più pesante per Fiat”. In quanto a Termini Imerese, incentivi o no per Marchionne il suo destino è già segnato: la Fiat “in futuro non pensa di utilizzare lo stabilimento per nessuno dei suoi business”.

    Marchionne assicura che l’azienda non vuole lo scontro con governo e sindacati. Anche il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, cerca di placare gli animi sostenendo che “tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e con il governo, che ha dimostrato in questi mesi una grande attenzione alla filiera dell'auto. In questo senso dalla Fiat, lo abbiamo già detto più volte, c'è la massima disponibilità”.

    Ma lo scontro già c’è e la decisione di mettere in cassa gli operai è stata letta sia dal governo che dai sindacati come una pressione che le parole di Marchionne sembrano in effetti confermare. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha parlato di “scelta inopportuna” e “dialogo difficile”. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, vede “benzina sul fuoco” e spiega: “La scelta dell'azienda di forzare in maniera così netta la chiusura di uno stabilimento, non dare risposte ai precari di Pomigliano, mettere in cassa integrazione 30 mila lavoratori per due settimane proprio quando si deve affrontare con il governo la questione della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, dimostra che l'azienda sta mettendo benzina sul fuoco”.

    Sempre in casa Cgil la segretaria confederale Susanna Camusso legge nell’operato della Fiat “una volontà di pressione per mantenere politiche di incentivi senza vincoli e senza una relazione con quanto avviene negli altri paesi”. Camusso ricorda pure che “politiche di incentivi ‘drogano’ la domanda, ma non determinano un’effettiva ripresa. Il tema vero sulla produzione delle auto deve, invece, riguardare: l’innovazione, le nuove alimentazioni e la sostenibilità; la distribuzione dei volumi produttivi di Fiat e l’aumento della produzione in Italia; garanzie per il futuro degli stabilimenti e dell’occupazione. Questi rimangono per noi i vincoli per un’eventuale politica di incentivi oltre che il centro della discussione sul piano industriale”. “Resta evidente – conclude Camusso - che il futuro industriale nei due stabilimenti del Sud rimane per noi centrale, a partire da una soluzione industriale vera per Termini Imerese in grado di mantenere l’occupazione diretta e indiretta. Fiat non può pensare che una volta annunciato il problema, le sue responsabilità passino in capo ad altri”.

    Assai più propenso agli incentivi il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che durante la trasmissione 'Mattino 5' spiega; “Gli incentivi sono in ballo e noi siamo per darli ma, visto che sono soldi pubblici, a condizione che i cittadini possano riconoscere una loro utilità, vale a dire che non si perdano posti di lavoro”. In quanto a Termini Imerese, “noi sosteniamo che tutti gli altri siti vanno fortificati – dice Bonanni -. Su Termini diciamo che si può pure produrre altro, anche in ausilio a Fiat ma bisogna non chiudere il sito. Se lo Stato dà soldi qualcosa deve anche ottenere”.

    Nel frattempo Termini è chiusa. E’ ancora sospeso l'assemblaggio della Lancia Ypsilon nella fabbrica siciliana, dove lavorano complessivamente 1.350 persone e altre 600 sono occupate nelle aziende dell'indotto. “Noi siamo qui davanti i cancelli pronti a lavorare, lo stop alla produzione non dipende da noi”, dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil. La decisione di fermare la consegna delle auto è arrivata ieri da Torino. Con un telegramma inviato ai sindacati e a diverse autorità istituzionali, la Fiat ha spiegato le ragioni della scelta: “Da alcuni giorni - scrive la direzione aziendale della fabbrica siciliana - lo stabilimento è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l'attività lavorativa”. Il riferimento è anche alla protesta, ancora in corso, dei 13 dipendenti della Delivery Email (18 occupati in tutto) che da martedì scorso manifestano su uno dei capannoni dello stabilimento in difesa del loro posto di lavoro, dopo avere ricevuto una lettera di licenziamento a partire dal primo febbraio. “Motivi di sicurezza e blocco delle merci sono solo un pretesto, la verità è che la Fiat sta anticipando la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese: è molto grave”. Questa la replica di Mastrosimone. “I lavoratori di Fiat sia ieri sia stamattina - dice Mastrosimone - si sono presentanti sul posto di lavoro, è la Fiat che ne ha impedito l'ingresso. Per noi sono in cassaintegrazione”.

    “Abbiamo gia' 16 lavoratori sui tetti a Termini (i dipendenti dell’azienda di servizi Delivery Email, ndr), altrettanti a Pomigliano, ora arriva l'annuncio del blocco degli stabilimenti proprio alla vigilia dell'incontro al Ministero dello sviluppo economico. Direi che la situazione non è solo preoccupante, ma che l'atteggiamento di Fiat è assolutamente arrogante e inaccettabile”. Aggiunge Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, ai microfoni di CnrMedia.

a cura di rassegna.it  

martedì 19 gennaio 2010

tassare le banche, crisi, Fiat, metallmeccanici, sciopero Italtel

In breve

a cura di rassegna.it

 

Crisi

Obama propone di tassare le banche

 

"Una tassa sulla responsabilità della crisi finanziaria da imporre alle maggiori società finanziarie degli Stati Uniti". Lo annuncia la Casa Bianca anticipando le grandi linee delle proposte in arrivo dal presidente Barack Obama. L'idea è quella d'imporre la tassa sulla responsabilità della crisi, che dovrà ricevere il via libera del Congresso, fino a quando "il popolo americano non sarà stato totalmente compensato per l'assistenza straordinaria fornita a Wall Street". La tassa avrà una durata minima di dieci anni, di più se necessario, per restituire al Tesoro gli aiuti del Tarp (Troubled Asset Relief Program) destinato a risollevare la banche colpite dalla crisi dell'anno scorso.

 

 

Crisi

Fmi, per lavoro peggio deve ancora arrivare

 

Mentre alcuni parlano dell'inizio della ripresa, per il mondo del lavoro "il peggio crisi rischia di dover ancora arrivare". L'ammonimento arriva dal direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn: "Negli Usa e nell'area dell'euro la disoccupazione ha raggiunto il 10 per cento, e potrebbe aumentare ancora", ha affermato durante una conferenza stampa.
    "Dobbiamo tutti tenere bene a mente che una crisi del lavoro non ha solo natura economica, ma ha anche una natura sociale. Questa crisi del lavoro durerà ancora per mesi - ha proseguito - non possiamo dire che sia alle nostre spalle". A suo giudizio, i governi devono prendere misure appropriate, ad esempio, con l'economia che migliora "spostare parte dei fondi di sostegno che hanno già deciso di spendere verso il lavoro".

 

 

Fiat

Rinaldini, sciopero sarà di tutto il gruppo

 

"Credo vada sottolineato che lo sciopero che i sindacati dei metalmeccanici hanno proclamato oggi unitariamente non riguarda solo gli stabilimenti auto, ma l'intero Gruppo Fiat, compresi anche veicoli industriali, macchine agricole e movimento terra, componentistica". Lo precisa in una nota il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini. "Lo sciopero è stato quindi fissato per il 3 febbraio - aggiunge il leader sindacale - perché un'iniziativa di lotta di queste dimensioni va preparata con assemblee in tutti gli stabilimenti del Gruppo".

 

 

Metalmeccanici

Mirafiori Presse boccia il nuovo contratto

 

L'assemblea delle Presse della Fiat Mirafiori ha approvato un ordine del giorno in cui si boccia l'accordo per il contratto dei metalmeccanici e si chiede il voto di tutti i lavoratori. Lo rende noto la Fiom. L'assemblea, alla quale hanno partecipato circa 200 lavoratori, era stata organizzata dalla Fim e dalla Uilm per spiegare l'accordo. Erano presenti il segretario nazionale della Fim Bruno Vitali e il segretario generale della Fim di Torino, Claudio Chiarle. A darne notizia è l'Ansa.

 

 

Italtel

sciopero riuscito a Roma e Milano

 

"Dire che uno sciopero è riuscito al 100% è riduttivo nel caso di quello che è accaduto questa mattina nella sede Italtel di Settimo Milanese". A dirlo in una nota è la Fiom Cgil di Milano, riferendo che "tutti i lavoratori di Castelletto hanno aderito alla mobilitazione indetta per contestare l'ennesimo taglio occupazionale (450 esuberi) annunciato l'8 gennaio dai vertici dell'impresa e che più di 500 persone hanno partecipato al presidio organizzato davanti all'ingresso del sito". Sciopero e manifestazione anche nella Capitale.

 

 

Economia

Fitoussi: "La statistica? Questione di democrazia"

 

All'Istat l'incontro "Oltre il Pil". L'economista spiega perché non misura il benessere: "Se la gente non si riconosce nei numeri, ha l'impressione che siano manipolati". Servono nuovi indicatori basati su famiglie, redditi medi e condizioni materiali.

 

 
 
 

"Io giudice reo di ateismo" / "Serve una nuova Lepanto" / "Se si ritorna a Crispi"

Io giudice reo di ateismo
 
Il prossimo 22 gennaio di fronte al CSM il caso del giudice Luigi Tosti, sospeso e condannato perché laicista militante Avviso tutti gli amici che mi hanno sostenuto nella battaglia per la rimozione dei crocifissi dalle aule dei tribunali italiani che il prossimo 22 gennaio 2010 sarà celebrato, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, Piazza Indipendenza n. 4, ROMA, il procedimento disciplinare che è stato aperto, circa 5 anni fa, a mio carico per essermi io rifiutato di tenere le udienze sotto l'incombenza dei crocifissi. Un procedimento, questo, per il quale ha subito due condane penali ad un anno di reclusione (poi annullate dalla Cassazione) e sto subendo, da 4 anni, la sospensione dallo stipendio e dalle funzioni. Mi difenderò da solo e l'udienza sarà pubblica (anche se l'aula non è particolarmente capiente). La presenza di televisioni sarebbe oltremodo gradita, non avendo io alcunché da nascondere o di cui vergognarmi: credo, però, che l'Avv. Nicola Mancino negherà le autorizzazioni per impedire che venga ripreso questo processo, degno della migliore Santa Inquisizione della Chiesa cattolica. In ogni caso, rappresento che presterò il consenso preventivo a quanti vogliano chiedere di riprendere il processo e divulgarlo. In caso di condanna e di conseguente rimozione dalla magistratura, adirò la Corte Europea dei diritti dell'Uomo: in caso di assoluzione e di reintegrazione in servizio, seguiterò a rifiutarmi di tenere le udienze sino a che il Ministro di Giustizia (oggi Angelino Alfano) non avrà rimosso l'ultimo crocifisso dall'ultima aula di giustizia della Colonia Pontifica, cioè dell'Italia. Presagisco (ed anzi spero) che i membri del CSM, per non offendere i desiderata di Papa Benedetto XVI ed anche per non correre il rischio di essere linciati e di essere bollati come "ubriaconi" (com'è avvenuto per i giudici della CEDU), opteranno per la prima soluzione.
E' gradita la massima diffusione di questa notizia.
Buon Sol Invictus a tutti.

Luigi Tosti
 
 
 
 
La Padania: " Serve una nuova Lepanto"
 

Per «arginare» un Islam sempre aggressivo, come mostrano i rapimenti dei due italiani in Mauritania e il fallito attentato sul volo della Delta, «l'Occidente cristiano» deve reagire con una nuova Lepanto, il che richiede però un nuovo Pio V che dia vita a una Lega Santa. Fatto questo che oggi non è all'orizzonte, visto che la Chiesa «appare del tutto arrendevole, schiacciata del tutto su posizioni solidaristiche del tutto perdenti». Gli fa eco il Giornale della famiglia Berlusconi, quello che parla del partito dell'amore e minchiate varie, titolando "Fermiamo gli immigrati islamici". Il buon Feltri si scaglia contro chi vorrebbe una legge per dare cittadinanza agli extra comunitari, praticamente con Fini e PD. Ma vediamo come, secondo la lega, cosa dovrebbe fare il Pio V di turno.

    La battaglia di Lepanto, località sul Golfo di Corinto, dove avvenne lo storico scontro del 7 ottobre 1571 tra le flotte musulmane dell'Impero Ottomano e della cristiana Lega Santa che, riuniva forze navali di Venezia, della Spagna (con Napoli e Sicilia) "praticamente terroni", di Roma, di Genova, dei Cavalieri di Malta e del Ducato di Savoia, federate sotto le insegne pontificie. La coalizione cristiana era stata promossa da Papa Pio V per soccorrere la "cristianità veneziana". In quella battaglia navale, "il saraceno e mamma li turchi", furono sconfitti. Papa Pio V prima di diventare pontefice fu nominato inquisitore generale da Pio IV e organizzò la distruzione delle colonie calabre dei valdesi, nel giugno 1561. Con il supporto dei signorotti locali, presero d'assalto la zona nord- ovest della regione, dov'erano gli insediamenti valdesi distruggendo interi villaggi e sterminandone le popolazioni. Il massacro si concluse con la cattura di circa 1.600 persone e l'uccisione di altri 2.200 uomini, donne e bambini di confessione valdese, con modalità raccapriccianti. 

    Secondo la Lega, ed anche secondo il "Giornale", la cristianità dovrebbe usare la logica dello sterminio calabro Valdese. Un Papa che, come si professa Berlusconi, abbia le palle. Un pensiero gentile da proporre per il nuovo corso della storia politica italiana, un passo verso il partito dell'amore e contro l'odio. Un piccolo passo per Berlusconi e Bossi, un grande balzo per l'umanità... verso il baratro.

 

Vito Fichera
 
 

 

Se si ritorna a Crispi

 

L'incredibile, allucinata requisitoria dell'on. Cicchitto – già affiliato alla P2 – nel corso del dibattito parlamentare sull'aggressione al presidente del consiglio (per una sintesi cfr. il Fatto Quotidiano, 16 dicembre) è una sorta di revival degli anni Settanta, ma di segno sconvolto: criminalizzazione delle opposizioni ed evocazione di trame e di congiure sotto forma di network. Si rivela così un tipico meccanismo psicologico, per cui la repulsione esacerbata di una realtà si accompagna al suo desiderio. E l'oggetto di questo voluttuoso timore sono gli anni Settanta. Quando si sparava sulle manifestazioni e i responsabili in divisa di omicidi erano coperti da un'imperturbabile impunità, solo recentemente appena scalfita dalle laboriose indagini sui "fatti di Genova", col loro penoso esito riduttivo, con le loro conseguenze nel grado di fiducia nelle "istituzioni" italiche.

    È ovvia la nostra solidarietà a quelle persone e a quegli organi di stampa colpiti dagli attacchi di colui che può essere considerato l'incarnazione, quasi un rudere, della degenerazione del PSI nella seconda metà degli anni Settanta – per chi scrive argomento di rovello storico sin dai tempi del liceo. Un nostro maestro, Gaetano Arfé, ha ricordato alcune volte aneddoti riguardanti l'attuale capogruppo delle destre alla Camera. Qui mette conto ricordare solo il colloquio di Arfé con un amareggiato Riccardo Lombardi, quando, in occasione della diffusione dei nomi degli affiliati alla P2, fu chiaro chi fosse uno dei suoi giovani più attivi (e commenta Arfé: Lombardi era troppo fiducioso verso i giovani). Ne derivò un memorabile schiaffo da parte di Lombardi. Potenza simbolica: un capo del CLNAI che schiaffeggia un rampante affiliato alla P2, la Resistenza contro la Propaganda Due. Ahimé, uno schiaffo non bastava per salvare un partito dalla "mutazione antropologica", che proprio i giovani rampanti di allora fiutarono, avallarono, tradussero in quotidiana prassi. Si tratta di un tema che va ripreso, anche perché è lì che si forma uno dei percorsi dell'attuale (ma ormai permanente) anomalia etico-politica in Italia.

    Come ogni discorso istituzionale – ma ormai occorre sottintendere, un istituzionale degradato, direi "sputtanato" – quello tenuto dall'on. Cicchetto va letto anche per le assenze, per l'implicito. Ciò che non dice e ciò che falsifica in modo strumentale, certo; ma anche e soprattutto in relazione a quelle forze – politiche e culturali – che costui non avuto la bontà di citare fra i cospiratori. Per chi non lo avesse notato, brillano le assenze dei quotidiani e degli organi di informazione della sinistra, in primis il manifesto. Mancano i partiti e le associazioni della sinistra, espulse dal Parlamento, dall'informazione nazionale e da molti enti locali. Mancano i movimenti dissidenti che hanno rianimato l'opposizione alle destre negli ultimi anni, in primis i social forum, in cui il respiro politico-culturale andava ben oltre i (discutibili) V[affa]-day e i (pur lodevoli) NoB-day.

    Insomma, l'attuale compagine governativa dimostra di non limitarsi più al predominio ma di far prove (inconsapevolmente?) di egemonia, almeno in uno dei suoi aspetti: si è scelta da sola e per proprio conto la propria opposizione, radicalizzando contro di essa i toni dello scontro politico e così catalizzando su questa parte rilevante dell'opinione politica. Quella estrerna, estranea e avversa a sé.

    Le altre opposizioni – quelle della sinistra, quelle suicidatesi nel corso degli ultimi quattro anni di oscillazioni, lacerazioni e incertezze – devono tornare a combattere la lotta per il proprio riconoscimento. Siamo tornati a prima di Crispi, l'ex garibaldino che rappresentò ai massimi livelli istituzionali l'involuzione degli ideali risorgimentali nell'Italia post-unitaria. Un salto nel passato nient'affatto invidiabile. E una lettura solo occasionale di Salvemini già ci mette in guardia dal ricorrente crispismo dei riformisti nostrani.    

 

Gaetano Colantuono