mercoledì 11 giugno 2008

Futuro vo' cercando

Una storia in presa diretta: un ragazzo di Portici ci racconta la sua storia di giovane precario alla ricerca di un lavoro. Al sud come al nord il bisogno di sicurezza si scontra con un’amara realtà.

di Fabio De Rosa *)

Quando hai in famiglia qualcuno che ha già lasciato Napoli è molto più facile, semplice perché basta seguirlo, perché sicuramente ti darà ospitalità, perchè ti aiuterà quando non conosci niente e nessuno.

Se dovessi esprimere una ragione del perché mi sono trasferito a 900 km da Napoli barrerei la casella vicino alla parola lavoro, ma ci aggiungerei: contratto, busta paga, ferie, malattia,contributi e quanto altro è un normale regolare lavoro.

Quando questo diventa l’eccezione si può decidere di vivere un anno della propria vita nella provincia anonima del Nord Italia lavorando in una fabbrica di merendine a cioccolato piuttosto che in una di antine in legno o ancora di cucine componibili o segnare per sempre la propria arcata sopraccigliare con 6 punti di sutura per diventare per 3 mesi una tuta blu, quelle che hai sempre visto in tv durante gli scioperi per il rinnovo contrattuale.

Diplomato all’istituto tecnico a Scampia e deciso a non seguire i compagni di classe andati ad ingrossare le file dei soldati di professione per sfuggire a quelle delle liste di disoccupazione, avevo bisogno di attestare a me stesso ed agli altri che occupavo un posto nella società quello di lavoratore non importa dove né per quanti soldi, ma volevo avere un lavoro di quelli veri con tanto di contratto, di livello, qualificato non come volantinatore o come agente porta a porta di contratti telefonici.

Ma tutto passava per le agenzie interinali che sollevano il datore di lavoro dall’onere di mantenere i rapporti con il lavoratore: non vieni licenziato o assunto ma semplicemente il tuo contratto viene rinnovato o meno.

Rispetto alla situazione campana e di tutto il Sud Italia sembrerebbe una sorta comunque di avanzamento, poiché nelle nostre zone un lavoro regolare è spesso una chimera.
La tutela dei diritti che dovrebbe essere rappresentata da quel contratto è, però, in realtà fittizia poiché essi vengono sistematicamente scavalcati dal ricatto del rinnovo della prestazione lavorativa. Vendi la tua forza lavoro al miglior offerente, quando il mercato lo richiede in periodi già prestabiliti che sono dettati da picchi di produzione o in prossimità di chiusura degli ordini delle fabbriche.

La condizione di ricattabilità è forte e presente al Sud ma anche al Nord seguendo strade molto diverse che però hanno il medesimo scopo: aggirare l’intero apparato di tutele e diritti conquistati a caro prezzo nel passato attraverso il ricatto che ricade sulla tua scelta di vita, sul tuo futuro, su i tuoi sogni e desideri.

La legge 30 pone una questione morale sopra tutte: quella della dignità di ogni individuo di percorrere la propria strada scegliendo lui cosa è meglio per se stesso.
Il lavoro non è semplicemente un problema di salario ma è il diritto indiscusso di dover lavorare per vivere e non di vivere, e ogni giorno morire, per lavorare!

*) Cgil - Articolo 1

LA DERIVA SECONDO LA BANCA D'ITALIA

Spigolando tra le 350 pagine della Relazione Annuale presentata dal governatore Draghi in occasione dell’assemblea di Bankitalia si scopre che i mali della Penisola sono sempre quelli. Ma peggiorati.

di M. Sironi

Nel 2007 gli italiani hanno lavorato di piu’ per guadagnare gli stessi stipendi, hanno cominciato a "tirare la cinghia" non in senso figurato, hanno dovuto risparmiare di meno, rifugiandosi nei Bot, e gli scappa sempre piu’ spesso di emettere assegni a vuoto (naturale quindi che una buona fetta del Paese resti tenacemente attaccata ai pagamenti in contanti). E' il ritratto del Bel Paese che emerge dalla Relazione Annuale della Banca d’Italia, presentata il 31 maggio in occasione dell’assemblea dell'istituto centrale.

Se le "Considerazioni Finali" del governatore Draghi si segnalano per il sereno equilibrio con cui delineano problemi e soluzioni, l’allegato tomo di 350 pagine parla con la franchezza dei numeri, e non ne esce un bel ritratto.

Dunque, nel 2007 l’occupazione in Italia e’ aumentata ancora (+1% il numero degli occupati), ma essenzialmente perche’ la riforma delle pensioni ha trattenuto piu’ italiani sul posto di lavoro (mentre ad esempio diminuiscono gli studenti lavoratori). Quanto alle retribuzioni, l’incremento e’ stato del 2,1%, ma le retribuzioni reali (cioe’ deflazionate in base all’indice dei prezzi al consumo) sono salite solo dello 0,2%. Ma poiche’ la produttivita’, come e’ arcinoto, sta calando da dieci anni, il fattore lavoro e’ passato nel mix del valore aggiunto dal 63% al 64,5%: come dire che gli italiani per guadagnare lo stesso stipendio devono lavorare di piu’.

Nessuna sorpresa quindi se nello scorso anno la spesa delle famiglie italiane per i beni non durevoli (cioe’ la classica spesa della settimana al supermarket, tra cui alimentari e bevande) e’ scesa dello 0,3%. In Italia si comincia a tirare la cinghia, anche se la cifra dedicata all’acquisto di computer, telefonini e comunicazioni in genere e’ salita del 6%.

Ma si risparmia anche sul risparmio, che una volta era l’arma segreta della nostra economia, perche’ la propensione delle famiglie a mettere qualche soldo da parte ha confermato il suo calo costante, passando dall’11,5% del 2006 all’11,2% del 2007. La consistenza complessiva del risparmio (52 miliardi) e’ ora pari al 3,4% del Pil (nel 2006 era il 4,6%).

Visto l’andazzo delle borse, tranquillizza sapere che oggi gli italiani sono tornati ai bot e depositi bancari, tralasciando gli investimenti piu’ a rischio come azioni e fondi comuni, tanto che nello scorso anno le vendite nette di quote di fondi hanno raggiunto i 35 miliardi di euro. Non si arresta invece la marcia verso gli strumenti di pagamento piu’ evoluti: nel complesso l’utilizzo dei sistemi di pagamento elettronico e’ salito del 6,6%, pur restando ben al di sotto della media europea, mentre il numero degli assegni emessi si e’ specularmene ridotto del 6%.

Ma fa scalpore il forte incremento (+26%) degli assegni iscritti al CAI (Centrale Allarme Interbancaria) perche’ senza copertura o a firma falsa. Cresce anche il numero delle carte di credito revocate perche’ senza copertura. Sono invece diminuite, nel settore, le frodi dopo i picchi del 2006.

Se il 58% degli assegni iscritti al CAI riguarda il Sud e le Isole, la differenza tra Nord e Sud viene rimarcata anche dalla tendenza delle famiglie ad utilizzare la cartamoneta, tendenza piu’ diffusa nel Mezzogiorno dove anzi appare in aumento: nell’arco del 2006 la quota di spesa per contanti sugli acquisti di beni di consumo e’ passata dal 58% al 61%. Tra le ragioni indicate dalla Relazione, il timore di frodi e l’ampia diffusione dell’economia sommersa. E chi e’ andato al cinema a vedere "Gomorra", premiato a Cannes, intuisce che cosa questo possa significare.

lunedì 26 maggio 2008

Un esempo da seguire?

Non so altrove, a Milano i muri sono tappezzati di manifesti firmati Alleanza Nazionale con la faccia di Giorgio Almirante. "Un grande italiano. Un esempo da seguire", si dice, facendo riferimento al ventesimo anniversario della sua morte, e a una messa che sara' celebrata in una chiesa del centro. (Allego una foto del manifesto scattata da Leonardo Visco Gilardi).
A nome della sezione milanese dell'ANED esprimo la più sdegnata condanna di questo manifesto. Giorgio Almirante fece parte per 5 anni, dal primo all'ultimo numero, della redazione della rivista fascista "La difesa della razza", principale veicolo nel nostro paese di quella politica razzista che sfociò tra il '43 e il '45 nella deportazione e nello sterminio di migliaia di uomini, donne e bambini ebrei. E fu altissimo esponente della RSI, arrivando a firmare il famoso manifesto in cui si prometteva la "fucilazione nella schiena" degli "sbandati ed appartenenti a bande" che non si fossero piegati alla leva della repubblica di Mussolini, al soldo dell'alleato nazista.
Il manifesto milanese ci parla della cultura politica di forze che oggi occupano altissime cariche istituzionali. Le lacrime di fronte al museo Yad Vashem di Gerusalemme sono archiviate; le critiche al fascismo, come "male assoluto", pure: oggi è cambiato il vento, e AN rivendica con orgoglio una storia fatta di disonore.
I superstiti dei lager e i familiari dei Caduti esprimono la loro protesta per una iniziativa che riporta indietro di decenni il dibattito politico nel nostro paese.

ANED di Milano

giovedì 22 maggio 2008

Franchezza sul futuro di Alitalia e chiarezza su ruolo Ermolli

Noi del PD siamo a favore del decreto che autorizza il prestito ponte di 300 milioni ad Alitalia, ma...

di Luigi Zanda *)

È per senso di responsabilità nei confronti dei lavoratori di Alitalia che il Partito Democratico vota a favore del decreto.

Al presidente Berlusconi chiedo di parlare di lealtà e franchezza più che di garbo e gentilezza perché finora sul caso Alitalia non abbiamo ascoltato nessuna franca analisi delle ragioni della crisi e nessun chiaro progetto per il futuro. La crisi Alitalia viene dalle degenerazioni che negli anni 80 e 90 hanno caratterizzato la nostra industria di Stato.

Ma la data che segna il passaggio a una difficoltà drammatica è l'11 settembre 2001 quando governi e compagnie aeree hanno aperto gli occhi. Chi ha capito ha preso le contromisure. Chi non ha capito ne ha subito le conseguenze. In Italia, chi ha governato dal 2001 al 2006, ha proseguito la politica del ripianamento delle perdite di Alitalia. Ha sprecato l'occasione di rendere operativo l'unico progetto possibile, creare una holding con Air France e Klm, procedendo alla privatizzazione.

Ma niente privatizzazione, solo continua e progressiva perdita di pezzi di mercato e, per il vincolo europeo, impossibilità di continuare a ripianare le perdite. Tralascio il gravissimo danno provocato dalla dissennata politica che ha visto svilupparsi sull'intero territorio nazionale ben 100 aeroporti che sembrano essere stati fatti crescere apposta per rendere ancor più irrazionale il traffico aereo italiano.

Con franchezza bisognerebbe inoltre valutare il ruolo che Berlusconi ha assegnato a Bruno Ermolli promotore, per procura privata, della 'cordata' italiana tanto annunciata ma che ancora non c'è. Fa molto effetto la disinvoltura con la quale Ermolli ha svolto il suo incarico e la tranquillità con cui ha portato avanti rilevanti iniziative nei confronti di Alitalia, fa effetto se la si confronta con il rumore che a suo tempo il centrodestra sollevò nei confronti di Angelo Rovati per fatti rivelatisi inesistenti.

Il prestito ponte di 300 milioni può avere un senso soltanto se serve a consentire ad Alitalia di sopravvivere il tempo necessario ad avviare e mettere a regime un nuovo progetto di ristrutturazione e rilancio solido e convincente, la cui responsabilità venga assunta da un qualificato azionista del settore dell'aeronautica civile, un azionista capace di pilotare la compagnia fuori dalla crisi. Per noi questo azionista era Air France. Ma il centro destra, capeggiato da Silvio Berlusconi, ha boicottato le trattative per poi, dopo aver vinto le elezioni, balbettare sugli approdi cui Alitalia dovrebbe essere condotta. A questo punto chiediamo che sul futuro di Alitalia il ministro Tremonti venga al più presto a riferire in Senato.

*) Vicepresidente dei senatori del Partito democratico

venerdì 11 aprile 2008

CHI GOVERNÀ LA CRESCITA ZERO?

Se negli States i padri di famiglia abbandonano casa lasciando la chiave nella toppa, i mercati finanziari vanno in crisi e le economie occidentali rischiano la recessione: stiamo esagerando?

di M. Sironi
Ormai lo dice anche il Fondo Monetario Internazionale nell’ultimo World Economic Outlook: la crisi, innescata dai mutui subprime, e’ di ampiezza tale da colpire non solo il sistema finanziario dell’Occidente, ma anche la crescita economica mondiale: nel 2008 sara’ solo del 3,7%, stima rivista al ribasso rispetto a quella di gennaio. Gli Stati Uniti, che la crisi l’hanno provocata concedendo mutui casa praticamente a chiunque, cresceranno solo dello 0,5%. L’Europa, che per di piu’ e’ anche strozzata dal supereuro, non potra’ certo fregarsi le mani, perche’ lo shock finanziario blocchera’ il suo sviluppo all’1,4%. Beninteso come valore medio, perche’ per certi paesi come l’Italia la crescita prevista e’ dello 0,3%.

‘’Pessimismo esagerato’’ – dice il governatore Mario Draghi. Ma alcuni apprezzati economisti, come Mouriel Roubini e David Roche, prevedono per lo Stivale una crescita vicinissima allo zero, se non proprio una recessione. Dunque chi vincera’ le elezioni del 13 e 14 aprile rischia di dover governare la Nave Italia in un momento tra i piu’ procellosi. E tutto perche’ l’anno scorso negli USA si e’ sgonfiata la bolla immobiliare, quella che per anni ha permesso a moltissimi americani di spendere e spandere al di sopra delle loro effettive possibilita’ grazie alle quotazioni ribollenti delle loro case.

Il fatto e’ che negli USA, se un padre di famiglia si accorge che il mutuo che gli resta da pagare e’ piu’ grande del valore di mercato della sua casa, puo’ semplicemente andarsene lasciando le chiavi nella toppa: chiuso l’incidente, piu’ nulla e’ dovuto alla banca. E con lo sboom e’ successo a tanti: a fine 2008 ci saranno 16 milioni di case ‘’sott’acqua’’ , ha detto Roubini all’ultimo meeting di Cernobbio.

La crisi , partita dai subprime (mutui concessi a clienti privi di garanzie), si e’ estesa ai prime (mutui per clienti garantiti), alle attivita’ edilizie in genere, e poi ai consumi delle famiglie che rappresentano il 72% del PIL statunitense. Ma non ha risparmiato il mercato puramente finanziario dei prodotti derivati, tra i quali abbondano le obbligazioni emesse dalle banche per cartolarizzare i loro crediti, a rischio e non a rischio, che a loro volta sono entrare in massa nei portafogli degli hedge fund (fondi di investimento che investono programmaticamente in prodotti ad alto rischio/rendimento). I quali hedge fund operano tipicamente utilizzando alla grande la loro leva finanziaria, leggi capacita’ di indebitarsi. Morale: le stime dell’FMI parlano di 1000 miliardi di dollari di perdite a livello mondiale, di cui la gran parte verra’ assorbita dalle banche americane. Ma non solo, perche’ dopo le banche Usa la crisi ha toccato anche quelle europee, con tanto di colossi come l’UBS che si trova costretta a decapitare il vertice aziendale e a chiedere l’aiuto di Sergio Marchionne ( il deus ex machina artefice della rinascita Fiat).

Ma , tornando a noi, c’e’ un ma: la crisi italiana ha poco o nulla a che fare con hedge fund e subprime, verso i quali sono esposte – ma per poco – solo alcune delle nostre grandi banche, come Unicredit e BNL. E’ l’FMI a dirlo. I nostri problemi sono li’ da sempre, e sono strutturali : scarsa produttivita’, infrastrutture carenti, colossale debito di Stato: possiamo risolverli con un mondo in recessione?