sabato 19 ottobre 2013

Verdiani in Australia

LETTERA DA ADELAIDE


IL CONCERTO DI ADELAIDE



Nella stupenda Elder Hall del Conservatorio di Adelaide, Domenica, 6 ottobre, un pubblico affollato e religiosamente attento e partecipativo ha celebrato degnamente il bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi.

Il programma dei brani tratti dalle opere, sapientemente scelti dal Professor Antonio Comin, ha idealmente percorso le tappe della carriera artistica di Verdi, dalla prima opera, Oberto, Conte di San Bonifacio, rappresentata al Teatro alla Scala di Milano nel 1839, al Falstaff , rappresentata allo stesso Teatro nel 1893 e infine chiuso con la sublime e solenne Messa da requiem.

Ogni brano è stato introdotto dal Professor Comin con una presentazione impeccabile ed elegante, ma anche calda ed appassionata, che ha portato il pubblico ad immergersi nei tempi, luoghi ed emozioni che hanno ispirato le varie opere.

Anche la scelta del Coro, l'Adelaide Harmony Choir, uno dei cori più numerosi di Australia, con i suoi circa 100 membri, ha contribuito a conferire maestà e potenza alla musica di Verdi, eccellentemente eseguita dalla Norwood Symphony Orchestra con la direzione di David Reid.

Applauditissimi, il soprano Teresa La Rocca e il giovanissimo baritono Andrew Jones, che ha stupito il pubblico per la profondità della sua voce.

Dulcis in fundo, una bella sorpresa preparata dal Professor Comin, dopo la fine del programma, è stata l'esecuzione del Va pensiero dal Nabucco, con l'invito al pubblico a partecipare.

I commenti da me raccolti a fine concerto e nei giorni immediatamente successivi attraverso un gran numero di testimonianze è che noi, Italiani di Adelaide, abbiamo bisogno di più eventi di questo genere e di più eventi culturali in genere per tener viva la nostra cultura italiana, ma mi sia permesso di commentare, a mia volta, che mi sembra niente sia cambiato dal lontano 1986, quando su questa stessa pagina del Globo, lanciavo un appello per una maggiore partecipazione e scambio fra organizzazioni italiane per portare a termine progetti culturali rilevanti per qualità e impegno finanziario.

Per allestire un evento, tipo questo concerto, c'è un lavoro inestimabile dietro le quinte, che non può essere assolto solo da poche persone. Per realizzare di più, occorre partecipare di più, e per partecipare occorre che la propria individualità, e il bisogno impellente che ogni Italiano ha di affermarla in primo piano, venga invece incanalata in lavoro di Gruppo, per il quale quello che conta è il risultato e soprattutto la qualità dello stesso.

Pensando al grande lavoro svolto per questa occasione, vorrei ringraziare, personalmente, e a nome anche di tutti quelli che condividono, prima di tutto, il Professor Antonio Comin, perché senza di lui, questa celebrazione non avrebbe avuto luogo, poi Cesare La Stella, Angela Vaccari e gli altri membri dell'Italian Cultural Association che si sono occupati intensamente della pratica realizzazione dell'evento, Deborah Baldassi per la bellisssima realizzazione del poster e, non per ultimi, gli sponsors che con la loro generosità hanno contribuito a varare il progetto, infine il pubblico che ha partecipato e con il suo entusiasmo ha sigillato la validità di questo tipo di eventi.

A credito dell'Italian Cultural Association va il fatto che unica, fra le organizzazioni italiane di tutta l'Australia (salvo smentita), ha celebrato l'Anno Verdiano con una rappresentazione simile, senza, fra l'altro, alcun contributo da parte delle Istituzioni Italiane.

Giovanna Fabrizio, Adelaide (Australia)

Care amiche e cari amici, lontani ma vicini, grazie della bella notizia e vivissime congratulazioni! – La red dell'ADL

lunedì 14 ottobre 2013

LETTERA AL DIRETTORE Francamente me ne infischio

Egregio Direttore, sia detto con grande rispetto per Lei, ma al suo Editoriale (Inciampare due o più volte, ADL 3.10.2013) rispondo proprio come in oggetto. Me ne frego! Me ne frego della nipote di Mubarak. Me ne frego di Berlusconi. Me ne frego del Parlamento.
E basta co' sta storia. E' forse quella l'unica nefandezza accettata o creduta da un Parlamento di nominati? Nelle commissioni parlamentari ne approvano a decine tutti giorni. Tutti i giorni. E il Governo Letta? Si è provato a leggere come è composto uno, anche uno solo, dei suoi decreti omnibus. Quelli che costituzionalmente dovrebbero avere il crisma della necessità e dell'urgenza e invece mischiano gli argomenti più vari e futili come fossero ortaggi di un insalata mista. Umiliando il Parlamento tutti i giorni. Questo accade tutti i giorni!
E che dire di quei paesi che ossequiamo recandoci questuanti a visitarli. Come gli Usa di quel generale che si presenta all'assemblea dell'ONU chiedendo di bombardare un paese intero agitando in mano la prova regina: una provetta di borotalco. Cosa dovremmo pensare degli USA? Seguendo il suo metro, che sono governati da una banda di cialtroni niente affatto diversa dalla nostra che almeno, per bombardare i Serbi, una scusa migliore eravamo riusciti pure ad accroccarla. O della perfida Albione che accetta silente che una delle sue multinazionali più profittevoli faccia massacrare dai sui vigilantes privati decine di inermi lavoratori in sciopero in Sud Africa? In Italia, per fortuna, bisogna risalire ai tempi di Bava Beccaris per ricordarsi di fatti del genere…

Nun ve regge cchiu!
Vito Antonio Ayroldi


Riassumiamo. Ci sono, sul pianeta, alcuni miliardi di donne e uomini che associano un certo paese al favoreggiamento della prostituzione minorile. Poi c'è il paese stesso che ha bisogno di fiducia, credito e circa trecento miliardi l'anno per rifinanziare il suo debito pubblico. E poi c'è lei, che se ne frega. (A.E.)

lunedì 7 ottobre 2013

Un “Ipse dixit” surreale

LETTERA

Da anni riceviamo la vostra pubblicazione on line che mantiene vivo il socialismo tradizionale attento ai lavoratori. Non abbiamo mai interloquito direttamente ma ci spinge a farlo l'ADL della settimana scorsa dedicato al XX settembre.

Già l' iniziale Ipse dixit – che alla frase di allora di Francesco de Sanctis accoppia una frase odierna di Papa Francesco – è surreale perché accetta tranquillamente l'ingresso nel dibattito politico civile del capo della Chiesa, facendo quello cui non era arrivato il Craxi del Concordato 1984, quando aveva dato la giusta indicazione "non affamate i preti" e pure si era ritrovato il pacchetto Acquaviva Tremonti dell'otto per mille che i preti li ha arricchiti fino ad oggi in barba alle scelte dei cittadini. ADL prosegue poi corredando l'opportuno titolo "I laici di fronte alle "parole nuove" di papa Bergoglio", con l'articolo di Ludovica Eugenio, interessante ma incentrato sulla panoramica dei giudizi circa i rapporti tra mondo cattolico e omosessuali. Quindi un articolo elusivo del tema del titolo. Per non eluderlo è indispensabile che i laici evitino sì l'anticlericalismo (funzionale ad un potere temporale di altre epoche) ma anche la ricerca nelle parole del Papa di novità convergenti con la laicità. Tale ricerca comprometterebbe tre caratteri fondamentali della laicità, la distanza irriducibile della cultura laica da quella religiosa, il cardine che è la diversità di ogni cittadino, l'estraneità laica al considerare la religione un interlocutore sulle regole civili.

I laici non debbono vagheggiare cambiamenti di linea di cultura religiosa nel magistero di Francesco rispetto a Benedetto XVI, che non ci sono (non per caso la prima enciclica di Francesco è dichiaratamente opera di Ratzinger) e neppure potrebbero esserci. Debbono prendere atto laicamente delle novità che Francesco manifesta nel linguaggio e nell'approccio agli esseri umani, senza farsi in tema di meccanismi delle regole civili. La Chiesa di Francesco intende più praticare la prossimità umana che non insegnare la fede, convinta che la prossimità è il concretarsi della verità della fede. Ma ciò non intacca né può intaccare il nucleo del messaggio civile laico: l'autonoma libertà del cittadino che si traduce nella sua sovranità nel costruire le istituzioni della convivenza attraverso il conflitto democratico tra cittadini diversi. Insomma, Francesco impernia la Chiesa sulla prossimità alle persone ma non sulla decisione delle persone, perché per lui la vita appartiene solo a Dio e al riconoscerlo. Perciò è urgente che il mondo laico rilanci la centralità civile del cittadino, che è il cardine del metodo laico, mostratosi efficace in secoli di pratica. E questo, purtroppo, ADL finora non lo ha messo in evidenza. Speriamo lo faccia presto.

Raffaello Morelli, Federazione dei Liberali

 

Caro Morelli, grazie della sua interessante interlocuzione, sulla quale torneremo prossimamente cercando di entrare nel merito di alcune importanti questioni che lei solleva. Per il resto, i nostri "Ipse dixit" sono spesso surreali, anche perché cercano di riassumere la situazione in una frase che ci sfida a riflettere. – La red dell'ADL

 

mercoledì 25 settembre 2013

Le Quattro Giornate di Napoli

Ho letto con grande interesse un articolo di Eleonara Puntillo apparso sul Corriere del Mezzogiorno in merito alle iniziative per il 70mo anniversario delle Quattro Giornate di Napoli e sul degrado in cui versano le gloriose lapidi che elencano coloro che in nome della libertà sacrificarono la loro vita.
Non soltanto a Poggioreale la lapide resta abbandonata, ma forse c'è ne una che, nonostante porti i nomi di uomini donne e giovani trucidati dalla barbarie nazifascista, è poco conosciuta e abbandonata. E' in via Martiri d'Otranto.
Ci si nota l'antenna parabolica sistemata sopra, un portalampade rotto e una tabella con scritto dediche alla Madonna.
Le comunico che in occasione di una iniziativa organizzata dell'ITI Alessandro Volta, per ricordare proprio i martiri sconosciuti, la stessa chiederà al Sindaco di Napoli di adottare la lapide simbolicamente.
L'iniziativa si svolgerà presso l'aula magna dello stesso Istituto, in Piazza S. Maria della Fede, 16 – a Napoli – il 27 settembre prossimo dalle ore 9.30.
Saranno presenti Antonio Amoretti presidente dell'ANPI Napoli ed il professor Guido D'Agostino Presidente dell'Istituto Campano per la Storia della Resistenza.

Nino Cavaliere, Associazione Democrazia Socialista, Napoli

lunedì 9 settembre 2013

Il Cgie deve intervenire nella vicenda delle famiglie truffate

LETTERA

 

 Il CGIE, già con le funzioni che la legge gli attribuisce oggi, potrebbe essere di grande supporto alle famiglie degli emigrati italiani coinvolte nel caso che ha visto coinvolto il patronato INCA/CGIL.

    Di seguito una serie di annotazioni sulle possibilità di intervento del CGIE, auspicando che esse siano oggetto di una valutazione più ampia e che applicando gli articoli del testo unico della legge istitutiva del CGIE e sue successive modificazioni il Consiglio Generale possa essere concretamente un’istituzione che lavora per il rispetto dei diritti e per la tutela degli italiani residenti all’estero.

    All’art. 1 della legge istitutiva in vigore si può leggere che “Il CGIE, in aderenza ai principi affermati dagli articoli 3 e 35 della Costituzione, ha il fine di promuovere e agevolare lo sviluppo delle condizioni di vita delle comunità italiane all’estero e dei loro singoli componenti, di assicurare la più efficace tutela dei diritti degli italiani all’estero”.

Con amarezza si deve costatare, che da parte del CGIE, la tutela dei diritti delle vittime italiane della truffa, purtroppo non ha avuto ancora modo di manifestarsi, né sono state ancora prese misure concrete in tal senso, come per esempio un’azione di assistenza legale oppure un’interpellanza al Ministero di competenza se non al governo italiano.

Inoltre, in virtù di quanto previsto all’Art. 3 il CGIE avrebbe potuto limitare la truffa intervenendo, dopo la prima denuncia nell’ agosto 2008, con un approfondimento chiarificatorio usufruendo del diritto di accesso ai vari documenti delle organizzazioni coinvolte.

    Il CGIE, avrebbe inoltre potuto, fruendo della partecipazione ai propri lavori di esponenti del Ministero del Lavoro e del dicastero di sorveglianza dei Patronati, chiarire gli aspetti ancora oscuri riguardo la truffa come ad esempio la vicenda dei timbri consolari falsificati e il perché il direttore INCA/ CGIL dopo essere stato licenziato dall’ INCA/ CGIL avesse potuto esercitare le stesse funzioni ed operazioni all’ INAC continuando a truffare.

    Il CGIE sarebbe potuto intervenire, tramite i propri consiglieri della Svizzera sensibilizzando in tempo il Consolato e il Comites di Zurigo a riguardo della truffa e fungendo da interlocutore con il patronato INCA oppure con il sindacato promotore CGIL.

    In conclusione, sono convinto che lo statuto del CGIE se applicato possa dare un contributo considerevole per migliorare la situazione di noi emigranti italiani e che nel caso dell’ evento specifico capitato a danno di parecchi connazionali a Zurigo. Il CGIE non ha ancora dimostrato tutto il suo potenziale.

    Credo che se intervenisse decisamente in supporto delle vittime dimostrerebbe a tutti i connazionali sia all’ estero che in patria che è un’organizzazione in grado di rappresentarci degnamente e anche di agire.

    Finora, purtroppo, non l’ha fatto. Sono però fiducioso che se ne cogliesse l’opportunità , e lo può fare ancora, dimostrerà che la sua esistenza è lecita e meritata.

    La truffa capitata a Zurigo è una prova decisiva per il CGIE.

    Se l’ INCA/ CGIL che è stata condannata dai tribunali elvetici per responsabilità oggettiva dovesse eludere di risarcire i danneggiati questo sarebbe l’ inconfutabile testimonianza non solo della totale inutilità della CGIE ma peggio ancora la CGIE si dimostrerebbe un ente che non riconosce e che copre gli atti illeciti.

    Una grande responsabilità incombe in questi giorni sui responsabili della CGIE. Invito tutti a vigilare su di loro.

Dimostrateci la Vostra solidarietà tramite facebook al quale potete accedere via www.c-d-f.ch.

 

Marco Tommasini, Wettingen