domenica 22 marzo 2020

Dall'Europa un aiuto concreto

Sbaglia chi usa questa drammatica contingenza 

del coronavirus per sparare a zero contro l'Europa.

di Laura Garavini *) 


Sbaglia chi usa questa drammatica contingenza del coronavirus per sparare a zero contro l'Europa. È vero che non sono mancati ritardi e iniziali egoismi. Ma è anche certo che non avremmo mai la forza e la stabilità che ci garantisce l'Unione Europea, se fossimo un semplice Stato nazionale. Purtroppo è piuttosto probabile che all'emergenza sanitaria segua una emergenza economica. Ed il fatto che la Banca centrale europea la notte scorsa abbia stanziato 750 miliardi di euro, in aggiunta ai primi 120 miliardi, per garantire l'acquisto di titoli di tutti gli stati nel corso di quest'anno, è una garanzia che dà solidità e fiducia a tutti. Anche in questa occasione, l'Europa si conferma un valore, prima ancora che un'istituzione. È il valore dell'unità, della solidarietà, del sostegno reciproco. Sono fiera di essere europea. Così come sono fiera di essere italiana. E, in un momento di difficoltà come quello legato a questa epidemia globale, non c'è nessun altro luogo al mondo in cui mi vorrei trovare. È una fase complicata. Ma #andràtuttobene. Coraggio.

*) Senatrice della Repubblica Italiana, eletta nella Circoscrizione Estero (Europa)


Dall'Europa un aiuto concreto

Sbaglia chi usa questa drammatica contingenza 

del coronavirus per sparare a zero contro l'Europa.

di Laura Garavini *) 


Sbaglia chi usa questa drammatica contingenza del coronavirus per sparare a zero contro l'Europa. È vero che non sono mancati ritardi e iniziali egoismi. Ma è anche certo che non avremmo mai la forza e la stabilità che ci garantisce l'Unione Europea, se fossimo un semplice Stato nazionale. Purtroppo è piuttosto probabile che all'emergenza sanitaria segua una emergenza economica. Ed il fatto che la Banca centrale europea la notte scorsa abbia stanziato 750 miliardi di euro, in aggiunta ai primi 120 miliardi, per garantire l'acquisto di titoli di tutti gli stati nel corso di quest'anno, è una garanzia che dà solidità e fiducia a tutti. Anche in questa occasione, l'Europa si conferma un valore, prima ancora che un'istituzione. È il valore dell'unità, della solidarietà, del sostegno reciproco. Sono fiera di essere europea. Così come sono fiera di essere italiana. E, in un momento di difficoltà come quello legato a questa epidemia globale, non c'è nessun altro luogo al mondo in cui mi vorrei trovare. È una fase complicata. Ma #andràtuttobene. Coraggio.

*) Senatrice della Repubblica Italiana, eletta nella Circoscrizione Estero (Europa)


giovedì 16 maggio 2019

Datemi fiducia alle Elezioni Europee del 26 Maggio 2019

DALL’ON. FARINA RICEVIAMO

E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO

 

Per l'Italia, per il lavoro, per una nuova Europa

 

Carissime/i compagne/i dell’ADL, vi scrivo perché ci conosciamo da tanti anni ed ho bisogno del vostro supporto.

    Ho deciso di accettare la candidatura con il Partito Democratico per le elezioni europee del 26 Maggio nella circoscrizione Nord Ovest (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia, Liguria), perché sono fermamente convinto che ognuno di noi debba dare il suo contributo.

    Il prossimo Parlamento europeo avrà molti poteri in più di quello uscente e contribuirà in modo decisivo a definire le future politiche sociali, di accoglienza, di solidarietà, ma anche di sviluppo e occupazione. L’unico modo per fronteggiare l’odio di un populismo becero e di un sovranismo senza sovrani è il lavoro. Solo il lavoro può dare benessere agli italiani, in quella nuova Europa che sarà compito degli eletti riformare, sia a favore dei giovani che di coloro che hanno dato il loro contributo di crescita al nostro paese ma che credono nell’unione di tutte le nazioni europee in un progetto unitario.

    Vi chiedo quindi di contattare amici, parenti e conoscenti che risiedono in queste regioni per darmi tutto il sostegno possibile per la nascita di nuova Europa.

    Chi desidera darmi una mano può rispondere a questa email comunicandomi i dati delle persone da contattare (nome, cognome, email, cellulare), residenti in Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta e Lombardia, cliccando qui sul link CONTATTI.

    Ringraziandovi per la preziosa collaborazione, vi chiedo ancora una volta di darmi fiducia! Un caro saluto.

 

Gianni Farina, Zurigo

già deputato del PD eletto nella Circoscrizione Estero/Europa

 

 

 


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giovedì 18 aprile 2019

La Cina si avvicina... su un'auto elettrica

 In Canavese ci si ricorda molto bene cosa è successo quando dalla macchina da scrivere meccanica si è passati a quella elettrica, con un’infinità di pezzi in meno e la perdita di un’eccellenza artigiana nella finitura dei pezzi metallici. La stessa cosa, ma molto più ampliata e estesa a tutto il mondo, sta per succedere nella produzione delle auto. Ed è molto probabile che la leadership produttiva verrà presa dalla Cina, che non ha grandi fabbriche di auto meccaniche da smantellare e ha ingegneri a profusione per ogni settore di sviluppo.

    Sembra che la produzione delle batterie darà grossi problemi di inquinamento, ma non a caso la Cina ha creato da anni un ottimo rapporto con molti paesi africani, dove si trovano anche alcuni materiali rari utili per questa produzione, ma soprattutto dove la sensibilità all’inquinamento a lungo termine è inesistente a fronte di un inizio di occupazione tecnica. E molti paesi africani hanno un problema occupazionale provocato dagli investimenti, per l’appunto cinesi, nelle tecniche agricole produttive, precedute dalla costruzione di dighe che stanno cambiando la distribuzione delle acque, per esempio la portata del Nilo in Egitto quando saranno finite dai cinesi le dighe in Sudan e Etiopia.

    Insomma, la geografia del mondo sta cambiando, e di questo cambiamento la Cina è protagonista con una programmazione a lungo termine di cui non siamo al corrente. Per ora ci limitiamo a esultare per il passaggio della “via della seta”, di cui sappiamo parlare solo nella direzione Cina-Europa e molto poco del contrario.

    Insomma, dobbiamo ripensare a tutta la nostra programmazione a medio- lungo termine, che finora abbiamo poco pensato, pochissimo parlato e ancor meno applicato

 

Claudio Bellavita, Torino

 

 

 


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Il 7 aprile è morto a Roma il prof. Gino Stefani

 Sono contento di aver re-incontrato Gino in questi ultimi anni, almeno una volta all'anno, gli sono grato per la sua maieutica, per il filo che non ho mai perso della sua umanità, del suo elogio continuo per la consapevolezza e della coscienza, per i suoi insegnamenti, per il suo coraggio, per le sue grandi conversioni nella vita, per la sua determinazione schietta ed essenziale, per la sua apertura alla cultura popolare come alla sperimentazione più ardita, per la sua capacità di ascoltare, perché mi ha iniziato alle pratiche dell'autogestione collettiva, alla vera partecipazione responsabile, perché amava aprire i cancelli, amava la Banda Roncati, la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich, le pratiche di autoeducazione, perché era capace di immaginare sempre un altro mondo possibile e migliore, perché c'era quella sera a Bologna insieme a Georges Lapassade e Ivan Illich, perché si emozionava alzandosi in piedi fino alle lacrime sentendo e cantando insieme "Dove vola l'avvoltoio" e "Oltre il ponte" di Italo Calvino. Nella speranza di reincontrare presto persone interessate a riflettere insieme sull'eredità umana e intellettuale che ci ha lasciato, voglio condividere un abbraccio e un saluto a un mio raro Maestro di vita.

 

Tore Panu, Bologna

 

https://it.wikipedia.org/wiki/Gino_Stefani

       

 

 


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domenica 3 marzo 2019

No, Madeleine Albright no?!

 Madeleine Albright è la ministra nordamericana che ordinò i bombardamenti su Belgrado, che favorì la pulizia etnica operata dai (neofascisti) croati in Bosnia, che assecondò le menzogne e i montaggi fotografici sul Kossovo, favorendo la pulizia etnica in quella provincia ora divenuta testa di ponte dei capitali arabi in Europa. 

    Quello che mi sembra inopportuno è affidare l'apertura - quasi un corsivo - del glorioso Avvenire dei Lavoratori ad un personaggio con un simile pedigree.
    Certo ci offre un point of view su come sia considerata dall'altra riva dell'Atlantico la tematica del fascismo montante in Europa. 
    Grazie comunque per la notizia, ed in generale per il bel notiziario, sempre interessante. 

 

Lettera firmata

 

Grazie delle considerazioni critiche, sempre utili soprattutto quando sono argomentate in modo civile. Una sola puntualizzazione. Madeleine Albright in tema di 'fascismo' ci offre un point of view sulla sponda americana dell'Atlantico: "Perché, infine, a questo punto del Ventunesimo secolo, si è tornati a parlare di fascismo? Uno dei motivi, a voler essere onesti, è Donald Trump. Se si immagina il fascismo come una vecchia ferita ormai quasi rimarginata, eleggere Trump alla Casa bianca è stato come strappare la benda e grattare via la crosta".  – La red dell'ADL

       




giovedì 7 febbraio 2019

Di Maio e la rivolta di Francia

 

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO 

 

 

“Gilet gialli non mollate! Il MoVimento 5 Stelle è

pronto a darvi il sostegno di cui avete bisogno…”

 

di Marco Morosini

 

«Gilet gialli non mollate! Il MoVimento 5 Stelle è pronto a darvi il sostegno di cui avete bisogno», ha scritto qualche giorno fa il vicepresidente del Consiglio di un Paese del G7 e della Ue, l’onorevole Luigi Di Maio, incoraggiando la rivolta contro il Governo di un altro Paese del G7 e della Ue. Si è subito unito al suo incoraggiamento anche l’altro vicepresidente del Consiglio, l’onorevole Salvini. Si tratta di una rivolta robusta: 8 morti per incidenti stradali, migliaia di feriti, devastazioni per centinaia di milioni di euro, perdita d’affari (sotto Natale) per quasi un miliardo di euro, vandalismo nell’Arco di Trionfo a Parigi (il maggior simbolo di Francia), distruzione di metà dei radar anti-eccesso di velocità in tutto quel Paese, assalto a un Ministero con un veicolo da cantiere e sfondamento del suo ingresso, incendio di una Prefettura, con gli impiegati dentro, al grido di «Finirete come maiali arrostiti!» – atti compiuti certamente da una piccola minoranza dei manifestanti e ovviamente disapprovati dai due vicepremier italiani.

    Sarebbe utile, tuttavia, che l’onorevole Di Maio chiarisca a quali, tra le persone che hanno indossato un gilet giallo (costa 3 euro), ha inviato la sua lettera. Per esempio a quei veri “gilet gialli” che starebbero per fondare un partito? Questo però sarebbe probabilmente sconfessati da altri veri “gilet gialli” come è accaduto a tutti i sedicenti rappresentanti dei veri “gilet gialli” (minacciati subito di morte da altri veri “gilet gialli”).

    O forse il vicepresidente del Consiglio si rivolge a quel 42% di “gilet gialli” che, secondo un sondaggio, votarono nel 2017 per l’estrema destra di Marine Le Pen (che, li appoggia)? O a quel 20% di “gilet gialli” che votarono per l’estrema sinistra di Jean-Luc Melenchon (che li appoggia)? O forse si rivolge a quei “gilet gialli” che hanno intasato le autostrade con cortei di Harley Davidson? Oppure a quei “gilet gialli” pro-benzina che hanno partecipato lo stesso a Parigi il 7 dicembre alla manifestazione contro i combustibili fossili e per proteggere il clima, invitati da alcuni esponenti dell’ecologismo francese? Il loro slogan: «Gilet gialli, gilet verdi, stessi colpevoli, stessa collera».

    Se i due Vicepremier volessero abbracciare davvero la causa comune dei “gilet gialli”, potrebbero, per esempio, introdurre subito in Italia insieme al Reddito di cittadinanza, una tassa patrimoniale, soddisfacendo così la rivendicazione più popolare di quasi tutti i “gilet gialli”: la reintroduzione della Impôt sur la fortune (Isf ). Solo un anno fa l’onorevole di Maio aveva scritto una lettera piena di apprezzamenti al presidente francese: «Quando ci conoscerà meglio, presidente Macron, capirà che abbiamo, certamente, punti importanti di divergenza, ma scoprirà anche temi e posizioni del MoVimento 5 Stelle condivisibili e su cui poter confrontarsi».

    Alcuni scrivono ora che la rivolta dei “gilet gialli” e dei due vicepremier italiani contro il presidente francese è scoppiata perché Macron «ha tradito le promesse». Ma è così? Macron promise di scoraggiare l’uso dei combustibili fossili e di alzarne il prezzo. Fatto. (Grillo scrive: «L’unica cosa giusta che ha fatto»). Promise di mettere un limite di 80 km/h sulle strade extraurbane (per motivi ecologici e di sicurezza). Fatto. Certo il presidente d’Oltralpe ha mantenuto o non mantenuto anche molte altre promesse. La rivolta però non è esplosa su tutto il suo programma elettorale.

    È esplosa all’inizio su un unico tema: “l’automobilismo del popolo”. Ossia il diritto a avere prezzi bloccati per i carburanti fossili, l’abolizione del nuovo limite di velocità di 80 km/h, la distruzione di metà dei radar anti-eccesso di velocità in tutta la Francia (mettendo in pericolo l’incolumità di milioni di persone). La cosa più significativa, però, è che la rivolta si è data come simbolo e nome il “gilet giallo”, ossia l’unica possibile uniforme comune di tutti gli automobilisti e motociclisti. Un “gilet giallo” che unifica alcuni (300mila manifestanti il 17 novembre, dimezzati ogni sabato fino a 50mila il 5 gennaio) ma esclude altri, per esempio quei 12 milioni di francesi che non hanno una macchina.

 

 

Solo in un secondo tempo chi ha indossato un “gilet giallo” (con o senza macchina) ha aggiunto una lunga lista di quelle rivendicazioni personali che avrebbe sempre voluto formulare a qualunque governo. Tra tutte queste, tuttavia, la più condivisa è stata quella di redistribuire potere e ricchezza dai ricchi ai meno ricchi e semi-poveri. La voce della rivolta però non parla affatto dei 9 milioni di poveri, la maggioranza dei quali senza macchina.

    Se è questa la cosa più desiderata dai “gilet gialli”, però, essi possono votare o militare o farsi eleggere per partiti che tradizionalmente reclamano una redistribuzione delle ricchezze. In Francia ci sono una decina di partiti di sinistra, dai più compromissori ai più radicali. Forse il vicepresidente del Consiglio italiano Di Maio vorrà chiarire quali “gilet gialli” egli appoggia?

    Per ora l’unica frase chiara del capo della componente 'gialla' del governo detto 'giallo-verde' è quella che incoraggia chi si è rivoltato «colorando di giallo le strade di Francia».

       

 

 

 


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lunedì 22 gennaio 2018

INPS - Chi pensa male fa peccato…

LETTERA

Nel resoconto della seduta n. 923 del 09/01/2018 si trova l'Interrogazione Parlamentare 4-08901 del Sen. Lucio Malan rivolta ai Ministri del Lavoro e a quello degli Affari Esteri.

    Il Senatore avvisa che in prossimità delle elezioni politiche del 4 marzo 2018, l'INPS, l'Istituto nazionale della previdenza sociale, si appresterebbe ad inviare ai cittadini italiani residenti all' estero delle lettere di invito di iscrizione ai patronati locali e chiede di sapere se i Ministri ne siano a conoscenza e se non ritengano di evitare tale iniziativa. Ne rivela l'inopportunità per la contemporanea attività di campagna elettorale nei medesimi luoghi.

    Ci chiediamo che interesse potrà avere l'INPS sull'esito delle elezioni e come potranno i patronati casomai influenzarne l'esito ?

     Come stanno le casse dell'INPS lo dice l'articolo apparso sull'Espresso il 27 dicembre 2017 col titolo "Le pensioni dei manager le pagano operai e precari: come stanno davvero le casse dell'Inps" . Si legge che nel 2017 il patrimonio dell'Inps chiuderà in passivo di meno 7,9 miliardi di euro e toccherà allo Stato dare una mano. La Commissione Europea reputa il nostro Istituto di Previdenza Sociale quel messo peggiore di tutti.

    Altro fatto utile per valutare l'INPS è raccontato dalla televisione svizzero francese andato in onda il 26 maggio 2011 con il documentario intitolato "Racket à l' italienne" . Gli italiani emigrati in Svizzera, raggiunti l'età di pensione con il supporto dei patronati, avevano convertito la pensione svizzera in quella italiana trasferendo all'Inps i contributi in base alla convenzione bilaterale Italia-Svizzera. Una volta in Italia, hanno avuto la sorpresa che la cifra della rendita mensile veniva decurtata di due terzi rispetto a quella calcolata dal patronato. Nel documentario si parla di un coinvolgimento di 222.000 connazionali. Altre fonti arrivano a calcolarne fino a 500.000 posizioni. Con questa spassionata operazione, sconosciuta ai più e praticata sulle pensioni di centinaia di migliaia di ex emigrati in Svizzera tra gli anni '80 fino al 2003, si sarebbero estorte a danno dei connazionali decine di miliardi di Euro .

    La risposta del Ministero del Lavoro è stata che "tutto è stato calcolato regolarmente ed i reclami sono infondati". Nel 2007 il governo di Romano Prodi cancella infine con la legge finanziaria ogni recriminazione. I cittadini sono stati condannati al dimenticatoio e alla miseria.

    Arriviamo agli enti di patronato che costituiscono una delle più fitte reti di raggruppamento di cittadini italiani all'estero. Hanno il monopolio all'estero delle pratiche con gli enti previdenziali e sono vincolati ai Sindacati e, di conseguenza, ai Partiti. Che facciano propaganda per propri candidati e agiscano da collettori di schede elettorali, è conosciuto dopo che ne hanno parlato vari giornali e programmi televisivi. Indicativo che di tutti i Parlamentari uscenti della Circoscrizione Estero ben la metà sono o sono stati funzionari, leggi stipendiati, di Patronato. In Europa la percentuale è ancora più alta.

    Nella nostra storia del racket à l'italienne, i parlamentari non sono intervenuti seguendo fedelmente le direttive delle segreterie nazionali del Partito. Forse questi onorevoli, ex dipendenti dei patronati, si sono sentiti in dovere di saldare il debito contratto in campagna elettorale. Alla faccia dei diritti acquisiti e della correttezza istituzionale.

    Non sono mancati altri scandali e ruberie attorno ai patronati. Proprio a causa di queste truffe all'estero, è stata istituita una commissione d'inchiesta al Senato la cui Presidenza, non c'è da dirlo, è andata al PD nella persona del senatore Micheloni il quale, a conclusione dei lavori, ha sostenuto di aver raccolto pesanti prove e importanti documenti da affidare alla Procura della Repubblica di Roma. L'aveva dichiarato a marzo 2016 ma stiamo ancora aspettando la consegna.

    Ritorniamo all'INPS. Nelle precedenti Parlamentarie del 2013, l'INPS aveva inviato ad ogni pensionato una lettera. "Gentile signore/a, non ci risulta ancora pervenuto il suo modello Red relativo ai redditi del 2010. La invitiamo a trasmetterlo entro il 28 febbraio altrimenti sarà disposta la revoca delle prestazioni collegate al reddito, con conseguente recupero delle somme erogate fino ad oggi" chiudendo con "Potrà rivolgersi ad un Ente di Patronato riconosciuto dalla legge che le presterà assistenza gratuita per la compilazione dei moduli e potrà inoltrare la sua domanda di ricostituzione ai nostri uffici". I connazionali anziani all'estero avevano praticamente preso d'assalto le sedi dei patronati altrimenti perdevano la pensione. Uno potrebbe anche pensare male e vederla come un regalo promozionale per il PD.

    Possiamo essere fiduciosi che la suddetta interrogazione parlamentare possa garantire che i vertici INPS, si riguarderanno questa volta da qualsiasi attività o programmi come successo nel 2013?

    Su questa domanda non lascia tranquilli la comunicazione di questi giorni da parte INPS. I pagamenti pensionistici di gennaio 2018 sono imminenti. L'istituto sta per chiudere la prima fase della campagna di Esistenza in Vita 2017 che, iniziata il 1° settembre 2017, terminerà il 5 gennaio per i pensionati residenti in Europa Occidentale (con esclusione dei Paesi nordici), Africa e Oceania. Nel primo trimestre del nuovo anno, inizierà la campagna che coinvolgerà i pensionati italiani residenti nelle altre aree geografiche…

Marco Tommasini, Argovia

L'ESENZIONE DEL CANONE TV

LETTERA

Una presa in giro per tanti emigrati !

Come ormai noto, avendo trattato questo argomento più volte negli ultimi anni, con l'introduzione del pagamento del Canone RAI attraverso la bolletta elettrica (dal 2017 ammonta annualmente a 90 euro), hanno diritto all'esenzione da questo pagamento: gli ultrasettantacinquenni che non superano annualmente un reddito familiare di 6.713 euro (una casistica quindi molto rara in emigrazione con la possibile eccezione di quanti vivono in America latina) e tutti coloro che non possiedono un apparecchio TV nell'abitazione in Italia per la quale sono titolari di un contratto di fornitura elettrica.

    Sia gli uni che gli altri devono chiedere l'esenzione dal pagamento del Canone all'Agenzia delle Entrate (Ufficio Torino 1 / SAT - Casella postale 22 - 10121 Torino) inviando un'apposita Dichiarazione sostitutiva predisposta dalla stessa Agenzia delle Entrate, allegandovi una copia di un documento di identità valido. Tale Dichiarazione, ove continui a sussistere tale diritto, deve essere presentata ogni anno a far data dal 1 luglio ed entro il 31 gennaio dell'anno di riferimento (per esempio, per richiedere l'esenzione del pagamento del Canone per il 2018 vi è tempo sino al prossimo 31 gennaio).

    Tuttavia per i residenti all'estero sorge subito un primo problema per quanti non è possibile l'invio della Dichiarazione per via telematica e debbono farlo attraverso il servizio postale. Infatti – chissà perché – per questo invio è richiesto espressamente dall'Agenzia delle Entrate che il plico venga spedito per raccomandata "senza busta" e cioè con un sistema che non sempre gli uffici postali all'estero accettano (per esempio quelli elvetici). Ma questo è niente rispetto al secondo problema che è emerso da quando è stato introdotto questo nuovo sistema di prelievo del Canone RAI. Infatti in emigrazione, quantomeno in Svizzera, sono moltissime le famiglie che possiedono una abitazione in Italia e tra queste non poche sono quelle prive di un apparecchio TV e quindi nelle condizioni di richiedere l'esenzione dal pagamento del Canone.

    Tuttavia – come ci raccontano gli operatori del patronato ITAL UIL ed i dirigenti dei circoli UIM che offrono ai connazionali, tra i tanti, anche questo servizio – molti di coloro che hanno richiesto correttamente all'Agenzia delle Entrate di Torino l'esenzione dal pagamento del Canone se lo vedono addebitare ugualmente sulla bolletta elettrica mensile ed inutili sembrano essere anche le successive richieste di rimborso all'Agenzia delle Entrate di Torino, come inutili e pure dispendiosi risultano essere i ripetuti reclami fatti telefonicamente a quella sede.

    Un problema che dimostra, una volta di più, come la burocrazia italiana sia la vera colpevole del malfunzionamento del Paese impedendo, come in questo caso, che un cittadino possa avvalersi di quello che la legge gli consente!

Dino Nardi, coordinatore UIM Europa

Il fardello del ruolo

Una lettera aperta a Pietro Grasso

Il fardello del ruolo che Ella ricopre come Seconda Carica dello Stato riconosce comprensione e fiducia nella Sua Persona. Forse sarebbe stato meglio liberarsene prima della campagna elettorale, avrebbe avuto più libertà ed esatto maggiore considerazione.

    Volge al termine la gittata parabolica della settimana scorsa circa le tasse universitarie. Ora prima che qualcuno del suo gruppo si metta a parlare di sanità, ci perdoni la presunzione di dare lo stato dell'arte.

    Le è certamente noto l'esito dell'Indagine della Commissione Sanità del Senato in cui si fa voti perché si correggano alcune distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale (approfondisci sul sito).

    L'elenco siderale dei problemi è demandato ad altri nella prossima Legislatura e ci si augura che le situazioni si correggano. Come dire " Brevi cenni sull'Universo".

    1. Lo slogan "Per tutti e non per pochi" vale soprattutto per una sanità incorreggibilmente avviata verso la fase della sussidiarietà assicurativa. Dunque ci chiediamo se questa sinistra, che Ella rappresenta e guida, voglia la privatizzazione malcelata o mantenere lo spirito universale e globale dell'assistenza per tutti. Come noto, le principali Compagnie Assicurative hanno sede in aree politicamente strategiche per il Suo gruppo e potrà esserLe molto difficile tenere per la Sanità programmi indipendenti.

    L'altro problema, non disgiunto dal precedente, è l'aziendalizzazione, con tutte le sue storture (una per tutte il DRG) che, oltre a evocare fenomeni di corruzione, ha provocato il guasto gravissimo di ritenere il malato e le sue sofferenze semplicemente un costo e una spesa.

    2. Come Le è certamente noto, il disavanzo del Sistema Sanitario Regionale (SSR) che ha imposto i Piani di Rientro è tale da imporre una revisione del Titolo V appena si possa, ossia a Legislatura appena dischiusa. Non è concepibile infatti che il PIL regionale venga devoluto tra il 76 e l'80% alla Salute e i malati della Calabria, Basilicata e altre Regioni disastrate si trasferiscano con pendolarismo sanitario aumentando a dismisura le liste d'attesa degli Ospedali Metropolitani di Milano, Torino e Roma, dove la lista d'attesa inizia già a Fiumicino.

    3. Le quali Liste hanno come causa primaria non già solo l'afflusso dei migranti sanitari (oltre a quelli politici ed economici) bensì la desertificazione della Medicina Territoriale, la chiusura dei Ospedali periferici o di terza categoria che invece dovrebbero essere riadattati a Centri di Primo Intervento (diagnostico e terapeutico).

    4. Dia, con lo stile moderato ed elegante che La contraddistingue, una reprimenda sul tormentone "Vaccini". Lasciando agli esperti le discussioni di merito, che sono molte e complesse e di cui spesso si è dovuta occupare con buon senso la Magistratura (approfondisci sul sito) si deve arrestare la diatriba rovinata sul piano inclinato e assai scivoloso della Curva Sud vs Curva Nord. Dia un segnale di serietà e si imponga per porre fine a queste modalità che danno solo disdoro a chi le utilizza.

    5. Lanci un segnale di trasparenza, dal Suo alto ruolo di Magistrato. Come certamente Le è noto, recenti indagini di Transparency International Italia, Censis, Ispe-Sanità e Rissc puntano il dito almeno su un'azienda sanitaria ogni tre (37%) per episodi di corruttela negli ultimi 5 anni, non affrontati in maniera appropriata e confermando i circa 6 mld dissipati in corruzione sanitaria. E lanci un segnale su possibili conflitti di interesse che, a vario titolo ed in diverse modalità, coinvolgono il mondo della Sanità con l'Industria.

    6. Ma soprattutto Signor Presidente ci dica la verità sul pensiero di LeU: siamo d'accordo per aumentare la presenza dello Stato nei Servizi Pubblici (Scuola, Sanità, Sicurezza ed anche Trasporti) o rincorrete anche voi il miraggio delle Privatizzazioni che tanto fallimento hanno procurato?

Prof. Aldo Ferrara Massari, Siena

Dalla democrazia della farsa alla farsa della democrazia

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Alcune centinaia di futuri parlamentari della Repubblica dovrebbero impegnarsi a conformarsi preventivamente ai voleri di un'entità privata pena una multa di centomila euro…

di Marco Morosini

Stando ai giornali italiani, un paio di centinaia di prossimi parlamentari della Repubblica dovrebbero impegnarsi davanti al notaio a pagare una multa di 100mila euro a un'entità privata qualora essi, a suo insindacabile giudizio, non si conformassero a mutevoli voleri. Così dice, infatti, un file pdf anonimo messo online il 30 dicembre 2017 nel sito (non di Beppe Grillo) beppegrillo.it. In un Paese normale questo sarebbe considerato uno scherzo d'aprile fuori stagione. In Italia, invece, riempie i mass media. E a buon titolo. Quelle 2.773 parole anonime, infatti, vengono prese come la voce ufficiale del Movimento 5 Stelle, che si palesa come probabile vincitore, in quanto primo partito, delle prossime elezioni, e che addirittura ambisce a occupare tutte le poltrone del Governo di uno dei Paesi del G7.

    La pretesa di multa privata su suolo pubblico è l'acme della seconda bancarotta della politica italiana. La prima fu quando tanti politici (non tutti) e tanti partiti (non tutti) divennero idealmente e ideologicamente tanto deboli, da liquefarsi di fronte al normale lavoro della magistratura, quello di giudicare i presunti delinquenti. Dopo i giudici, ora è la volta dei notai. È nelle loro mani infatti che i manager politici del 'nuovo che avanza' vorrebbero mettere l'ingessatura a un bel pezzo del corpo di una politica in deliquio, nella quale è sempre meno possibile riconoscere ideali, valori e programmi.

    Il bando alle ideologie – ossia allo scheletro naturale per non camminare come un ubriaco – sembra aver fatto piazza pulita anche delle idee. Salvo poche eccezioni, la politica si è ridotta in Italia a una guerriglia di nomi, cognomi, brand, comparsate televisive, tweet, post e chat, nella quale l'importante è conformarsi ai sondaggi quotidiani, evitare segni di riconoscimento ideale e indossare pelle d'anguilla.

    Il brand, la sigla, la casacca, gli statuti e i non-statuti si cambiano in fretta come gli illusionisti cambiano il vestito dietro a un telo in due secondi. Un capopartito e aspirante presidente del Consiglio dice un giorno alla Bbc che il suo modello sono i Paesi scandinavi.

    Poco dopo dice senza il minimo imbarazzo che si vuole ispirare alla politica fiscale di Donald Trump. Per evitare la multa di 100mila euro, come dovrebbe allora legiferare un parlamentare della Repubblica sottomesso a quel capopartito? Come nella Svezia di Olof Palme? O come negli Usa di Trump?

    Come dovrebbe comportarsi, per esempio, uno dei 17 europarlamentari dei 5 Stelle che furono costretti a firmare nel maggio 2014 un autodafé da 250mila euro in caso di 'tradimento'? I diciassette infatti furono caldamente indotti ad aderire a un gruppo della destra radicale e xenofoba nel Parlamento Europeo (EFDD), poi dovettero lasciarlo per cercare di entrare nel gruppo dei liberali europei. Poi la centrale decise di annullare tutto e li fece rientrare nel gruppo del milionario Nigel Farage («Il prossimo primo ministro britannico», secondo l'aspirante primo ministro italiano e nuovo capopartito). Di fronte a questa sceneggiata due dei 17 abbandonarono il partito ed entrarono in due gruppi politici concorrenti con il M5S. A tutt'oggi i due mi confermano che la centrale non passò mai all'incasso della multa di 250mila euro, ben sapendo che nessun giudice avrebbe mai considerato legittima quella clausola-spaventapasseri.

    Al Parlamento europeo i 17 pentastellati dovettero quindi aderire, dopo un plebiscito-farsa in internet, a un gruppo della destra radicale.

    Tuttavia, la massima concordanza di voto (72%) la hanno con il gruppo della sinistra radicale (Gue). Dove è allora il tradimento? Fondersi con la destra? O votare con la sinistra? A Milano l'ardua sentenza! Ossia a chi incasserebbe la multa.

    Se stessimo al gioco di questa farsa, comunque, dovremmo completarla con una clausola di reciprocità. Questa dovrebbe prescrivere il pagamento di 250mila euro a ognuno dei parlamentari, qualora sia la centrale a rinnegare i princìpi e le promesse con i quali essi chiesero voti. Prendete per esempio il precetto della crescita economica (ossia del raddoppio del Pil ogni 20 anni, all'infinito). Per decenni Beppe Grillo e il movimento politico degli 'Amici di Beppe Grillo' hanno smascherato la fallacia del Pil e del dogma della crescita. Da qualche tempo la centrale ha dato contrordine: ci vuole ancora maggiore accelerazione della crescita del Pil. Con una clausola di reciprocità, la centrale voltagabbana dovrebbe pagare ai 180 parlamentari una multa di almeno 2 milioni di euro.

    Possibilmente da devolvere in beneficienza.

    Anche noi, come ogni giudice, potremmo solo sorridere di fronte alla corbelleria incostituzionale della multa privata da 100mila euro a un parlamentare della Repubblica. E invece c'è poco da ridere. È una sciagura per il Paese, infatti, che questa sciocchezza sia escogitata dalla centrale di un partito percepito da milioni di italiani, specialmente i più giovani, come l'ultima spiaggia per resuscitare la democrazia.

    Tenere insieme un partito con le multe e i notai invece che con una comunanza di ideali, con organi elettivi, e con strutture che contemplino sia il dissenso interno, sia criteri equi per sanzioni politiche, vuol dire essere consapevoli di aver costruito non un castello, ma un mucchio di sabbia. Anzi di sabbie mobili. Vuole dire diventare il campione dei peccati sia della Prima sia della cosiddetta Seconda Repubblica. Infatti, obbligare i parlamentari a obbedire ai capipartito invece che alla coscienza e agli elettori, fu l'espressione proprio della cosiddetta 'partitocrazia' che i 5 Stelle volevano combattere, prima di entrare a farne parte. Far trionfare nella politica i soldi e le aziende fu poi il marchio della Seconda Repubblica. Se è questo il "nuovo che avanza", c'è poco da ridere.

lunedì 18 dicembre 2017

Biotestamento: Avvenire contro papa Francesco

La linea di "Avvenire" sul testamento biologico è in contraddizione con gli inviti di papa Francesco a un esplicito dialogo positivo con le "diverse visioni del mondo, le diverse convinzioni etiche e le diverse appartenze religiose".

L'Avvenire di martedì e di mercoledì, come ancora nel recente passato, reca in apertura di prima pagina la questione della legge sul fine vita. Da tempo editoriali e continui interventi contrastano in modo enfatico il progetto di legge in discussione con argomentazioni ripetitive che cercano di dare autorità soprattutto alle posizioni barricadiere di un piccolo gruppo di parlamentari di destra e di alcune associazioni ancora pronte a richiamarsi ai ruiniani "valori non negoziabili". Quasi nascoste sono le posizioni, ampiamente presenti nel mondo cattolico, che sono di segno diverso. Ricorderò quella della rivista dei gesuiti "Aggiornamenti sociali", quella di Mario Marazziti, portavoce di S.Egidio, che in quanto Presidente della competente Commissione della Camera ha contribuito alla redazione del testo in discussione, quella del prof. Francesco D'Agostino, Presidente dell'Unione Giuristi Cattolici e la ben nota appassionata lettera dell'allievo di don Milani Michele Gesualdi, ammalato di SLA, inviata ai parlamentari. Ci sembra che la vera e propria campagna del quotidiano cattolico voglia prendere la rivincita sui casi Welby ed Englaro, rispetto ai quali una riflessione autocritica di chi si comportò male nella Chiesa arriverà sempre troppo tardi.

    La linea dell'Avvenire è quella di sostenere che la sua sarebbe anche la posizione del papa. Però la lettura dell'intervento di Francesco del 16 novembre su queste questioni non solo ricorda l'insegnamento tradizionale della Chiesa, disatteso nei due casi ricordati che fecero tanto scalpore, ma delinea anche come ci si debba comportare nello spazio pubblico su un tema così delicato . Questo brano illuminante del discorso del papa è stato ignorato. Esso parla di soluzioni condivise tenendo "conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza" "per trovare soluzioni-anche normative- il più possibile condivise" . Perché il silenzio su questa apertura alla pluralistica società civile e questo suo indiretto invito a non fare le barricate? Il testo in discussione tenta di dare dei binari minimi stabili, validi per malati, famigliari e sanitari, per i comportamenti che hanno a che fare con la difficile zona grigia del fine vita, densa di dubbi e di difficoltà, contenendo il tradizionale preponderante ruolo del personale sanitario, facilitando l'alleanza terapeutica, l'accompagnamento del malato e auspicando le cure palliative. Il testo è il prodotto di anni di discussione con le varie aree indicate dal papa di differente orientamento culturale con cui è necessario discutere in una società democratica. Le assillanti obiezioni hanno da tempo ricevuto argomentate risposte. Noi Siamo Chiesa, in ripetuti testi leggibili sul proprio sito, le ha esaminate e contraddette con attenzione. Perché insistere oggi in una linea che si dovrà accettare in futuro e sulla quale auspicabilmente si dovrà poi fare autocritica?

Vittorio Bellavite, coordinatore di Noi Siamo Chiesa

mercoledì 13 dicembre 2017

Napolitano: "Serve più Europa"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Conclusa la prima sessione dell'Assemblea di Libertà Eguale.

Tonini e Napolitano: "Serve più Europa. Sosteniamo il disegno di Macron"

di Vittorio Ferla

"Gli Stati nazionali europei sono, oggi, l'epicentro della crisi della sovranità. Emblematica di questa crisi è la questione della spesa pubblica. Quella europea è la più grande del mondo, perché è la percentuale più alta del pil più grande del mondo. Ma il 98% di questa enorme quantità di ricchezza è gestito dagli Stati nazionali, ossia ad una scala dimensionale strutturalmente inadeguata a fornire risposte ai problemi primari dei popoli: difesa e sicurezza, crescita e occupazione". Lo dice Giorgio Tonini, senatore Pd e Presidente della Commissione Bilancio del Senato, introducendo stamane i lavori dell'Assemblea.

    "Il Presidente Macron – continua Tonini - è la grande novità di questa fase storica. La dottrina di Macron sulla sovranità è il mutamento di paradigma che può consentire all'Europa di superare lo stallo attuale. Se la sovranità appartiene ai cittadini e non più agli Stati, essa va esercitata mettendo in comune la sovranità negli ambiti nei quali essi non sono in grado di dare risposte efficaci ai problemi. A cominciare da difesa e sicurezza e crescita e occupazione". Chiede Tonini: "Vogliamo che ci sia un tavolo con Germania e Francia su questo obiettivo? E noi vogliamo starci con la necessaria credibilità? Io credo che dobbiamo coltivare questa alleanza per evidenti ragioni sia di interesse nazionale sia di interesse europeo. Ma per farlo dobbiamo curare le necessarie coerenze, in particolare nelle politiche di bilancio e nelle riforme strutturali".

     "Il PD – avverte Tonini - non può collocarsi in una posizione ambigua. Deve rivendicare i meriti di una linea di governo che comincia con Monti, dopo il fallimento del centrodestra a causa in particolare della irriducibilità della Lega ad una politica seriamente europeista, e arriva fino a Gentiloni. Una linea politica che – rivendica Tonini - in particolare nei mille giorni del governo Renzi, ha prodotto grandi risultati per il Paese e va riproposta e rilanciata, semmai con ancora più coraggio e determinazione, contro le follie populiste di chi propone il referendum sull'euro o la doppia moneta".

All'inizio dei lavori è stato diffuso il saluto dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Il caso estremo del secessionismo catalano ha rappresentato una regressione dall'integrazione europea e dell'esperienza storica degli Stati nazionali. Il rilancio da operare, la via d'uscita da tentare – spiega Napolitano - consiste in una sempre più condivisa sovranità europea. E possiamo dirlo grazie alle idee audacemente innovative e alla capacità di trascinamento del Presidente Macron".

     "Fuori dalla Francia – incalza Napolitano - ancora si sottovaluta quel che di straordinario ha rappresentato l'elezione, e l'irruzione sulla scena europea, di un Presidente francese che, con la storia di grandezza e orgoglio nazionale che ha alle spalle, dichiara di riconoscersi in una sola sovranità, quella europea".

     "Lo sforzo che tocca compiere all'Italia – aggiunge l'ex presidente - è pertanto quello di contribuire con proprie proposte di ripensamento e rinnovamento delle attuali istituzioni e politiche comunitarie di dialogo europeo. Di qui il mio grande apprezzamento per l'impostazione e l'impegno di questa Assemblea di Libertà Eguale".

    Napolitano chiude con una sfida: "Non potrebbe esservi anche una proposta a cui lavorare, dinanzi a un larghissimo malessere sociale, per una messa in questione e radicale trasformazione del welfare euro­­peo?".

ZANDA (PD) SU PISAPIA: "MI DISPIACE LA SUA DECISIONE"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

La decisione di Giuliano Pisapia di gettare la spugna mi dispiace veramente, non solo perché incide sulle prospettive della coalizione elettorale, ma soprattutto perché ho sempre considerato il suo un buon progetto...

di Luigi Zanda, capogruppo PD al Senato

Sono tra quanti hanno sempre dichiarato che, con Pisapia, l'alleanza l'avrebbero fatta ad occhi chiusi. Della sua decisione, mi stupisce in particolare la motivazione. Perché i due provvedimenti cui Campo progressista tiene sono stati fortemente voluti anche dal Pd, senza il cui apporto, in questi anni, non avrebbero potuto mai raggiungere l'attuale avanzamento nei lavori in Parlamento.

    Ieri, sia il "fine vita" che lo Ius soli sono stati calendarizzati per l'Aula del Senato, come auspicato da Campo progressista, su iniziativa del Pd, con l'obiettivo di farli approvare nelle prossime due settimane. Il 'fine vita' verrà approvato martedì prossimo. Lo ius soli è stato calendarizzato dopo i testimoni di giustizia e gli orfani di femminicidio (tutti provvedimenti di alto valore istituzionale e civile) in quanto - immaginando possibile il voto di fiducia a causa delle migliaia di emendamenti presentati - è necessario avere la certezza assoluta dei voti dell'Aula, anche per non mettere a rischio l'approvazione della Legge di Bilancio.

    Comunque, ancora questa mattina, ho dichiarato che di fronte al possibile ostruzionismo dell'opposizione, il gruppo dei senatori del Pd avrebbe chiesto una nuova modifica del calendario dei lavori d'aula con l'evidente obiettivo di anticipare lo Ius soli e impedirne l'affossamento.

giovedì 2 novembre 2017

I socialisti italiani in Svizzera e l'anno delle due Rivoluzioni

Raniero Fratini, redattore culturale dell'emittente pubblica sviz­zera “ReteDue”, ha realizzato un servizio radiofonico sul ruolo avu­to dall'ADL e dai socialisti italiani di Zurigo nell'anno delle due Rivoluzioni in Russia. Il servizio, andato in onda il 23 ottobre scorso, è disponibile sul sito di “ReteDue”. Buon ascolto !

Vai ai Podcast di ReteDue

> Parte 1

> Parte 2.

 

martedì 17 ottobre 2017

Vorrei sbagliarmi, ma…

 ...ma ho idea che le elezioni regionali siciliane, sulle quali i Tg, in particolare RAI, ci annoiano da mesi con le ripetitive stupidaggini di un ceto politico da rottamare in toto, registreranno un record assoluto di astensioni, e in questo ambito una catastrofe per il PD, anche per ragioni organizzative (risse tra impresentabili cacicchi locali che hanno impedito la presentazione della lista in un paio di collegi, ma di questo i giornali parlano tra le righe e i TG RAI per niente).
    Il presuntuoso e stizzoso D'Alema non mi è mai stato simpatico, ma bisogna dargli atto, oltre che di un livello culturale insolito tra i politici della seconda repubblica, che quando il PDS è stato sconfitto alle regionali, si è dimesso. Farà altrettanto Renzi? o glielo faranno fare? 
    Nel PD si svolgono adesso i congressi provinciali unitari, quindi , come per quello nazionale, senza possibilità di scegliere i dirigenti. C'è il desiderio di restare a galla tutti insieme appassionatamente, ma anche a quello di non cominciare prima del botto in Sicilia a dichiararsi non più renziani. Così in Piemonte probabilmente ci ritroveremo con Gariglio segretario regionale per poter dare a lui la colpa della inevitabile sconfitta in Regione...
 
Claudio Bellavita, e-mail



Pia Locatelli a Zurigo



 
 
La Presidente Onoraria dell'Internazionale Socialista Donne, 
on. Pia Locatelli (foto), ha partecipato a un convegno del dipartimento Italiani all'Estero del PSI. Il coordinatore in 
Europa, Leonardo Scimmi (a destra nella foto), ci ha scritto la propria soddisfazione per la riuscita del convegno in una mail 
che di seguito pubblichiamo.
 
Ottimo e partecipato dibattito a Zurigo, sull'Europa e l'Erasmus, su l'immigrazione, ius soli, autonomie catalane e lombardo-venete, sulla Costituzione europea, i diritti sociali, il quantitative easing e l'Auste­rità, la crisi e la reazione europea, la portabilità delle pensioni, il ruolo di Cgie e Comites, il ruolo dell'Erasmus della cultura della formazione civica nella creazione: 1) del popolo europeo 2) di una classe dirigente europeista.
    Il dipartimento esteri del PSI si compone delle federazioni spagnola, francese, svizzera, lussemburghese, belga, inglese, tedesca, polacca, rumena ed ungherese. 
    Quello di ieri è stato il primo evento organizzato nel collegio europeo dal PSI da decenni. Da buoni eredi di Filippo Turati e del riformismo gradualista, condividiamo il sogno e progetto della costruzione degli Stati Uniti d'Europa, federali democratici e sociali.
    Molta partecipazione (cinquanta i presenti), bellissimo dibattito con la piacevole e apprezzatissima partecipazione dell'On. Pia Locatelli.
    Sono intervenuti: On. Farina, Schiavone Segretario Generale del CGIE, Da Costa Cgie, Alban Presidente Comites Zurigo, Bozzolini Presidente Ecap, Tulli di Europa Riformista
    Erano assenti ma inviavano saluti e note: Simona Russo dal PSE Bruxelles, Enrico Musella Cgie da Nizza, Erika Voci dal Comites Lussemburgo, Fabrizio Macri Seg. Gen. Camera Comm.
    Tutti concordano su un punto: occorre spiegare e comunicare meglio e di più il progetto europeo per creare l'Europa dei popoli, federale democratica e sociale, contro tutti i rinati nazionalismi.
 
Leonardo Scimmi,
Coordinatore PSI italiani all'estero (Europa)

       

martedì 4 luglio 2017

Chi ha un'Idea per il XXI secolo?

LETTERA

Il socialismo democratico è l'unica seria cultura politica sopravvissuta a sinistra,

Lanfranco Turci scrive che "Renzi è ormai un morto che cammina, anche se determinato a portare con sé altri ostaggi e sodali. Ma la velocità del suo tracollo, nonostante l'abbiamo previsto tante volte nelle nostre discussioni, ci lascia spiazzati. Non possiamo farci attrarre nel gorgo del bisogna inventarsi qualcosa di urgente a tutti i costi."

È un ragionamento vero solo in parte, in realtà, secondo me, non sta tracollando Renzi bensì quella parte del PD che è sopravvissuta in questi venticinque anni sul blocco sociale, economico e politico dell'ex PCI.

Il primo segnale di questo tracollo non l'abbiamo visto con le ultime amministrative, bensì con il risultato delle elezioni dello scorso anno a Torino, dov'è collassato un PD che era solidamente basato sulla squadra Fassino-Chiamparino.

È quello "l'inizio della fine" di un'epoca, l'epoca post comunista, durante la quale un ceto politico, formatosi negli anni Settanta alle Frattocchie, che visse a fine anni Ottanta il crollo del sistema sovietico, e che è sopravvissuto utilizzando al meglio una rete di rapporti economici, politici, sociali e culturali di primo livello, lasciati in eredità dal PCI, mantenendo un'egemonia sulla sinistra, grazie anche alle storiche “entrature” nei media (e in magistratura).

Renzi ha capito prima di tutti questa crisi, e ha tentato di volgerla a suo favore, rottamando il vecchio gruppo ex PCI. Purtroppo per lui, il suo neo gruppo dirigente si è rivelato inadeguato, incapace di “sostituire” nella direzione della ditta i vecchi “comunisti”.

Il risultato di domenica scorsa, soprattutto nelle tante città di “sinistra” (Genova, Pistoia, Sesto san Giovanni), è la conferma della rottura di quel sistema. Se tutto ciò si rivelerà vero, non sarà la fine del progetto renziano, bensì la fine del PD. La rottura interna, avvenuta con la scissione di MDP, non sarà stata solo un colpo di testa di alcuni vecchi, bensì l'esito di una divisione culturale tra due idee politiche che non potranno più trovare una sintesi dentro il PD.

L'atteggiamento di Renzi in questi giorni lo conferma, la sua è la posizione di chi vuole andare alla definitiva separazione anche con quel po' di post comunismo rimasto nel suo partito.

Se oggi siamo davvero alla fine di una cultura egemonica impostata negli anni Settanta dal PCI, il problema si porrà non solo nel PD e nei rapporti con la sua anima ex comunista, ma riguarderà tutto un sistema che ha egemonizzato nel piccolo anche tutte quelle formazioni politiche “a sinistra” del PD. Riguarderà MDP, Sinistra Italiana, lo stesso sindacato (la CGIL in modo particolare) e per ultimo anche noi socialisti.

Se di fine percorso si tratta, questo lascerà un vuoto che sarà difficile, ma NECESSARIO coprire e proprio per evitare che il vuoto si prolunghi per troppo tempo.

Sarà compito del socialismo democratico laico e riformatore, unica cultura politica davvero sopravvissuta a sinistra, riempire questo vuoto con una nuova Idea di Socialismo per il XXI secolo.

Tertium non datur, le ipotesi di rassemblement tra diversi stanno arrivando tutte al capolinea. La SINISTRA o sarà SOCIALISTA o non sarà.

D. A., Torino

giovedì 23 marzo 2017

Inclusione scolastica fondamentale

LETTERA da Roma

La vicenda del ragazzo autistico rifiutato da 3 scuole medie è una notizia che colpisce e le istituzioni devono subito trovare una soluzione. Bene ha fatto il sindaco ha prendere in carico la situazione in prima persona. L’inclusione scolastica è il primo, fondamentale, tassello di una società inclusiva.

    Proprio a scuola comincia e si costruisce il percorso che deve permettere a ogni cittadino di dare il proprio contributo alla collettività, secondo le sue possibilità e capacità. In nessun luogo dovremmo assistere a episodi del genere proprio verso le persone che hanno più bisogno del nostro sostegno.

    Anzi, il nostro impegno deve essere rivolto all’ampliamento delle possibilità offerte ai cittadini come il giovane abruzzese e alle loro famiglie.

Laura Coccia, deputata PD

I primi risultati di uno studio sulla corruzione

LETTERA da Reggio Calabria

La corruzione è un fenomeno pervasivo e nebuloso che in generale non desta allarme sociale e, pertanto, resta sommerso fin quando le indagini non lo fanno venire alla luce. 

    Il Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria diretto dal Prof. Domenico Marino sta portando avanti degli studi teorici ed

empirici sul fenomeno della corruzione.

    In particolare il prof. Marino e il dott. Tebala hanno analizzato i dati sulla corruzione a livello internazionale.

    I risultati delle elaborazioni effettuate con il metodo (AMPI) analizzando i valori della corruzione percepita e un indice di corruzione potenziale.

    In particolare, per quanto riguarda la corruzione totale, la performance peggiore è ottenuta dalla Grecia (indice corruzione totale 110.92, indice corruzione potenziale 99.34, indice corruzione percepita 125.70), e nell’ordine da Bulgaria, Italia, Cipro, Ungheria, Romania,  Croazia, nazioni caratterizzate, tranne l’Italia, da un basso livello di Pil pro capite e di spesa  della Pubblica amministrazione, ma anche da un’alta percezione di corruzione da parte della  popolazione residente.

    Il Lussemburgo è la nazione meno corrotta della graduatoria (indice  62.38) preceduta dalla Danimarca come del resto tutto il Nord Est Europa. Come accennato, l’Italia si colloca al 3° posto (su 28) della graduatoria della corruzione totale (indice 110.16),  in particolare 11° della graduatoria della corruzione potenziale e 3° (indice 122.92) per la  corruzione percepita, segno evidente di una minore capacità di contrasto alla corruzione.

    L’Italia, quindi, appare sul versante della corruzione distante anni luce dallo standard delle democrazie europee con le quali dovrebbe confrontarsi.

    Non è sbagliato affermare alla luce di questi dati che quello della corruzione è e rimane uno dei principali problemi dell’Italia

    Le analisi condotte dimostrano come la corruzione in primo luogo rappresenta in tutte le società un fenomeno ciclico che raggiunge un massimo nei periodi di maggior lassismo nella repressione da parte dello stato e diminuisce nei periodi in cui lo stato aumenta il livello di controllo.  Il danno sociale prodotto dalla corruzione non rimane limi­tato solo allo spreco di risorse connesso, ma incide negativamente sulla libertà economica, distorcendo i meccanismi di libera concorrenza e di meritocrazia che sono alla base di ogni democrazia economica.

    Il comportamento corruttivo diventa vantaggioso dal punto di vista economico quando la probabilità di essere scoperti e sanzionati è bassa, anche in presenza di pene elevate e quando mancano forme di controllo e di disapprovazione sociale per i comportamenti corruttivi.

    Il problema della corruzione non si risolve, quindi, solo aumentando le pene, anzi in genere sono i paesi con i tassi più elevati di corruzione ad avere le pene più dure (vedi ad esempio la Cina, dove la corruzione può essere punita anche con la pena di morte). Occorre piuttosto creare un meccanismo sociale che generi una disapprovazione diffusa dei comportamenti corruttivi. Una sanzione efficace per i comportamenti corruttivi potrebbe essere l’istituzione di forme atimia e di ostracismo che riguardino gli aspetti economici e partecipativo-elettorali di corruttori e corrotti che, unite a norme che consentano l’aggressione ai patrimoni illeciti frutto di corruzione, potrebbero portare all’abbattimento certo del livello della corruzione.

Centro Studi di Politiche Economiche

e Territoriali, Reggio Calabria